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Una interessante ed intrigante lettura dell’ultima enciclica del Papa Benedetto XVI è stata data durante l’incontro organizzato dalla Fondazione Centesimus Annus Pro Pontefice il 6 luglio a Milano presso il Centro Congresso CARIPLO dal Professor Giovanni Bazoli il quale ha affrontato un tema ancora irrisolto fra capitale, utile, etica e morale, che vede l’imprenditore spesso in conflitto con la morale e l’etica.
Problemi sorti con l’avvento della civiltà (si fa per dire) industriale, successiva a quella agricola durante la quale la contrapposizione fra capitale e utile non rendeva così direttamente responsabile l’agricoltore in quanto vi era un terzo elemento decisivo ovvero “il tempo climatico” che condizionava il risultato del raccolto e quindi la parte economica.
Questo aspetto della parte economica della società era collegato non solo alla capacità dell’uomo agricoltore, ma anche all’aiuto di Dio.
Molti ricorderanno sia pure attraverso films rappresentativi dell’epoca, le processioni, le novene ecc. che venivano fatte, finalizzate a superare momenti di siccità, di grandine, ecc. ecc.
La civiltà industriale ha modificato il rapporto fra economia e imprenditore il quale per essere competitivo, spesso scende a compromessi con se stesso a scapito dell’etica e della morale e solo in funzione della concorrenza.
L’enciclica del Papa riporta in modo concreto ai principi del Cristianesimo l’economia in cui vi è un solo errore a nostro avviso: l’aggettivo “sociale” che crea confusione con socialismo che è cosa ben diversa dalla solidarietà cristiana che vuol dire soprattutto dare non con l’obbligo, ma con amore, con onestà ed etica ed è su questo tema che è necessaria la formazione e non può essere limitata alla tecnica, ma interiore e con principi morali saldamente acquisiti.
Al presente non ci sono molte speranze perché questo avvenga ed anche per questo Benedetto XVI ha istituito un dicastero per la evangelizzazione dell’occidente per riportare nella vita “sociale” l’etica e la morale, valori indispensabili per ricostruire una società in fase decadente.
E’ giusto quindi evidenziare con simili iniziative la strada percorribile per individuare le opportune correzioni soprattutto per le nuove generazioni.
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