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Anche il teatro europeo dell’est, ai primordi del Novecento, si sviluppò quale fenomeno d’arte collegato alle istanze nazionalistiche che si stavano diffondendo un po’ in tutta Europa: ogni popolo desiderava la libertà e una nuova letteratura che fosse figlia del proprio idioma. Di rilievo la nascita del movimento “Mloda Polska” (Giovane Polonia), fautore dell’indipendenza dell’arte nei confronti di qualsiasi precetto e regola. Tra le personalità che aderirono a questa corrente, incontriamo Przybyszewski e Wyspianski, di cui il primo fu il vero ideologo del movimento e si cimentò pure in testi teatrali di natura simbolista. Tra le sue opere ricordiamo Per la felicità(1900),Danza dell’amore e della morte (1901)e Neve(1902). Questi testi pongono l’accento sul dissidio presente tra passione e ragione morale e fatalmente sfociano nel dramma.

Il secondo autore, Stanislaw Wyspianski, oltre a essere pittore di buon livello, fu drammaturgo e scrisse tragedie di ispirazione classica, dove i riferimenti al mondo greco costituivano la fonte primaria: Meleagro (1898), Protesilao e Laodamia (1899), Achilleide (1903) e Il ritorno di Ulisse (1907). Richiamandosi a problemi storici temporalmente più vicini a lui, Wyspianski scrisse anche quattro drammi che hanno come tema le insurrezioni avvenute tra 1830 e 1848, ossia La Varsaviana (1898), Lelewel (1899), La legione (1900), La notte di novembre (1904). Inoltre la sua produzione drammaturgica si completa con due tragedie di carattere popolare: L’anatema (1899) e I giudici (1907).

Non meno fiorente il panorama letterario ceco, a cui il primo conflitto mondiale contribuì a dare lo spunto per diverse opere, tra cui Le avventure del buon soldato Sveyk durante la guerra mondiale di Jaroslav Hasek (1883-1923), romanzo rimasto incompiuto. Si tratta di un’opera sarcastica che travalica la tematica antimilitare e il destino del popolo boemo. Sveyk, testo assai popolare, ebbe numerose riduzioni teatrali, tra le quali la notissima ripresa compiuta da Bertolt Brecht negli anni ’40, con il titolo di Schweyk nella seconda guerra mondiale (1941-1944). Grazie all’ironia e al burlesco Hasek può difendersi da forze esterne sovrumane e il personaggio da lui creato risulta un anti-eroe che vive situazioni tragicomiche nel contesto storico desolante della guerra. Il romanzo narra, appunto, le avventure di un boemo arruolato come soldato semplice nell’esercito austro-ungarico all’inizio della prima guerra mondiale. Egli, ingenuo, tolto dal contesto familiare e dalla sua attività (il commercio di cani) conduce alla disperazione i propri superiori per i disastri involontari o meno, da lui causati, mettendo altresì alla berlina la burocrazia militare e le azioni di guerra.

Pari notorietà ottenne Karel Capek (1890-1938), anch’egli ceco, che nelle proprie opere teatrali optò per un chiaro pragmatismo e per una visione pessimista qua e là attenuata da una rassegnazione disincantata, riuscendo a tratteggiare con acuta satira e humour i difetti più radicati dell’inizio del ventesimo secolo. Tra i suoi testi RUR (Rossum’s Universal Robots) (1920) e L’affare Makropulos (1922). Nel primo testo l’autore rappresenta il progresso estremizzato: la costruzione di robot al servizio degli uomini, a cui si contrappone la ribellione delle macchine, che finiscono per annientare i propri inventori. Ne L’affare Makropulos, invece, si parla di una donna che, grazie a una ricetta prodigiosa, continua a vivere e a mantenersi giovane per più di trecento anni. Tuttavia, nel momento in cui cerca di offrire ad altri la sua straordinaria ricetta di eterna giovinezza, nessuno intende accettarla e seguirla, pensando a quanto sia terribilmente innaturale un’esistenza umana senza fine e fuori dal tempo.

Nello stesso periodo emerse Ferenc Molnàr (1878-1952), giornalista e scrittore ungherese, celebre per il fortunato romanzo I ragazzi della via Paal (1907), un evergreen per tutte le età. In campo teatrale numerose sono le opere che Molnàr ci ha lasciato e, tra queste, la commedia Il diavolo (1907) e soprattutto Liliom (1909), poema che ha per protagonista l’imbonitore di un parco di divertimento. In scena si succedono varie vicende ora ambientate nella vita quotidiana, ora nell’aldilà. Liliom è un uomo incapace di dimostrare affetto o amore e si comporta in modo violento e truffaldino, sino ad associarsi ad un altro delinquente per compiere una rapina, durante la quale,però, incontrerà la morte. Condotto nell'aldilà, dopo aver subito la condanna di bruciare sedici anni nel fuoco, Liliom ottiene la possibilità di ritornare sulla terra, onde espiare definitivamente con una buona condotta, ma ancora una volta non riesce a essere diverso da quello che è e getta via questa seconda occasione, continuando a rubare e ad essere schiavo della propria natura violenta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

.Franco Manzoni