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Dallo scontro istituzionale alla riforma di sistema
Non è stato un bello spettacolo lo scontro istituzionale che abbiamo vissuto di recente. Uno scontro a tutto campo che ha coinvolto il Presidente della Repubblica e delegittimato la Corte Costituzionale per l’ira di Silvio Berlusconi dinnanzi alla bocciatura del Lodo Alfano. Credo che il premier abbia esagerato nei confronti di Giorgio Napolitano che di fatto, è stato sconfessato dalla Consulta visto che aveva controfirmato quel Lodo, con una postilla nella quale si ricordava che erano state compiute, dal Parlamento, quelle modifiche chieste proprio dalla Consulta nel dire no al precedente Lodo Schifani. E c’è anche il singolare caso di un attuale giudice costituzionale Cassese che, sul “Corriere della Sera” aveva scritto, riferendosi appunto al Lodo Schifani, che erano state giuste le obiezioni mosse, ma non c’erano problemi di costituzionalità, per poi non solo cambiare idee, ma anche, si dice, convincere il suo collega Tesauro a bocciare il provvedimento. Anche da qui l’ira di Berlusconi che ha tacciato la Corte Costituzionale d’essere di sinistra e, quindi di emettere anche giudizi politici.
Ora anche il premier mi sembra aver abbassato il tono, rilanciando il discorso delle riforme.Che sono indispensabili e non debbono esserci tabù nella discussione, voglio dire che si può parlare tranquillamente di presidenzialismo alla francese o di cancellierato alla tedesca e di altre modifiche alla Costituzione visto che spesso essa è superata da quella materiale come ha dimostrato un illustre studioso come Giorgio Lombardi.
C’è quindi da augurarsi che sia possibile avviare in Parlamento un sereno confronto su tutta la materia. Senza pregiudiziali e senza tirar fuori accuse di antidemocrazia se si propone di aggiornare e modernizzare la nostra Carta per adeguarla ai profondi cambiamenti intervenuti in oltre sessant’anni di vita nazionale e globalizzata.
Un segnale positivo in tale direzione è venuto dal fatto che la vecchia intesa tra Berlusconi e D’Alema, dopo gli alti e bassi di un dialogo riservato, sia venuta alla luce. Sono convinto che il cordiale colloquio svoltosi tra i due nei giardini di Villa Madama a Roma e le amichevoli battute scambiate successivamente ad uso dei giornalisti siano messaggi inviati agli altri politici oltreché al Paese. Ha detto al momento dei saluti, il premier :”spero che occasioni come queste ve ne siano altre.” “Io sono sempre pronto” ha risposto D’Alema . Sarei curioso di sapere come ha reagito il segretario del Pd Dario Franceschini, per il quale Berlusconi è un “quasi-dittatore”. Diverso invece, l’atteggiamento di Pierluigi Bersani che ha la sponsorizzazione dalemiana e che, dopo aver vinto nei congressi sezionali, dovrebbe farcela anche nelle primarie non ancora svoltesi mentre scrivo. Un punto interrogativo resta comunque all’interno del P.D. l’utilizzo da parte del Senatore Ignazio Marino dei voti a lui dati. Se tra i democratici si rinuncerà davvero all’antiberlusconismo e con una nuova segreteria si farà sì opposizione anche decisa, ma corretta non rinunciando al confronto e al dialogo, forse si aprirà davvero una nuova stagione politica. Auguriamoci sia così.
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