Caro Obama basta l'america a spaventare il mondo;
l'Europa e ben poca cosa al confronto


Ho l’impressione che Barak Obama, presidente in declino degli Usa, sia un po’ in stato confusionale. Non ha più la maggioranza al Congresso, ha persino perso un seggio storico, per i democratici, nello Stato di New York, la disoccupazione ha raggiunto livelli record, la povertà, ormai, è alle porte di molti americani e lui non riesce a invertire la tendenza negativa del Paese. Così se la prende con l’Europa, quasi per resuscitare l’antico isolazionismo  nordamericano e deviare l’attenzione dalle sue incapacità alle presunte colpe di noi europei.
Sì, probabilmente, la nostra Unione non è poi così salda come vorrebbero far credere gli euro burocrati, c’è chi rema per una specie di direttorio a due, massimo a tre, ma sostenere, come ha fatto Obama, che la crisi dell’euro “spaventa il mondo” e l’Europa “non si mai ripresa dalla crisi finanziaria del 2007 né ha reagito al problema del debito dell’Eurozona così rapidamente come avrebbe dovuto”, significa ignorare la realtà, barando al gioco internazionale.
Il fatto che la crisi del 2007, della quale stiamo ancora costretti ad affrontare l’onda lunga, fu provocata proprio dagli Stati Uniti, con la bolla dell’edilizia abitativa, mutui a pioggia, mutui senza garanzia alcuna, eppoi ecco la scalo dei derivati che hanno impestato la finanza mondiale, messo a terra banche importanti, impegolato persino molti Comuni italiani.
Ne vogliamo parlare signor Obama. E cosa ha fatto con il debito estero, il più grande del mondo, quasi tutto in mano ai cinesi? E che misure ha adottato o proposto contro la speculazione finanziaria che continua a imperversare grazie anche alle sue società di rating che stanno facendo un giuoco sporco sino a richiamare l’attenzione della magistratura italiana e addirittura la censura del presidente dei vescovi del nostro Paese, cardinal Bagnasco?
Non scherziamo, quindi, ad affibbiare all’Europa tutta la responsabilità di quel che sta accadendo, spaventare il mondo sono per prime le banche Usa fallite, i mutui non pagati, poi i derivati, che ancora girano, e la mancata ripresa economica americana e così via, altro che storie! Qui siamo tutti sulla stessa barca a sarebbe bene che Obama lanciasse un nuova Bretton Wood per fissare, finalmente, nuove regole, recuperando un indispensabile equilibrio tra economia finanziaria ed economia reale. Non vorrei che il presidente Usa imitasse Pierluigi Bersani che da due anni va avanti con il ritornello: Berlusconi se ne vada, ma non ci dice cosa farebbe lui se fosse Palazzo Chigi. Bersani con questo suo ritornello è diventato quasi una macchietta: il presidente Usa, che è alla guida del più grande Paese del mondo, nonostante tutto, vuol fare la fine del segretario Pd?



 


 
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