|
La FNSI di sinistra e il "caso Mentana"
Apparentemente tutto si è risolto, ma la ferita inferta alla categoria dal sindacato unitario dei giornalisti rimane in tutta la sua gravità. Mi riferisco al “caso Mentana” e alla sconfessione della redazione de La7 all’operato dell’Associazione Stampa Romana, certamente avallato dalla FNSI.
Come noto, i dirigenti sindacali, da tempo sul piede di guerra contro la giusta autonomia di un direttore di testata come Enrico Mentana, avevano dato incarico ad un legale di denunciare alla magistratura ordinaria il direttore del TG La7 per “comportamento antisindacale”. Il reato commesso? Aver rifiutato di leggere un comunicato della FNSI di solidarietà con i poligrafici della carta stampata in sciopero contro la manovra del governo Monti. “Soliti rituali”, aveva detto Mentana, spiegando che spetta a lui decidere cosa interessa ai telespettatori. E, indubbiamente, lo sa bene cosa interessi considerati i costanti e notevoli incrementi di audience e di prestigio del Tg.
Dinnanzi alla notizia diffusa alle agenzie della decisione sindacale Mentana aveva atteso una presa di distanza del suo comitato di redazione. Invece silenzio. Da qui la decisione di dimettersi, fatto clamoroso che aveva determinato un brusco ribasso delle azioni in borsa della proprietaria della Tv, ossia Telecom Italia Media, è un’ondata di solidarietà nei confronti del giornalista oggetto di un attacco così ingiusto.
La redazione del TG s’è, però, ribellata e nel corso di una assemblea notturna è stata adottata la clamorosa sconfessione dell’Associazione stampa romana con la richiesta di ritirare la denuncia alla quale l’assemblea si è dichiarata “categoricamente contraria”, confermando fiducia e stima al direttore. Che, ovviamente, ha preso atto di questa decisa presa di posizione ed ha ritirato le dimissioni, precisando che non ha alcuna intensione di andare a dirigere il TGl come da qualche parte è stato chiesto. Da tutta la vicenda la vera sconfitta è la Federazione Nazionale della Stampa, troppo politicizzata ed egemonizzata dalla sinistra anche perché molti giornalisti professionisti non ne fanno parte o ne sono usciti, lasciando il campo libero a chi intende fare del sindacato unitario uno strumento di parte. Su questo dovranno tutti riflettere se non si vuole indebolire, con la categoria, la stessa libertà di stampa.
back
|
|