

Scherzi
di internet. Ero lì, in tutt’altre ricerche affaccendato, quando spunta fuori,
da un nome infilato in un “motore” all’opera, il mio, di nome. E’ in un articolo
per il giornale telematico “Il nuovo.it” del 24 gennaio 2002 del noto giornalista
soprattutto sportivo, Gian Paolo Ormezzano, abitualmente firma de “La Stampa”.
Titolo:
”Lo sport, uno spettacolo per guardoni”,
sottotitolo o sommario: ”Una pornostar sponsorizza una squadra di volley
e monta lo sdegno ufficiale del mondo sportivo. Ma perché sdegnarsi? Lo sport
è pornografia e gli spettatori sono guardoni che assistono a performance esaltanti
che non potranno mai fare”. E pensare che quasi trent’anni
fa mia madre ci pianse… Se non avete capito il riferimento, avete ragione
e mi spiego subito. Intanto, il racconto è un modo per dire come internet
possa cambiare la vita in termini di ricerca, ed essenzialmente di memoria,
con tutte le osservazioni del caso, positive se si pensa alle grandi chance
tecnologiche, negative se si obietta che un computer che sostituisce il tuo
cervello rischia anche di renderlo pressoché inutilizzabile…
Poi c’è la materia dell’articolo, tutto sommato abbastanza interessante per
un semiologo da strapazzo, un sociologo naif, uno “sportivo vero”: non vi
riepilogo il nocciolo dello scritto di Ormezzano, perché, come gli capita
spesso, anche qui vox media, è un pregio e un difetto insieme, il sommario
citato qui su lo ha già fatto per me. Ma benedetto figliolo, che c’entra tua
madre, sarete curiosi di sapere.
Un momento di pazienza. L’articolo si conclude con il seguente capoverso:
“E infine ci piace (beh) tornare qui su una tesi che a suo tempo mediammo
da Oliviero Beha, allora promettente giovine di studio in un giornale sportivo.
Lo sport si schiera contro una pornostar…, ma lo stesso sport è (anche) pornografia,
almeno ai suoi livelli alti di show-business. Pensateci un po’: si va allo
spettacolo sportivo per vedere dei professionisti far bene, al massimo, quello
che anche noi vorremmo fare, ma non possiamo. E allora lo sport come un live-show?
In un certo senso sì, almeno a livelli alti di prestazione. Con noi guardoni
che assistiamo, invidiamo, emotivamente partecipiamo”.
La tesi cui fa riferimento Ormezzano la esposi in un lungo articolo intitolato
“Atletica come pornografia” uscito sul quotidiano sportivo torinese
“Tuttosport” (cui collaboravo da esterno) nel lontano 1974: prendendo spunto
da uno scritto di Umberto Eco sul voyeurismo dell’epoca, allargai la tesi
all’atletica che Nebiolo e c. stavano cominciando a “spacciare” in pompa magna
come spettacolo, gagliardi imbonitori appunto dell’atletica-spettacolo, formula
allora in voga.
Cercavo di mettere in guardia dai rischi del guardonismo nei confronti di
una disciplina sovrana, autentico metro culturale per la civiltà di un paese,
che, poco praticata e “sentita” in Italia, veniva messa all’incanto per denaro.
Sennonché la mia intemerata provocò un intervento durissimo di risposta sul
medesimo “Tuttosport”, in prima pagina, con grande evidenza, in cui si dava
del pornografo a me (facendo piangere la povera mamma Gigliola…) perché avrei
insultato l’atletica, avrei dimostrato di essere un perverso per chissà quali
ragioni e… insomma paraponziponzipà. Intervento, leggete leggete, senza firma,
anonimo, con un distico del direttore del giornale che spiegava che “sì,
di solito le cose anonime non si pubblicano, ma in questo caso trattandosi
di un personaggio importante abbiamo fatto uno strappo…”.
Naturalmente non ebbi possibilità di replica…
Si seppe poi senza sforzo che l’autore materiale o comunque il mandante dell’articolo
era stato proprio lui, il presidentissimo della Federatletica, e poi di tutte
le atletiche planetarie, oggi scomparso, Primo Nebiolo. E fin qui va bene.
Cioè non andrebbe, ma glissiamo…
Ma se vi dico che l’allora direttore di “Tuttosport”, vero lacché nella contingenza,
era per l’appunto quello stesso Gian Paolo Ormezzano di cui vi ho citato il
pezzo di 28, sì, 28 anni dopo?
Altro che “atletica come pornografia”!
”Memoria, oppure omissione, o menzogna, o servilismo, o codardia, come pornografia”,
non vi pare? E non vi sembra un utile episodio per ritornare sul livello della
categoria giornalistica di cui spesso anche qui mi dolgo?
P.S. Devo ricordarmi di far leggere questo articolo rifusorio a mia madre,
poverina…
