La sfida per indicare gli individuatori del benessere
Viene da lontano la critica alla concezione monetaristica.L’insufficienza del Pil.Dalla postmodernizzazione di Inglehart negli anni Ottanta alla commissione Sarkozy e all’indice canadese o quello Ocse. Gli studi in corso Istat-Cnel e il “progetto Ivrea- Canavese”.
Viene da lontano la critica alla concezione monetarista ,secondo la
quale si misura il progresso e il benessere di una azione, dei suoi cittadini e,quindi, anche del singolo individuo solo sulla base del Pil. Già negli anni Ottanta Robert Inglehart rilevava che la “postmodernizzazione rappresenta un rinnovo della strategia di sopravvivenza, mirata ad ottimizzare non più la crescita economica, bensì il benessere grazie a mutamenti nello stile di vita”. Presentando, inoltre, negli anni Novanta una sua ricerca in 43 Nazioni precisava: “Comincia a farsi sentire l’influenza sulla durata della qualità della vita esercitata da altri aspetti non legati all’economia;. Superata tale soglia diventa razionale attribuire un’importanza crescente al benessere.”
Su questa strada s’eran già messi addirittura nel 1972 Williams Nordhaus e James Tobin con il loro indice di sviluppo sostenibile (ISEW), perfezionato nel 1989 , nella ricerca “Oltre il Pil”, da Herman Daly e John Colb che presentarono una misura di Pil “corretto”, ossia l’indice di progresso genuino (Gpi). I successivi studi dei neo-marginalisti mettevano in rilievo il “graduale passaggio verso bisogni di appartenenza e di stima e la soddisfazione intellettuale ed etica è divenuta prevalente. ” Ciò riprendeva quello che Samuelson aveva scritto molti anni prima: “Ci aspettiamo un lavoro sicuro, un aumento degli standard di vita, corporazioni illuminate, un governo generoso, assistenza sanitaria di alta qualità, l’armonia razziale, un ambiente pulito,città sane,un lavoro soddisfacente e soddisfazioni personali”. Questi sono, per Samuelson i “valori del benessere” che, oggi, troviamo in molti indicatori che hanno il merito di aver spostato l’attenzione degli studiosi dalla “razionalità strumentale” alla “razionalità del valore”, sottolineando l’utilità marginale decrescente dei profitti economici e l’influenza crescente della qualità della vita in tutti i suoi aspetti.
Non è, comunque, certo facile individuare indicatori di benessere esaustivi del problema e comunemente accettati. Tutti i tentativi, anche i più autorevoli, hanno mostrato limiti oggettivi legati all’enorme difficoltà di connettere un insieme di molte voci per trovare un minimo comun denominatore. Nè va dimenticato che appare indispensabile indicare dati individuabili per evitare che l’eccesso di generalità renda ardua la stessa intelligibilità del termine.
Ovviamente sono altamente meritori e degni di interesse i tentativi sino ad oggi svolti per determinare indicatori di benessere capaci di positive sintesi tra i dati certi considerati e tali d’ essere accettati dalla comunità scientifica e compresi dai cittadini.
Per questo è opportuno approfondire l’Indice di Sviluppo Umano (Hdi) individuato da un team diretto dall’economista pakistano Mahbud ul Hag e dal 1990 adottato dall’ONU per valutare la qualità della vita nei Paesi membri( prima l’unico indice era il Pil).
L’ISU valuta:
-il livello di vita
-il Pil pro-capite
-l’alfabetizzazione e l’istruzione
-la speranza di vita dalla nascita
-lo standard sanitario minimo sostenibile (oggetto di non mercato)
L’obiettivo è favorire l’affermazione dei fondamentali ambiti dello sviluppo sociale e economico; la promozione dei diritti umani e l’appoggio alle istituzioni locali;la difesa dell’ambiente e lo sviluppo sostenibile delle risorse territoriali; lo sviluppo dei servizi sanitari e sociali: il miglioramento dell’educazione delle popolazioni con particolare riferimento all’istruzione di base; lo sviluppo economico me sociale;l’alfabetismo e l’educazione allo sviluppo; la partecipazione democratica, l’equità nelle opportunità di sviluppo e l’insediamento nella vita sociale.
Successivamente si è avuto il Rapporto del Wuppertal Institute su “Futuro Sostenibile,Riconversione Ecologica, Nord e Sud, Stili di vita”, oltre alla Dichiarazione di Istambul, i rapporti del World Value Surveys e i nuovi indici di sostenibilità della Fondazione Eni Enrico Mattei.
Nel 1988 Nicolas Sarkozy costituì un’apposita commissione per “la misura dello sviluppo economico e del progresso sociale e valutare il ruolo di indicatori alternativi per la misurazione del progresso sociale” Sotto la guida dei premi Nobel Amartyn Sen e John Stiglitz, la Commissione, che comprendeva anche Fitoussi e l’italiano Enrico Giovannini, oggi presidente dell’Istat.affrontò una difficile sfida e con un rapporto di 300 pagine si limitò a definire non gli indicatori alternativi al Pil, ma i parametri per costruire un sistema informativo caratterizzante gli indicatori sociali e ambientali. Di fatto l’ammissione della difficoltà di trovare una sintesi tra l’eccesso di temi. Fitoussi, successivamente, studiò un nuovo indice di misurazione del benessere (Bcfn index) che costituì, poi, la base dell’indice canadese di benessere, il CIW, che valuta:
-Il tenore di vita
-La salute
-La qualità dell’ambiente
-L’educazione
-I livelli di abilità
-Il modo in cui viene usato il tempo
-La vitalità delle comunità
-La partecipazione al processo democratico
-Lo stato del tempo libero
-La cultura
Anche questo indice, tuttavia, come quello presentato dall’OCSE il 24maggio di quest’anno,ossia il Better Life Index ,non riesce a risolvere il problema di una positiva sintesi tra dati certi. L’Ocse considera, ad esempio, lo stato psico-fisico delle persone la conoscenza la capacità di comprendere il mondo in cui viviamo il lavoro il benessere materiale l’ambiente i rapporti interpersonali la partecipazione alla vita della società e l’insicurezza
Tutte voci riassunte negli 11 micro-temi come:
-Abitazioni
-Reddito
-Lavoro
-Vita comunitaria
-Educazione
-Ambiente
-Governante
-Sanità
-Soddisfazione personale
-Sicurezza
-Equilibrio vita-lavoro
Si aggiunge che anche il volontariato e il depauperamento delle risorse naturali sono voci da considerare, ma ammette che il lavoro del CIW si “lega con quello di molte organizzazioni che sul territorio si sforzano di migliorare la qualità della vita nei quartieri, nelle comunità, a livello comuni, provincie e regioni.” Da qui l’esigenza di “riconoscere la realtà delle esperienze differenziate di particolari gruppi della popolazione canadese.”
Si tocca, così, il tema centrale di tutte le ricerche anche quelle messe in atto in Italia, con grande professionalità , da Cnel e Istat che hanno da tempo raccolto la sfida di individuare i nuovi indicatori di benessere. Sfida che interessa anche Angela Merkel: il cancelliere tedesco ha annunziato la prossima costituzione di una commissione tipo quella che Sarkozy creò nel 2008. Non sarà, certamente, agevole andare al di là delle indicazioni di un Sen o di un Stiglitz. Innanzitutto si dovranno selezionare meglio le voci da considerare, privilegiando i dati con un tasso di rintracciabilità. Poi sarà necessario considerare elementi che influenzano realmente la vita dei cittadini come, ad esempio, le tariffe, la tassazione diretta e indiretta, la possibilità di movimento condizionata dal traffico, i viaggi turistici e così via.
Compiute queste scelte preliminari emergerà di nuovo la difficoltà di trovare indicatori validi sotto ogni cielo, considerando le diversità che esistono anche all’interno di una stessa Nazione e, probabilmente, si dovrà anche riflettere se non sia più opportuno dare maggiore importanza all’indice di vitalità rispetto all’indice di benessere. Per questo l’approfondimento deve partire dal territorio . E’, infatti, sul locale che si gioca la sfida e chi ha la capacità d’essere un advisor sociale può portare un decisivo contributo al successo di tale sfida. Individuare, ad esempio, un investimento produttivo di beni e servizi legati alla capacità di utilizzo sul territorio costituisce un forte contributo per far crescere il benessere. Crescita diversificata a seconda delle realtà locali. Per questa via si potranno anche individuare quegli indicatori sociali utili ad indirizzare i comportamenti delle persone per costruire nuove regole di mercato. Siamo, in tal modo, alla possibilità di investimento nella filera corta del benessere , governando il sistema con regole etiche di convivenza.
Solo così si determina una crescita economica che porta a livelli superiori di benessere, evitando di raggiungere “un punto di benefici decrescenti” come troppo spesso accade oggi e impedendo allo Stato di considerare i cittadini sudditi.
Per tutti questi motivi il "Progetto Ivrea Canavese", che vede la stretta collaborazione tra la Fondazione Comunità, l’Unioncamere e la Cassa di Risparmio di Torino, assume connotati estremamente innovativi per lo sviluppo di un territorio con l’individuazione dei settori utili per investimenti produttivi. Nel contempo consentirà di approfondire la ricerca di un un nuovo articolato indicatore di benessere che pare l’araba fenice del nostro tempo.
 |
|