

La drammaturgia di Pirandello si fonda sulla spontaneità del rapporto tra situazione e condizione, persona e personaggio, realtà e finzione scenica. Il che rese necessario un lungo periodo di osservazione, compiuto dal drammaturgo, sugli esseri umani e il loro comportamento. Dall’analisi della realtà deriva l’utilizzo di eventi grotteschi, casi apparentemente senza via d’uscita, una folla di creature dissociate, schiave di pregiudizi e desiderose di una libertà impossibile.
prove di "Ma non è una cosa seria"
Tra i diversi lavori pirandelliani pare emblematica di quanto si è appena
detto la commedia "Ma non è una cosa seria", rappresentata la prima
volta a Livorno nell’autunno del 1918 dalla compagnia di Emma Gramatica.
Divisa in tre atti, la pièce descrive la decisione paradossale del protagonista,
Memmo Speranza, di sposarsi per finta al fine di non correre il rischio di
giungere a un autentico matrimonio che gli avrebbe potuto creare strascichi
e complicazioni a non finire, visto che per carattere Memmo si innamora perdutamente
e, per giunta, con molta frequenza. La scelta della “moglie” cade su una giovane
donna apparentemente insignificante e trasandata che dirige una pensione,
Gasparina. Tra i due si sancisce un patto da rispettare assolutamente: il
matrimonio sarà valido giuridicamente, ma solo per apparenza, e in cambio
Memmo offrirà alla donna tranquillità economica e una casetta in campagna
con un po’ di giardino. La decisione dell’uomo non è campata in aria, ha una
sua logica, una serie di ragionamenti assurdi la sostiene, anche perché si
è appena salvato da un duello contro un possibile futuro ex cognato. Memmo
/ Don Giovanni vede in Gasparina la risoluzione alle proprie questioni amorose:
divenire un uomo sposato alla luce del sole sarà per lui una maggior difesa
nei confronti delle altre donne e per Gasparina un vantaggio economico e una
vita più serena e meno pesante. Il matrimonio avviene in allegria alla presenza
degli altri frequentatori della pensione; a breve Memmo perderà la testa di
nuovo per una donna, che aveva lasciato poco prima, e si pentirà della “pazzia”
del finto matrimonio, ma per un breve periodo. Gasparina, nel contempo, conducendo
un’esistenza tranquilla e meno faticosa, diviene radiosa, quasi si trasforma,
mentre il vecchio signor Barranco, che da sempre la ama, vorrebbe togliere
Gasparina da questa situazione, invocando l’annullamento del matrimonio perché
non è stato consumato.
Per questo consiglia alla donna di far visita a Memmo e di invitarlo nella
casetta in campagna, dove il signor Barranco gli esporrà la soluzione da lui
escogitata, e cioè la libertà per Gasparina di tornare nubile.
A questo appuntamento Memmo non mancherà e capirà subito di non desiderare
affatto l’annullamento delle nozze, anzi scoprirà di essersi innamorato veramente
di Gasparina che ora è diventata affascinante, amabile, ridente negli occhi.
Le donne precedenti gli appaiono vanesie e superficiali, non fanno più per
lui e desidera con tutto se stesso Gasparina, che da tempo lo ama in silenzio
ed aveva accettato il matrimonio più che per interesse con la speranza di
trasformare la loro unione in una cosa seria e duratura. Questa commedia,
iniziata nell’assurdo, termina con un lieto fine: le presunte follie amorose
pertanto si mutano in amore verso una donna che alle qualità fisiche associa
anche quelle di bontà d’animo e onestà. Ma, nonostante il finale, Memmo rimane
nel novero delle persone alla ricerca di sé, con un inevitabile destino di
sofferenza, è della schiera di chi è prigioniero delle convenzionalità della
società borghese, un’anima ribelle che si consuma all’interno di limiti sociali
precostituiti.
scena de "Il gioco delle parti"
Tutto questo appare ancor più evidente nel personaggio di Leone Gala della
commedia "Il gioco delle parti". Anche lui è uno sconfitto dalla vita,
da uomo sensibile subisce la tragedia dell’esistere. Tuttavia dopo il disinganno,
dopo il naufragio dei suoi sogni e delle sue aspirazioni, che si concretizza
nel fallimento coniugale, dopo aver capito il gioco che gli è toccato in sorte,
Leone si difende e si rende conto che esiste una possibile via d’uscita nel
diventare, contro la propria indole, a sua volta disumano, uccidendo i sentimenti,
rallegrandosi delle pene altrui, cercando di vivere senza passioni, ma con
una sorridente disperazione.
E’ infatti il tema del matrimonio, della separazione di comune accordo, della
finzione agli occhi altrui ad essere il motore de "Il gioco delle parti".
Oltre a Leone, gli altri vertici del triangolo amoroso sono sua moglie Silia
e l’amante di lei, Guido Venanzi. Da intellettuale ironico, apparentemente
distaccato e superiore, senza scandali ha lasciato, per volere di lei, l’appartamento
alla moglie, portandosi via solo i libri a lui cari e gli arnesi di cucina,
elementi primari dell’arte culinaria di cui si diletta.
Silia, la moglie interiormente infelice e tormentata, non sopporta più il
carattere di Leone, la sua presenza composta, anche nei confronti del suo
amante Guido. Nei patti della separazione vi è anche l’accordo che Leone ogni
sera passi da casa per informarsi sulle possibili novità. Una sera, mentre
viene fatto salire apposta da Silia per farlo ritrovare a faccia a faccia
con Guido, imbarazzato e inetto, al contrario Leone mostra di non essere scalfito
dalla presenza dell’amante e in quest’occasione espone la propria filosofia
di vita imperniata sul superamento delle passioni, sulla razionalità che vince
tutto grazie a una corazza-scudo nei confronti della vita: ogni sentimento,
accadimento o persona va svuotato o ridotto a puro ragionamento, compensando
questo vuoto con un giocattolo buffo, la filosofia e la cucina nel suo caso,
pensando così di aver raggiunto un equilibrio interiore invidiabile.
Così come un uovo che la vita ti getta contro, se non sei pronto a prenderlo,
si disintegra per terra o addosso a te, mentre se lo afferri con le mani,
puoi fargli un buchino e bertelo, e il guscio che ti resta è come il concetto,
ci giochi un po’, poi, frantumandolo, lo getti via. Silia entra in scena,
recando per l’appunto un guscio d’uovo per il marito, il quale a sua volta
lo porge ridendo all’amante, perché non è Leone ad averlo bevuto.
I nervi di Silia non reggono all’indifferenza apparente del marito e, sportasi
dalla finestra, getta il guscio tentando di colpire con l’uovo vuoto il marito
sul portone. Ma ciò non accade: colpisce un giovane che fa parte di un gruppo
di ubriachi, i quali credono di trovarsi sotto casa della mondana Pepita e
interpretano il lancio del guscio come un invito a salire. Mentre irrompono
in casa di Silia, lei viene folgorata da un’idea. Dopo aver chiuso a chiave
Guido, che non deve apparire in quanto amante, accoglie i quattro, si fa dare
il biglietto da visita da uno di loro, mentre gli altri inquilini la soccorrono,
attirati dal frastuono. Ma la donna ormai è stata oltraggiata, anche se il
marchese Miglioriti, quello del biglietto da visita, rinsavito, si scusa con
lei che però non intende ragioni. Il piano di Silia prevede che il marito
si esponga in un duello con il marchese per il disonore arrecato alla moglie.
L’indomani Silia narra l’accaduto a Leone, che la loda per la sua accortezza
di aver serrato l’amante e mostra l’intendimento di difenderla come lei desidera.
Pare non tirarsi indietro, anzi incarica Guido di fargli da secondo, mentre
la notizia si sparge in tutta la città. Per questo Leone, sicuro di sé, ha
dato a Guido un mandato tassativo, senza possibilità di riconciliazione. Il
marchese Miglioriti, oltre a tirare bene di scherma, ha un’ottima mira con
la pistola, elementi che non dovrebbero lasciare scampo al povero Leone, che
mostra un’estrema tranquillità di fronte al pericolo. Tuttavia la mattina
del duello Leone se la dorme: il medico e i suoi padrini giungono in casa,
ma lui, alle richieste pressanti di vestirsi per il duello, afferma che non
intende cadere in questo tranello preparatogli ad hoc, e che nel gioco delle
parti spetta a Guido difendere l’onore della propria donna. Così nel duello
l’amante troverà la morte, mentre Silia e Leone riprenderanno a vivere ciascuno
nella propria infelicità. In ogni caso soprattutto per Leone, che si crede
una persona lucida e che presume di aver capito il gioco, è una sconfitta,
perché forse non ha compreso che lui stesso è una parte di un gioco freddo
e disperato.
Alla fine è proprio il marito filosofo la vera vittima, poiché si era illuso
di avere la meglio con la ragione, mentre la sua ricerca di esistere si trasforma
in una rovinosa caduta nel vacuo abisso dell’inconsistenza.

