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E se per la sinistra fosse una vittoria di Pirro?
“Il fantasma della trappola appare nelle stalle dell’opposzione” scrive pesino il quotidiano-partito “Repubblica”. D’Alema: Berlusconi “ci porterà dritto dove vuole lui.”
Cantano vittoria, ma non c’è entusiasmo nella sinistra. Anzi quasi una mestizia unita insieme ad una specie di stupore e all’evidente preoccupazione per il futuro dopo aver battuto il Governo. Persino alla Camera nemmeno un applauso alla comunicazione del presidente Fini sull’esito del voto contrario all’Esecutivo.
Cantano vittoria, ma con cautela, pur citando i sondaggi che danno il centrosinistra vincente in caso di elezioni anticipate. Il motivo è che certezza di avere la maggioranza, il 41% di astenuti e indecisi è lì a dimostrarlo, né esiste la sicurezza che una nuova coalizione unionista, tutti insieme appassionatamente da Vendola a Casini, possa affrontare l’emergenza e riuscire a governare. Non ci credono nemmeno gli italiani stando proprio ai sondaggi.
Così si spera nel Capo dello Stato per quel governo tecnico sul quale scaricare la responsabilità di misure lacrime e sangue coma l’Ue e Fondo Monetario chiedono anche con una nuova non lontana manovra.
Bersani e company, comunque, non dormono sonni tranquilli, nemmeno Pierferdy Casini che invita a non stravincere e già si vede al Quirinale quando Napolitano lascerà nel 2013. Già!, perché quel diavolo d’un Berlusconi una ne fa e una ne inventa, chissà cosa starà preparando? Magari un ben colpo di scena, mettiamo un bel bis del dicembre dell’anno scorso quando sembrava spacciato e,poi, ottenne la fiducia. Persino il quotidiano-partito-Repubblica scrive testualmente: “il fantasma della trappola appare nelle stanze dell’opposizione”. E Antonio Di Pietro dice chiaro e tendo: “Conoscendo il soggetto (ossia iol premier-ndr) dico che non basta dire gatto per averlo nel sacco. Se non vedo non credo: E comunque dove vedo vedo nero.”
Gli fa un’eco un esperto di vicende politiche come Massimo D’Alema: “questo ci porterà dritto dove vuole lui. Stavolta non basta lo schema del 14 dicembre, ci vuole uno smottamento totale dal Pdl, 50, 60, 100 dovrebbero lasciare solo il premier.”
Cerca di rincuorare “baffino elettrico” il leader Udc: “Chi vince non deve stravincere. So bene che non bastano due o tre cambi di casacca per arrivare al dopo Berlusconi in questa legislatura: Ma i ribelli sono più di 60, più di 70. Noi puntiamo all’intero Pdl. ”Un pò sbruffone, non vi pare? Forse mostra un pò di nervosismo con battute del genere.
Il fatto è che Silvio Berlusconi non è affatto politicamente morto come sostengono taluni, quello ha ”sette vite come i gatti” commenta Francesco Boccia del Pd.
D’accodo l’età è quella che è, l’usura del potere idem e qualche mano l’ha data ai suoi oppositori con una vita non proprio da asceta e battutacce, mettete in conto anche la guerra che gli ha mosso il suo ministro dell’Economia Tremonti, ma ora appare anche come una vittima di una specie di complotto ordito dai traditori che l’hanno affossato. Traditori, oltretutto, politicamente beneficati, pensate solo alla Carlucci portata in Parlamento non si sa bene per quali meriti, e tali da far resuscitare l’antico detto di Cesare, mentre i congiurati lo pugnalavano: ”anche tu Bruto,figlio mio!”
In sostanza non sembra che le dimissioni annunciate dal premier siano un suo addio alla politica. Anzi direi proprio il contrario, magari a capo di un partito personale, che so?, “Forza Berlusconi” valutato sul 15% e, dunque capace di non far vincere nessuno alle elezioni anticipate o no, proprio attuando la strategia pensata da Casini con il Terzo Polo. E se dal cilindro tirasse fuori la candidatura a premier di Alfano con Maroni vice, mettendo con le spalle al muro Udc e traditori che volevano andasse via per allargare la maggioranza? Un rifiuto di sostenere un tal governo da parte di Casini e “ribelli” porterebbe dritti ditti a quelle elezioni anticipate che l’Udc probabilmente vorrebbe, ma delle quali non intende assumersene la responsabilità. Difficilmente tali ribelli potrebbero rifiutare la fiducia. E’ quello che teme il vie-segretario Pd Enrico Letta . “Possono arrivare – dice – a 316, 319, ma come fa un nuovo governo a governare con una maggioranza di due o tre voti?”
E se scattasse la trappola paventata dalle sinistre e riferita da “Repubblica”? Berlusconi, infatti, ha condizionato le sue dimissioni all’approvazione delle misure chieste da Unione Europea e Fondo Monetario. Tra queste potrebbe inserire, proprio perché da Bruxelles si sta già chiedendo una manovra aggiuntiva, altre norme “pesanti”, tipo la proposta del democratico Ichino sulla modifica del famoso art. 18, quello sui licenziamenti. Ebbene il Pd non potrebbe votare a favore, il Terzo Polo si troverebbe in difficoltà e magari si asterrebbe, mentre quasi tutti i “ribelli”, forse anche i tre altoatesini, potrebbero votare a favore. Risultato: il governo avrebbe la maggioranza anche alla Camera. Un bel pasticcio, con il Presidente della Repubblica costretto a sciogliere anche questo nodo istituzionale, ossia di un governo, il cui premier annuncia le dimissioni(senza, però, darle) perchè non ha più la maggioranza alla Camera, ma che su un provvedimento fondamentale quella maggioranza finisce per ottenerla.
Si dice: tutti i partiti si mettano insieme per affrontare l’emergenza. “Fantasie” risponde Antonio Di Pietro. Non sono, purtroppo, fantasie gli assalti speculativi di una Italia sull’orlo del baratro. Si’, ci sarà anche esagerazione anche da parte dei mass media come ha detto a Ballarò, con una sorta d autocritica, il direttore del “Corsera” De Bortoli, ma i mercati come prenderanno i tatticismi, complotti, gli egoismi e le manovre dei nostri politici?
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