|
|
Anno XVI - No. 09 - 2000
|
|
|
Paolo Pancheri
|
La
modificazione dell'ambiente biochimico, a sua volta, innesca una catena
di eventi post-sinaptici che induce modificazioni persistenti della
trascrizione genica nucleare. In tal modo eventi considerati usualmente
di tipo "psicologico" modificano in realtà la struttura molecolare del
cervello che a sua volta diventa la causa della persistenza delle emozioni
indotte dagli eventi. In questo nuovo contesto evidentemente i confini
tra "organico" e "psichico" perdono il loro vecchio significato e si
entra in una nuova dimensione dove struttura, funzione e vissuti intrapsichici
appaiono come diversi aspetti di un identico continuum cerebrale. Questa
rivoluzione concettuale si è basata anche sull'estrapolazione al modo
di funzionare dell'encefalo delle nozioni ricavate dalle applicazioni
dell'informatica. I concetti di "hardware" e di "software", di ovvia
ed immediata comprensione per ogni utilizzatore di personal computer,
hanno mostrato, se applicati alle funzioni encefaliche, come la psicopatologia
possa essere dovuta sia a "guasti di hardware" (struttura) che a "guasti
di software" (programmi di gestione delle informazioni). La differenza
tra i nostri strumenti di elaborazione dati ed il cervello è che alterazioni
di software (programmi di gestione) possono, nel cervello, influenzare
la struttura mentre ciò naturalmente non avviene nei nostri strumenti
quotidiani di "intelligenza artificiale". Una nuova disciplina è nata
così negli ultimi anni all'interno della psichiatria e ha preso il nome
di "psichiatria molecolare". Gli studi di psichiatria molecolare sono
oggi finalizzati ad identificare i sub-strati molecolari (ad esempio
geni individuali e proteine) attraverso i quali diversi tipi di fattori
genetici e ambientali si associano per indurre alterazioni nelle modalità
di elaborazione delle informazioni che possono essere alla base di quadri
psicopatologici specifici. La psichiatria molecolare viene così a coprire
un ampio spettro di conoscenze relative alle interazioni tra ambiente
esterno, programmi di gestione e modificazioni molecolari a livello
del neurone. Neurotrasmissione, plasticità neuronale, rapporto tra fattori
ambientali, trascrizione genica ed infine genetica molecolare sono oggetto
principale di questa area di ricerche (Tab.
I). Un modo attraverso cui l'evoluzione della psichiatria
e le sue tendenze future possono essere individuate è quello di una
analisi dell'aumento del numero delle pubblicazioni scientifiche nelle
varie aree di interesse psichiatrico negli ultimi anni. Gli articoli
di genetica psichiatrica hanno mostrato la tendenza all'aumento numerico
in modo esponenziale dagli anni '60 ad oggi con un drammatico incremento
nell'ultimo decennio (Fig.
2). Gran parte di questi studi sono di genetica molecolare
e finalizzati alle identificazioni dei complessi genici di vulnerabilità
nei confronti di singoli disturbi psichiatrici. Particolare importanza
viene data, nell'ambito di questi studi di genetica, alla identificazione
di "endofenotipi" (fenotipi correlati ad alterazioni encefaliche specifiche),
all'isolamento di nuovi fenotipi psichiatrici non più basati sulla diagnostica
categoriale ma su dimensioni psicopatologiche, e alla correlazione di
questi nuovi fenotipi con complessi genici di vulnerabilità (Fig.
3). Questi nuovi approcci alla genetica psichiatrica sono
la premessa per la creazione di una nuova epidemiologia, di una nuova
prevenzione del rischio di malattia ed infine aprono la possibilità
ad una futura terapia genica dei disturbi psichiatrici (Fig.
4). Un altro settore in cui si è verificato un aumento esponenziale
dei lavori pubblicati è quello della biochimica psichiatrica (Fig.
5). La biochimica psichiatrica è andata progressivamente
aumentando di importanza negli ultimi decenni in gran parte sulla base
dei progressi della psicofarmacologia. Abbiamo assistito ad un crescente
interesse per i modelli animali dei disturbi psichiatrici. Oggi abbiamo
a disposizione modelli animali abbastanza precisi per quanto riguarda
alcune aree di psicopatologia (ad esempio i disturbi affettivi). Questi
modelli animali permettono di mettere a punto ipotesi biochimiche di
disturbi mentali più complete e precise di quanto fosse in passato.
L'aumentata precisione nei dosaggi dei neurotrasmettitori cerebrali
e l'utilizzazione di test di stimolo farmacologico hanno permesso di
confermare o disconfermare le ipotesi biochimiche basate sui modelli
animali. I risultati delle ricerche biochimiche dirette nei disturbi
mentali hanno avuto un ovvio supporto dagli studi di farmacologia clinica.
Conoscendo infatti meccanismi di azione farmacodinamica dei farmaci
utilizzati in terapia, l'osservazione dei risultati terapeutici permette
di perfezionare le ipotesi patogenetiche formulate sulle basi degli
studi animali e degli studi di dosaggio dei neurotrasmettitori. I limiti
attuali degli studi di biochimica psichiatrica sono legati al fatto
che i dati ricavati da questi studi si riferiscono alla globalità del
funzionamento (o del malfunzionamento) cerebrale e non danno, se non
in rari casi, informazioni specifiche sui circuiti e le strutture interessate
da specifici disturbi. Un'altra area della ricerca in intenso sviluppo
è quella della visualizzazione cerebrale. Anche in questo caso questo
sviluppo è testimoniato dall'andamento esponenziale delle pubblicazioni
scientifiche sull'argomento (Fig.
6). Le tecniche di visualizzazione e di mappaggio cerebrale
delle funzioni encefaliche sono oggi in grado di mostrare come varie
attività cognitive, vari stati emozionali e varie condizioni psicopatologiche
si associno a schemi di attivazione-disattivazione funzionale di insiemi
di aree cerebrali sia corticali che sottocorticali (7,8)
(Fig. 7). Alcune
di queste tecniche sono di elevata complessità (ad es. la PET), altre
tecniche sono diventate di più facile esecuzione ed alla portata di
molti laboratori clinici attrezzati (ad es. la fRMN) (9). L'utilizzazione
combinata delle indagini morfologiche (RMN) con le tecniche funzionali
(PET, SPECT, fRMN) permette già oggi di avere una visione diretta e
seriata nel tempo del funzionamento cerebrale in aree localizzabili
con notevole precisione. Inoltre, le tecniche di visualizzazione cerebrale
applicate alla occupazione recettoriale di sostanze e farmaci in condizioni
sia normali (10,11) (Fig.
8) che patologiche (12-14) hanno permesso di chiarire il
meccanismo di funzionamento delle sostanze psicoattive usate in terapia
e di costruire nuovi modelli interpretativi dei disturbi psichiatrici
(15). Naturalmente, come avviene in tutti i settori della scienza, l'aumento
delle conoscenze ha creato nuovi problemi anche per quanto riguarda
la visualizzazione cerebrale. |
|
|
|
Paolo Pancheri |