L'attacco all'Unione Europea: lo spread non era colpa di Silvio Berlusconi
“Monti non frena, per questo, la speculazione. E anche l’incontro con la Merkel e Sarkozy non porta alcun vantaggio all’Italia, mentre le misure annunciate rischiano di colpire di nuovo il ceto medio. Perché il premier non fa un accordo con la Svizzera (come hanno fatto Francia e Germania) per tassare i depositi di italiani: potrebbe recuperare ben 25 miliardi di euro senza toccare le tasche dei cittadini italiani ?"
Credo che abbiano ragione Calderoli e Matteoli a dire che i critici di ieri dovrebbero chi edere scusa a Silvio Berlusconi. Sì, perché lo spread con i Bund tedeschi e l’andamento negativo della borsa di Milano non si erano determinati per responsabilità del Cavaliere. Si metta l’animo in pace Pier Luigi Bersani: quando si andrà al voto – e voci insistenti riparlano della prossima primavera – non potrà usare l’argomento crisi economica per attaccare il centro-destra. Che, certo, ha compiuto errori, ma non ha colpe nell’attacco specula tivo contro il nostro Paese. Ormai è provato che tale attacco è contro l’Unione Europea e non un singolo Paese.
La conferma viene dal fatto che nemmeno il professore della Bocconi, stimato dal mondo economico internazionale, riesce ad arrestare lo spread e la flessione della borsa, anzi i Btp a due anni hanno ora una rendita del 7.6%, poco meno i quinquennali e di decennali.
Né le manifestazioni di grande amicizia mostrate in pubblico dalla Merkel e da Sarkozy hanno portato un qualche vantaggio concreto, forse il colloquio a tre ha portato ulteriori motivi di inquietudine per i mercato visto lo scontro tra la Cancelliera e il presidente francese sugli e eurobond, sostenuti da Barroso, presidente della Commissione Ue e dalla Bce di Mario Draghi.
Il risultato comunque è che, al di là delle buone intensioni di partenza, ci ritroveremo con misure “lacrime e sangue” tali da devastare ancor più il semidistrutto ceto medio. E c’è da chiedersi perché – come suggerisce anche “Il Mondo” settimanale economico non ostile al novo governo – Monti non apre una trattativa con la Svizzera per ottenere quel che già hanno avuto Francia e Germania. Ossia la tassazione su depositi italiani nelle banche svizzere che rimarrebbero anonimi, ma pagando appunto una tassa. La Merkel ha, così, incassato decine di miliardi di euro e l’Italia ne avrebbe – questa la stima - ben 25, ossia la cifra prevista dalla manovra. Si eviterebbe, in tal modo, di toccare di nuovo le già martoriate tasche dei cittadini.
Tremonti non poteva fare una simile operazione per i suoi pessimi rapporti con gli svizzeri, Monti invece è in posizione migliore. Si dirà: ma i mercati non attendono, occorre far presto. D’accordo, ma se si aprisse subito una trattativa, resa ancor più agevole dalla strada tracciata da francesi e tedeschi, si avrebbero probabilmente gli stessi tempi dell’iter di approvazione della manovra che piace tanto alla Merkel sì da esserne impressionata. Inoltre, come i fatti dimostrano, la speculazione non si ferma con le misure pur se di “lacrime e sangue” e il nuovo governo correrebbe meno rischi considerate le ovvie reazioni all’antipasto di terapia anticrisi: reintroduzione dell’Ici, aumento dell’Iva e patrimoniale leggera.
Sia nel PD sia, soprattutto, nel Pdl i malumori, infatti, crescono e nemmeno i vertici segreti, come quello di ieri tra Monti-Alfano-Bersani-Casini (ma perché tanta segretezza, oltretutto con la notizia che, poi, trapela?) riescono a mettere d’accordo i partecipanti e slitta persino la nomina dei sottosegretari. Né giovano alla tenuta dell’improvvisata maggioranza parlamentare, che pare unire gli opposti, le uscite del ministro Riccardi che , forte delle dichiarazioni del Capo dello Stato, insiste sulla cittadinanza a chi, figlio di stranieri, nasce in Italia, o quelle di Pierferdy Casini che, indebolito dallo scandalo Enav, di fatto candida Mario Monti a Presidente della Repubblica, sapendo che a Palazzo Chigi punta il ministro Passera. Così si accentua il malessere nei due principali partiti.
Appare, poi, significativo che ai vertici segreti non venga invitato Di Pietro che, pure, ha votato a favore del nuovo governo e già, sentendo il vento che tira, sta prendendo le distanze, annunciando che non il suo partito non ne vuol sapere delle presidenze delle commissioni o di sottosegretari. ”Siamo fuori – ha detto – dalla logica di spartizione e lottizzazione delle cariche politiche” Non mi pare, questo, un buon segnale per il professore (in aspettativa) della Bocconi.