

La
scultura ha trovato in questi ultimi tempi, soprattutto in Italia, una
attenzione singolare. Mostre pubbliche e private ne segnalano la
caratterizzazione, la sua natura, il suono della materia di cui si compone.
Una delle figure più interessanti, e potremmo dire la scultrice più vivace,
più creativa, più vera, pare essere Rachele Bianchi, già conosciuta dai nostri lettori
per via di uno scritto uscito qualche tempo fa sui suoi disegni, che erano pur
sempre disegni di una scultrice.
L’occasione di parlar nuovamente di lei ci
sovviene dalla mostra che la nostra artista tiene alla galleria Zunino di
Milano, gloriosamente diretta da Ada Zunino, nume tutelare dell’arte italiana
contemporanea.
Sono ormai dieci anni che l’attività della scultrice milanese
ha avuto un impulso decisivo, con una serie di mostre di forte impatto non solo
creativo ma in luoghi canonici dell’arte italiana. La mostra che di questi tempi
si tiene a Milano fa vivere questo respiro allargato non solo sulla produzione
recente ma sull’impegno che dal 1993 Rachele Bianchi evidenzia clamorosamente. E
con le firme più prestigiose della cultura italiana che hanno confermato con
testi in catalogo questo ricco processo di lievitazione artistica, nel 2002 la
scultrice è stata insignita del premio per la carriera con il Premio delle Arti
- Premio della Cultura che si è tenuto a Milano nella sua quattordicesima
edizione.
L’universo femminile
coinvolge da sempre in modo emblematico la scultura di Rachele Bianchi che ha
esemplato in marmo, in bronzo, in terracotta e in ceramica, preziose immagini,
definite via via “gotiche” da Luciano Caramel, cariche di “ragione” da Raffaele
De Grada, “late” da Enzo Fabiani, per citare alcuni nomi.
Cosa sono e cosa
rappresentano queste donne scolpite da Rachele Bianchi?
Rappresentate in
piedi o colte in attimi di riposo, appaiono avvolte di spirito fiero, intrise a
volte di umana sensibilità, a volte cariche di una regalità intensamente letta
persino nella pelle della scultura, come nel caso delle spigolature geometriche,
delle fasciolate intersecazioni e del duplice spaccato di “Grande Simbiosi”,
ultima opera in ordine di ricerca, datata 2001- Grande scultura in bronzo
dorato, altezza 180 cm, a misura d’uomo, in esemplare unico, capace di suscitare
emozioni intense, di cogliere questa matrona nel suo vestiario ricamato a mo’ di
labirinto da una parte e dall’altra in un lamellare linguaggio segno di
insostituibile eleganza. Il talento di questa scultrice fuoriesce ispessito
dalla sua schiva esistenza, dal suo raddolcito percorso che ha tappe di successo
di storica rilevanza in spazi pubblici e privati, e che ha contribuito a dare a
questo nuovo millennio la forza di credere ancora alla scultura “lingua morta”.

Quel che più incanta e
convince nella scultura di Rachele Bianchi è quella logica di equilibrio tra la
decorazione segnica e geometrica delle forme vestite e la ossatura di fondo che
conturba e essenzializza ogni corpo.
Bellissimo è dir poco, a visione
ottenuta di queste opere di Rachele Bianchi; come bellissimo è lo sguardo
misterioso di queste donne dentro il tempo che le avvolge in un perpetuo vivere.
Rachele Bianchi è questo grande capolavoro della cultura artistica italiana,
e a lei vanno ascritti altrettanti capolavori di insostituibile forza, di
insostituibile bellezza, di insostituibile grazia. Il mito femminile ha trovato
ancora una volta un capitolo esemplato con rilievo per il tramite di un nome già
scritto a lettere cubitali.


