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Il pool "mani pulite" risorge contro Craxi
Non c’è pietas cristiana che tenga, non c’è nemmeno la morte o il rimorso per “quella” morte a indurre almeno al silenzio, figurarsi se è possibile un esame di coscienza su quel che è avvenuto.
Sono andati giù durissimi i due protagonisti principali di mani pulite, suscitando reazioni vivaci a destra, al centro e anche a sinistra.
E’ significativo il commento più duro sulle prese di posizione dei due ex-magistrati che viene comunque, dall’ex-direttore dell’”Unità” Peppino Calderola con un articolo, su “Il Riformista” dal significativo titolo “Alla storia non si mettono le manette-La revisione di Bettino continua” e dal quale riportiamo alcune frasi: ”L’accanimento con cui gli eredi di quella stagione di protagonismo giudiziario (“mani pulite” ndr) reagiscono alla decisione di dedicare a Craxi un luogo di Milano corrisponde non solo a un culto macabro della memoria, ma ad una pratica cinica della prassi politica. Il giustizialismo ha bisogno di raccontare che prima dell’avvento dei giudici l’intera storia italiana era stata una storia criminale e che il fondamento del nuovo sistema politico si regge sul riconoscimento di un primato politico della magistratura. E’ un’opera di occultamento della verità realizzato al fine di mantenere una rendita di posizione sulla svolgimento della vita politica contemporanea.”Mi pare che la risposta, una risposta seria, sia venuta forte e chiara proprio da un esponente di quella sinistra che, in qualche esponente, s’era illusa d’ avere partita vinta grazie ad alcuni magistrati.
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