Fini è ancora un Presidente-Garante?

No, Gianfranco Fini non è più un presidente di garanzia, ossia superpartes se mai lo è stato.L’ha detto lui, indirettamente ma chiaramente, prima criticando il Senato per il ddl sulle intercettazioni e,poi, replicando, con scarso senso istituzionale, alle giuste proteste del Presidente di Palazzo Madama, Renato Schifani. Ha, infatti, rivendicato il diritto di “svolgere un ruolo politico” “sulle questioni relative alla legalità e all’unità nazionale, essendo stato co-fondatore del Pdl. Dunque, uomo di parte su alcune importanti questioni, non più garante . Allora dimissioni, chiosa il vice-presidente dei deputati Gaetano Quagliarella perché “presiede un’assemblea ed è leader di una minoranza: Ha gli strumenti per mettere fine a questo conflitto di interessi”, ossia dimettendosi.

Fini, però, non ha alcun intenzione di mollare e, secondo alcuni ex-forzisti, accelera lo scontro con Silvio Berlusconi nella speranza di farlo cadere, non a caso i suoi seguaci sono sul piede di guerra, a Montecitorio, proprio sulle intercettazioni. E il centrosinistra solidarizza con lui, “il presidente Fini è d’accordo con me” commenta  Anna Finocchiaro, presidente dei senatori Pd. Che, comunque si dividono: una parte voleva, a tutti i costi, occupare l’aula, la maggioranza ha detto no con una decisa presa di posizione di Vannino Chiti, vice-presidente dell’Assemblea di Palazzo Madama: "occupare è mettersi fuori dalla legalità, queste cose le spiegavo, da giovane, a quelli di Lotta Continua". Commento, un po’ sconsolato di Vinenzo Vita, ex-sinistra Ds, riferendosi alla mobilitazione contro il ddl sulle intercettazioni: “Noi sembriamo non avere la percezione di quanto accade in Italia, qual è un provvedimento – svolta della Legislatura.”

La mediazione di Chiti con Schifani, invece, ha dato un risultato : si è ornati in commissione per esaminare gli 11 emendamenti presentati dal Pdl. “E’ una nostra vittoria”  ha esultato il solito Franceschini,” solo un pit-stop ha replicato la maggioranza.  E lo scontro non si placa. Anzi.

Il fuoco alle polveri, non a caso, l’ha dato proprio  l’ex.leader di AN a Santa Margherita Ligure, dicendo: “Ho dubbi sul testo del ddl sulle intercettazioni al Senato, la norma transitoria è in contrasto con il principio di ragionevolezza. Mi inquieta un po’ anche il limite di tempo di 75 giorni per le intercettazioni, se al 75imo giorno si capisce che accade qualcosa di concreto, possibile che non si possa continuare? E’ opportuno che il Parlamento rifletta ancora sul testo che non è stato valutato bene specialmente dalla maggioranza alla Camera, se i deputati lo riterranno si potrà intervenire."E ancora : sì, una legge sulle intercettazioni ci vuole, ma “bisogna evitare di usare la scimitarra, serve il fioretto.”

Beh!, se queste parole non sembrano da esponente dell’opposizione poco ci manca, non vi pare ? Scontata, quindi, la replica del presidente del Senato Schifani: Non mi sognerei mai di dare giudizi politici o di merito su argomenti all’esame dell’altro ramo del Parlamento. E da quando sono presidente del Senato non mi sono mai occupato di dare valutazioni politiche o nel merito di argomenti all’esame del ramo del Parlamento che presiedo perché il mio ruolo ha un dovere di terzietà, quelle valutazioni le davo quand’ero capogruppo.” Questa lezione di correttezza istituzionale non è, ovviamente, piaciuta a Fini che ha detto d’avere “totale rispetto dell’autonomia del Senato”, ma il presidente Schifani “non può non fingere di sapere che prima di presiedere la Camera ho contribuito a fondare il Pdl, di cui anch’egli è espressione:” E , per questo, su alcune questioni  intende svolgere “un ruolo politico”. Che i big del suo partito non gli contestano a patto che lasci  la terza carica dello Stato. Ovvio, quindi, che la tensione con Silvio Berlusconi sia tornata altissima proprio quando si parlava di tregua.

Sarebbe, invece, il caso, per tutti, di abbassare le armi e davvero cercare un’intesa per affrontare al meglio la nuova crisi economica e su un provvedimento che deve, sì, garantire la privacy di noi cittadini - l’eccesso di intercettazioni e la costante fuga di notizie dalle Procure troppo spesso hanno colpito innocenti, ma anche non colpire sia la libertà di stampa e non nuocere alle indagini. Pare quasi la quadratura del cerchio. Auguriamoci di no.

 



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