

E'da molti anni che seguo con estremo interesse la figura e l’opera di Bruno Fael, uno dei pittori italiani contemporanei più apprezzati dalla critica internazionale e uno dei più dotati nel comunicare emozioni forti con forme e colori, una ricerca fermentante e una spettacolarità creativa talmente evidente da risultare connaturata al nostro tempo. Questo vivace inserimento e rapporto con la storia estetica contemporanea offrono il lato dei suoi interventi a una lettura a più voci, a una lettura che non è solo storica e letteraria, ma muove tutti i filoni dell’avanguardia moderna e postmoderna.
Ecco
allora che una grande mostra antologica dell’artista si tiene ala Fondazione
delle Stelline di Milano, nella Sala del Collezionista, tra febbraio e marzo
2003, quasi a consacrare questo lungo percorso compiuto dal maestro insieme
a tanti altri intellettuali che gli sono stati vicino in questi anni, pittori,
scrittori, musicisti, cantanti e attori, con i quali ha condiviso le vicende
più vere, gli svolgimenti maggiormente legati all’attualità e, soprattutto,
la passione per la cultura e l’arte. Questa attualità è stata sempre viva,
ma lo è maggiormente oggi, tanto che lo stesso titolo della mostra recita:
“Fael incontra il grande cinema”.

E’ un affondo sulla storia e sul costume del nostro tempo, grazie a una visione riportata dall’artista pittoricamente su grandi tele, con una capacità sintetica di riscrivere con forme e colori le vicende di uno svelamento che ha le fila tra la spettralità e l’ironia. Come molti altri artisti contemporanei, specie italiani e statunitensi, Fael si è confrontato, dipingendoli, con i film più affascinanti e belli degli ultimi tempi. Ecco “2001 Odissea nello spazio” di Stanley Kubrick, “Casablanca” di Michael Curtiz, “Il mago di Oz” di Victor Fleming, “Agente 007 al servizio di Sua Maestà” di Peter Hunt, e ancora “Tempi Moderni” di Charlie Chaplin; tutte opere di grande realizzazione, di grande energia, di grande densità poetica e pittorica. Bruno Fael ha mantenuto, nell’eseguire questo ciclo particolare di decine e decine di lavori, quello stile che da sempre lo caratterizza e che nasce in quell’ambito postcubista, mai riduttivo ma ampliato semmai in quell’international style che riduce e assembla e vi aggiunge quel gioco pop, ornamentale e decorativo. La verità più affascinante è che Fael ha saputo esprimere la sua arte, vitale e interiore, ma anche gioiosa e epidermica, utilizzando nel tempo i più diversi materiali, dal sughero al cuoio, dai polimeri alle statue di cemento, come quelle realizzate in Egitto e in Kenia e che hanno dato modo di significare ancor più la multiforme poliedricità dei suoi interventi ormai conosciuti in più paesi del mondo. Attenzione, questa, sollevata anche dai critici di piano internazionale, come Pierre Restany che ha curato la monografia dell’artista qualche anno fa o il collega francese Frederic Altmann. C’è da dire che l’attività di Fael, che oggi trova compimento a Milano nella grande mostra antologica alle Stelline, lo ha visto già impegnato in oltre centocinquanta personali in tutto il mondo, e tra le più recenti non possiamo dimenticare quelle al Consolato italiano di Lugano, al Museo di Sant’Apollonia a Venezia, all’Ain Soukhna e First Mall del Cairo in Egitto, fino alla Galleria d’Arte Moderna di Houston. Bruno Fael, che è nato in Friuli nel 1935 ma è residente a Milano da moltissimi anni, qui si è rapportato con il mondo artistico frequentando non solo il mondo di Brera, ma tutti gli spazi e gli artisti più vivaci dell’arte milanese, da Dova a Kodra, ed esponendo perfino in quella classica sede che è la Rotonda della Besana. Artista poco nostrano, più aperto all’internazionalità e alle esperienze che l’arte ha vissuto negli ultimi anni; lo chiarisce il suo mondo pittorico che gravita in quello spettacolarismo non solo di colori ma di febbricitante germinazione di forme, che si aggregano, queste ultime, come per gemmazione, edificando quel grande sistema che è il suo stile tutto particolare. E’ un artista, Fael, che fa innamorare dell’arte chiunque si avvicini da profano a un mondo spesse volte così distante, proprio perché elettivo e fortemente selettivo. Ancora una volta questa mostra milanese chiarisce non solo lo spessore dell’artista, ma ne mette in luce le peculiarità più vive e lo sostanzia storicamente a una realtà e a un tempo che vive profondi mutamenti e scontri di culture. Fael è ormai un artista che sente il respiro del tempo e lo rappresenta nei suoi capolavori, come pochi hanno già fatto.


