I democratici vorrebbero in Italia un governo d'emergenza con Berlusconi

L’indiscrezione viene dagli Usa ed è clamorosa: i democratici Usa vorrebbero, per l’Italia, un governo  di salute pubblica, ossia da “grande intesa”, presieduto da Silvio Berlusconi. Di fatto l’Esecutivo dovrebbe comprendere il Pdl, la Lega, l’Udc e una parte del Pd, soprattutto gli ex-popolari.  L’obiettivo sarebbe quello di affrontare nel miglior dei modi la crisi e attuare le necessarie riforme di struttura. Per questo si stanno facendo pressioni su alcuni politici italiani e si spiega anche l’offensiva del proprietario del Gruppo Espresso e Repubblica, l’ing. Carlo De Benedetti, contro  il segretario del Pd Bersani e contro Massimo D’Alema che non avrebbe “fatto nulla”, mentre “Berlusconi qualcosa ha fatto”.
Evidentemente Pierferdinando Casini, pur non collegato con i democratici Usa, aveva avuto sentore delle loro preferenze per l’Italia. Da qui la sua proposta di un governo istituzionale  che, come formulata, aveva assunto tutt’altro significato, ossia contro l’attuale premier ed a favore, mettiamo del presidente della Camera .
Già, dopo le sconfitte elettorali del Pd, i democratici Usa  erano intervenuti, puntando su Francesco Rutelli  che era uscito dal partito per fondare l’API, ma non ha potuto mantenere la promessa di formare i gruppi parlamentari  alla Camera e al Senato. I maligni sostengono che, proprio per questo, non sono arrivati i finanziamenti necessari a sostenere un partito autonomo.
Gli stessi ambienti americani avevano, poi, preso contatto con Gianfranco Fini  che pareva avere un certo seguito anche parlamentare, ma anche in questo caso le scarse truppe reclutate hanno fatto fallire l’operazione che ora sembra  sia stata ripetuta nei confronti di Walter Veltroni, antico amico degli States e grande ammiratore di Obama. Noa caso l’ex-sindaco di Roma è di nuovo sceso in campo, rinunciandoall’amata Africa,  guidando, spalleggiato da Dario Frnceschini, l’opposizione interna al Pd e attaccando duranmete la linea del segretario Bersani. E’ difficile, a mio avviso, che Veltroni  possa far parte di una maggioranza da “salute pubblica” guidata da Silvio Berlusconi, né mi pare possa essere della partita Franceschini, ma gli ex-popolari, Franco Marini in testa, certamente sì sempre più estranei, come sono, all’attuale politica dei Democratici italiani.
Ovviamente, questa sarebbe solo una tappa verso la creazione  di un centro-sinistra  stile “prima repubblica” quale quello che venne tratteggiato al Lingotto di Torino proprio da Walter Veltroni.
Silvio Berlusconi sarà disposto ad accettare la leadership di una coalizione così composta? Forse in estrema ratio. Per il momento credo che  punti a fare pulizia nel Pdl , a trovare una tregua con Fini o a costringerlo ad andarsene e a rinsaldare l’intesa con una Lega che i sondaggi danno quasi al 15%. Che unito al 34% del Pdl e all’1.8% de La Destra  darebbe la maggioranza assoluta al nuovo centro-destra senza i finiani. Cosi’ il Cavaliere può avere sempre presente l’opzione delle elezioni anticipate se trovasse ostacoli nella sua azione. E’ 0 vero che gli amici di Fini giurano fedeltà al governo e lo stesso leader ha detto “ chi pensa che il gruppo di parlamentari, che si riconosce attorno alle questioni che io pongo, possa avere  come obiettivo quello di far cadere il governo, non ha capito assooutament e niente.”  Sono parole chiare alle quali dovranno seguire i fatti. Di certo è che le truppe finiane in Parlamento non sono in numero tale da impedire le eventuali elezioni anticipate.


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