La politica è nel caos mentre il paese brucia

Ferrara annuncia le dimissioni di Berlusconi, mentre Bersani prepara una mozione di sfiducia nei confronti del governo e Casini rifiuta un nuovo Esecutivo senza il PD . Il che pare aprire la strada ad elezioni anticipate. Cosa ne pensano i transfughi Pdl?

Cadono i ripetuti appelli del presidente Giorgio Napolitano al senso di responsabilità. Maggioranza e opposizione parlamentare rimangono, infatti, sulle proprie barricate, nessun dialogo e, per Giuliano Ferrara, Silvio Berlusconi avrebbe deciso di dimettersi proporio oggi , dunque crisi di governo. Tutto questo, mentre la casa Italia rischia di bruciare sotto l’assalto della speculazione finanziaria  Nel contempo all’interno dei due maggiori partiti  aumentano , comunque, le tensioni. Nel Pdl siamo ai “traditori “ del Paese, l’accusa è lanciata dal Cavaliere a quei  deputati che hanno detto addio al partito e sembrano sempre più numerosi se persino una superberlusconiana come la  Carlucci passa all’Udc. Il premier, probabilmente, prepara un colpo a sorpresa e dice a chiare note che dopo di lui ci sono le elezioni anticipate, quelle che temono in molti perché non ci sarà pensione né ricandidatura.
In questa situazione  PD e Udc-Terzo Polo dicono di essere responsabili, ma rifiutano il dialogo parlamentare, ossia di discutere le necessarie  misure del governo, se prima non se ne va Silvio Berlusconi. E ripetono sino all’ossessione un tale ritornello, addirittura Bersani annuncia una mozione di sfiducia che  rischia di ricompattare la maggioranza. Né Pieferdy Casini porta acqua al mulino di un nuovo governo, che affronti l’emergenza e vada sino a fine legislatura, visto che sostiene: senza il PD nessun nuovo Esecutivo, come la mettiamo con i transfughi Pdl passati all’Udc per allargare la maggioranza solo al Terzo Polo? Come se non bastasse all’interno dei democratici è guerra continua con i vertici  contestati sia dall’opposizione interna (Veltroni-parte degli ex-PPI-Gentiloni), sia, soprattutto, da Matteo Renzi, leader dei “rottamatori che inizia ad avere seguito e questo provoca irritate reazioni del segretario Bersani e dei suoi amici  che accusano il sindaco di Firenze (contestazioni e applausi alla manifestazione dei democratici a Roma) di essere un populista, un amico della destra, quasi un berlusconiano e così via. Il risultato è che il Pd è profondamente spaccato al suo interno, incerto sulle alleanze, Terzo Polo o Vendola-Di Pietro tutti insieme appassionatamente per fare il bis dell’Unione che portò alla catastrofe il Governo di Prodi che  sente profumo di Quirinale e si sta rifacendo vivo sulla scena politica italiana, fossi Casini ci penserei a lungo prima di fidarmi di un accordo con  Bersani in direzione Quirinale. Pierferdy si ritiene al sicuro, l’avete visto in TV come sorrideva accanto a Fini alla kermesse del loro movimento politico? In politica, però, nulla è certo, figurarsi un’elezione a Capo dello Stato, chiedere notizie in proposito ad Andreotti e Forlani che si fecero la guerra per il Quirinale e persero l’occasione di una DC al 46%  con il Psi al 20% e il PCI in crollo verticale  se si fossero tenute le elezioni anticipate come rivelarono, in una riunione a Piazza del Gesù, tutti maggiori sondaggisti dell’epoca.
Il fatto è, comunque, che l’attuale politica appare del tutto inadeguata ad affrontare una crisi di dimensione globale, ma ora accentratasi sull’euro e su un’Unione Europea anch’essa divisa e sempre più dominata da egoismi nazionali, ossia tutto l’opposto di quello che speravano i padri fondatori.  Le stesse ricette che si cerca di imporre ai Paesi membri appaiono tali da non rispondere all’esigenza fondamentale di operare con discontinuità rispetto al passato, dunque con quelle innovazioni e quel cambiamento che le sfide odierne impongono. Per qualche isolato economista quelle ricette  sono già state applicate, dieci anni orsono, per il Giappone con il risultato  di aver ridotto quel Paese ad una depressione economica ancora in essere. Altri, invece, le ritengono indispensabili a difesa dell’euro, soprattutto da parte di organismi finanziari  inglesi, cioè  di chi, come la Gran Bretagna, è fuori dall’euro.
Per tornare, infine, all’Italia, c’è da dire che  la politica non dimostra di avere la forza  e, forse, la volontà di adottare misure tali da diminuire il debito e contemporaneamente impostare la crescita. Misure, cioè, che incidano, cambiandoli, su privilegi, ingiustizie, rendite parassitarie, eccessi burocratici, evasione fiscale e via dicendo. Il nostro Paese ha risorse ed energie tali da superare questa grave crisi. Esistono, ad esempio, “eccellenze” che le altre nazioni ci invidiano  e, spesso, utilizzano. Ed esiste un’Italia che lavora, produce , esporta e non fa, purtroppo, notizia.
Auguriamoci che l’attuale politica riesca ad avere un colpo d’ala. Non c’è da essere ottimisti in proposito, ma la speranza , come dice un vecchio adagio, è l’ultima a morire.



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