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Molta gente si chiede: cosa sta accadendo nel nostro Paese? Come mai dopo un periodo abbastanza tranquillo gli scioperi si susseguono, i sindacati non riescono più a gestire gli iscritti, nel parlamento continuano ad imperversare polemiche sempre sul filo giustizialista dentro e fuori gli schieramenti ogni qualvolta si parla di riforme?
Tutto un gran da fare e disfare, scandali in economia risparmi di anni di lavoro volatilizzati ecc.ecc. Cosa accade? La nostra ipotesi in sintesi potrebbe essere questa: avviene quanto accade in una casa dove non si è fatto ordine e pulizia per anni e si decide di ripulirla, ristrutturarla.
All’ordine apparente subentra il caos: per pulire, per cambiare, il disordine è inevitabile, ma in famiglia arrivano giorni terribili. I familiari irritati sbuffano per le cose che non si trovano più al solito posto; i vicini protestano per i vari rumori generati dagli addetti ai lavori; gli operai non consegnano nei tempi prestabiliti …. e via discorrendo. Tutto questo accade, più o meno, quando si fanno delle innovazioni, quando si buttano cose inutili accumulate nel tempo e obsolete. E’ ciò che è in atto nella nazione Italia, ovviamente più in grande e con problemi più seri, tra l’altro irrisolti da anni,. Per cinquant’anni niente di nuovo, il solito tran-tran, per dare l’immagine del pulito bastava buttare l’immondizia sotto i tappeti. Qualche scandalo messo subito a tacere secondo gli interessi degli uni o degli altri, anche se di scandali il vaso di“Pandora” era colmo. In questo clima stagnante è maturata l’impellente esigenza di cambiare, di adeguare le norme alle nuove istanze sociali.
Per cambiare, tuttavia, si devono toccare diritti acquisiti, seppure arbitrariamente per usucapione, ed inizia il caos. Ad esempio, per anni tutti, chi più chi meno, hanno avuto motivo di protestare per l’eccessiva burocratizzazione in essere nel nostro paese, quindi, si è detto, verrà semplificato l’iter delle pratiche presso le strutture statali. Sempe ad esempio: la legge che definisce le norme alle quali si devono attenere le case farmacuetiche per l’informazione scientifica, contiene una serie di numeri di articoli con scritto “abrogato”.
Per conoscere la norma abrogata è necessario andare a consultare l’originale della legge e seguire di volta in volta a ritroso le variazioni effettuate. Con la speranza di cambiare si è detto: ben venga anche il caos.
Ed ecco che, fra scioperi e girotondi vari, viene fuori lo scandalo finanziario della Parmalat; l’argomento fa notizia, e naturalmente iniziano a susseguirsi in televisione vari talk show monotematici. In ognuno vengono invitati i soliti personaggi: esperti in finanza, politici, sindacalisti, opinionisti, ecc.... i quali hanno il compito di suggerire soluzioni efficaci e di rapida attuazione onde evitare o quanto meno rendere più difficili gli intrighi finanziari e le truffe nei confronti degli azionisti, delle società quotate in borsa . L’indice di ascolto in questi casi è sempre molto alto, così come tante e squalificanti sono le banalità che vengono dette, le proposte che scaturiscono.
Le soluzioni suggerite, quasi tutte, renderebbero più formali e frazionate le procedure di controllo,e la moltiplicazione delle verifiche rende, come è noto, più difficile individuare il diretto responsabile delle omissioni e in alcuni casi dei reati.

Altra ipotesi è impegnarsi nello studio di una nuova legge, fatta su misura. Con i tempi che occorrono per emanare una nuova legge in Parlamento e renderla esecutiva, questa soluzione pleonastica non rende nè rapidi nè immediati i provvedimenti da prendere.
Per quanto ascoltato e visto, la speranza che vi siano modifiche diventa di già una speranza delusa. Alla fine si arriva alla conclusione gattopardiana: tutto cambi affinché nulla cambi.
Quindi niente rinnovamenti, il caos serve per lasciare le cose come sempre, il caos viene utilizzato semplicemente come svolta di potere.
Dobbiamo rassegnarci ad avere sempre i medesimi personaggi, controllori e controllati, indebitori che fanno carriera in modo esponenziale a seconda della quantità dei debiti che riescono ad inserire nei bilanci e non solo in quelli quotati in borsa, ma anche e soprattutto in quelli delle società dello Stato.

Rileggiamo a riguardo quanto da noi scritto e pubblicato su questo argomento già nei numeri 2 e 6 del 1987 di “Leadership Medica”, consolandoci pensando: l’avevamo detto e scritto, rassegnandoci a vivere in un contesto in cui l’immondizia si continuerà a nascondere sotto i mobili ed i tappeti!