DI PIETRO SCONFESSA BERSANI

Una “ grande forzatura” sostenere che è del Pd e  chiedere le dimissioni del governo. Hanno votato anche molti elettori del centrodestra e “se domattina andassimo a votare non ci sarebbe un travaso di questi voti sul centrosinistra”.
Ridicola la dichiarazione del Terzo Polo: "raggiunto il quorum grazie a noi, Berlusconi vada a casa. Determinante, invece, è stata la mobilitazione della Chiesa su acqua e nucleare. Le mistificazioni referendarie. L’inquietudine della Lega. Cantano vittoria i big del Pd, tutti insieme appassionatamente nel rivendicare un successo di altri e chiedere le dimissioni del governo. Anche Vendola e il Sel si uniscono al coro, mentre il Terzo Polo cade nel ridicolo, sostenendo che il quorum è stato raggiunto grazie a Casini-Fini-Rutelli. Forse ritengono che la decisiva  mobilitazione della Chiesa al voto, dopo l’intervento ecologista del Papa, comunque non legato  al contingente, di cardinali come Tettamanzi in uscita da Milano e associazioni come l’Azione Cattolica e le Acli, sia merito loro.
“Questa volta non riesco a non ridere” dice, intanto, Pier Luigi Bersani, convinto d’aver dato la spallata definitiva a Silvio Berlusconi e d’essere avviato verso Palazzo Chigi, i sogni si sa sono desideri e  spesso si dissolvono all’alba. Ha ripreso voce, dopo la recente dèbacle elettorale dei finiani, Italo Bocchino (“premier bocciato, ora si dimetta”), insomma tutta la schiera antiberlusconiana ritiene di avere, ormai partita vinta. Qualche preoccupazione, comunque, pare rimasta, con il Cavaliere non si sa mai, quello ha sette vite come i gatti, così si fanno pressioni sulla Lega affinchè stacchi la spina domenica  prossima 19 giugno a Pontida o, di fatto, annunci l’addio al Cavaliere per ottobre, ponendo condizioni impossibili ad essere accettate dal premier.
A tutti  offre un bello scossone di realismo  il vero vincitore dei referendum, ossia Antonio Di Pietro, il più accanito oppositore di Berlusconi, talmente accanito da far sospettare a qualcuno di finire per fare, volente o no, il gioco dell’avversario.
Per prima cosa s’è tolto un po’ di sassolini dalle scarpe: "quando abbiamo cominciato a raccogliere le firme, l’anno scorso, ci deridevano, sostenendo che era tempo perso e nel nostro stesso fronte ci davano dei pazzi e ci accusavano di fare un favore a Berlusconi”. La stilettata è per il Pd che ironizzava sull’iniziativa dell’Italia dei Valori. Dalla stilettata ecco il colpo mortale per Bersani: “Quando sento il leader del centrosinistra sostenere che è una vittoria “nostra” penso sia una grande forzatura.”E riferendosi ai molti del centrodestra che sono andati a votare ha puntualizzato: “Se domattina andassimo a votare non ci sarebbe un travaso di questi voti sul centrosinistra” Infine la chiosa: "io che i referendum   li ho promossi non ci metto il cappello e prego anche agli altri di non mettercelo." Invito, per la verità, ignorato a leggere le esaltate dichiarazioni delle altre opposizioni, mentre Di Pietro insiste che è sbagliato chiedere le dimissioni del governo per l’esito del referendum e che, comunque, il centrosinistra deve avere un programma di governo che costituisca una reale alternativa. Segno che attualmente, per l’ex-magistrato, l’alternativa programmatica non esiste e non mi pare un buon viatico per Bersani che, comunque, per la leadership del centrosinistra dovrà fare i conti con Vendola e lo stesso Di Pietro che oggi sta anche giocando la carta del moderato, dicendo: "basta con l’odio.", mentre il suo sindaco di Napoli  ignora, nel nominare gli assessori, PD e Terzo Polo, stai a vedere che hanno un fondamento le voci secondo le quali nell’orizzonte napoletano si sta delineando il rischio di un commissario al Comune. Né a Milano i democratici sono contenti delle scelte di Pisapia e contestano, con l’alibi del no al doppio incarico, la nomina dell’onorevole Tabacci ad assessore al bilancio, lui che è stato presidente della Lombardia….
Quanto al referendum c’è da dire che non c’è stato alcun contrasto al voto e al sì. Sugli spazi elettorali, sui giornali, in Tv, sul web, per le strade solo campagna a favore dell’approvazione dei referendum, avete mai visto manifesti che invitavano a votare no o astenersi? Tutto a senso unico, persino con governatori e sindaci del centrodestra che  dicevano. Andrò a votare  e solo Bossi invitava a disertare le urne, mentre il Pdl lasciava libertà di scelta  ai propri sostenitori e l’appello dei 350 scienziati a favore del nucleare finiva quasi nelle “brevi” dei quotidiani. Né  c’era chi spiegava come si debbano riparare le condurre dell’acqua potabile, che perdono il 40% del prezioso liquido, con una spesa calcolata in 100 miliardi di euro che, prima, andavano divisi tra Comuni e privati, mentre oggi sono tutti a carco del pubblico, ossia noi contribuenti, un bel favore a chi era entrato a gestire le aziende idriche. Nessuno, inoltre, ricordava che la privatizzazione dell’acqua rientrò nel pacchetto del ministro Bersani, oggi pentito, con Prodi presidente del Consiglio, non dunque un’invenzione berlusconiana.
Né c’era chi, conti alla mano, poteva dirci che  le centrali nucleari in realtà non sui sarebbero fatte perché troppo costose, mentre si rievocava il terrore di quel che è accaduto in Giappone. Né si ricordava che altri referendum, festeggiati con grande euforia, ricordo ad esempio  quello che bloccava il finanziamento pubblico ai partiti, ma poi la politica trovò il modo di aggirare (e uso un eufemismo) la volontà degli italiani, inventando il rimborso elettorale ancor oggi in vigore. E che dire del 57% ottenuto  nel 1995 dal quesito  sulla privatizzazione della Rai? Che fine ha fatto?
Certo, fra i votanti di domenica e lunedì  c’era chi riteneva di esprimersi contro il premier e il governo, non c’è dubbio, ma, come sostiene anche Di Pietro, molti voti non  erano  del centrosinistra . E, in caso di un confronto Bersani-Berlusconi, beh!, ho l’impressione che ancora una volta il Cavaliere potrebbe dimostrare di avere sette vite. Politicamente s’intende.

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