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di Terzoli e Vaime
con la collaborazione di Montesano
musiche e canzoni di Claudio Mattone
coreografie di Gino Landi,
scene di Umberto Bertacca,
costumi di Lucia Mirisola e Alessandro Ciammarughi
regia di Pietro Garinei

Dieci anni fa Enrico Montesano presentò “Beati voi”. Fu un successo che segnò molti punti a favore della sua carriera. Ora, con un’energia vitale che sfida il tempo e una capacità scenica ancora più collaudata, l’attore ripresenta lo stesso musical, aggiornato, attualizzato e rinnovato negli effetti scenici della coreografia. Enrico, il protagonista, è uno qualsiasi di una famiglia qualsiasi italiana, ma nasce proprio il 2 giugno del 1946 insieme alla Repubblica Italiana. Le tappe della sua vita sono intrecciate alle vicende del nostro sconclusionato paese e la stessa ironia benevola e sagace che accompagna le esperienze individuali fa da sfondo all’evoluzione del costume della società. Si ride con il protagonista, perché le sue battute hanno sempre un riscontro nei nostri ricordi, si segue il ritmo del balletto perché le musiche sono quelle che hanno accompagnato un po’ tutti nelle feste o nelle sale da ballo, e, anche se è dolce colorare di nostalgia il passato, non manca il filtro dell’umorismo e della satira per sdrammatizzare i toni. Ora c’è la realtà di un millennio che ci siamo lasciati alle spalle, ora c’è la saggezza che sa vedere aldilà delle utopie, c’è la consapevolezza di un cammino già fatto e, come Enrico, anche i cittadini italiani si trovano di fronte ad un mondo assordante fatto di sponsor, di etichette e di messaggi pubblicitari, un mondo complesso da decodificare, dove le vecchie categorie politiche e sociali non funzionano più e dove anche i sentimenti scivolano fuori dalla famiglia e creano strade nuove da percorrere lontano dalle case paterne. Al titolo emblematico “Beati voi“ si è aggiunto un altrettanto emblematico “malgrado tutto”: malgrado tutto ciò che è successo, malgrado i sogni svaniti, le amarezze raccolte, i cambiamenti e le esperienze raccolte negli anni, Enrico pensa che c’è uno spazio per sorridere, un tempo per sperare, un modo di procedere dal passato al futuro, un senso da dare alla propria esistenza e da trasmettere ai posteri, perché tocca a loro continuare nella ruota che gira da una culla all’altra, da una storia all’altra, che sia quella di uno qualsiasi o sia quella di un popolo bislacco come quello italiano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giango de'Julio