Mai lavorato cosi poco in Parlamento

Non si rischia un’accusa di lesa maestà o peggio, di attentato alla democrazia se si afferma che il Parlamento lavora poco. L’ha ammesso, infatti, lo stesso ministro per i rapporti appunto con il Parlamento Elio Vito, l’ha detto,preoccupato, il presidente della Camera Gianfranco Fini. Il Senato è addirittura peggio con le 9 ore alla settimana di lavoro contro le 16 di Montecitorio. E se non ci fossero i decreti del governo, quelli spesso criticati dall’opposizione, sarebbe un vero disastro.

Fini, che non credo sia tenero verso Berlusconi l’ha sottolineato  nel suo nuovo allarme: ”La situazione paradossale è che le forze politiche di maggioranza e di opposizione sono consapevoli che senza un ricorso alla decretazione da parte del governo si rischia l sostanziale paralisi dell’attività legislativa. Un paradosso perché l’eccessivo ricorso alla decretazione d’urgenza è stato sempre stigmatizzato.”

Il problema, dunque, esiste ed è grave. Alla Camera le sedute iniziano il lunedì, con scarsissime presenze, e quando va bene terminano il giovedì. Al Senato addirittura se la discussione mattutina prosegue nel pomeriggio si “segnano” due sedute. Ora non mi par qualunquismo dire che i parlamentari non si guadagno certo il lauto s stipendio che a loro spetta e non danno il buon esempio soprattutto nel momento in cui  si chiedono sacrifici ai cittadini.

Il fatto che il deputato o il senatore si rende conto di esser e un granello di sabbia nell’arenile della politica. Voglio dire che ha scarsissima autonomia e, spesso, può solo votare sì o no come dice il partito, dunque si ritiene un numero e così la disaffezione aumenta, non a caso si dice che il premier, in caso di elezioni anticipate, farebbe un vasto rinnovamento in quanto a candidati.

Il guaio è che, dinnanzi anche a ripetuti fatti di corruzione, i cittadini sono sempre più infuriati. C’è, poi, da meravigliarsi se, nei sondaggi, la fiducia negli attuali partiti, in rissa persino  al loro interno, è del 7%?



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