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La carta degli antichi.
In 16 campagne gli studiosi europei hanno recuperato più di 5000 frammenti su papiro
e su coccio in greco e demotico.

Da ormai 16 campagne (tutto è iniziato nel lontano 1988) la missione congiunta dell’Università
degli Studi di Milano e dell’Istituto Francese
di Archeologia Orientale con sede al Cairo opera sul sito grecoromano e bizantino di Tebtynis, nell’oasi del Fayum a 120 km sud-ovest del Cairo.

Qui le vestigia ancor ben conservate e così piene di oggetti della quotidianità hanno visto all’opera gli studiosi fin dall’inizio del secolo scorso; era il 1900 quando i papirologi inglesi Bernard

Grenfell e Arthur Hunt perlustrarono il Fayum alla caccia di papiri e arrivarono a Tebtynis per scavare qua e là nell’abitato e nella necropoli a sud, recuperando numerosi testi scritti in greco e in demotico (un alfabeto dell’egizio antico).
Furono centinaia i papiri rinvenuti, anche tra le mummie di coccodrillo: raccontano i due inglesi nel loro diario che un bel giorno un operaio, stanco di trovare mummie del rettile sacro, diede un colpo di piccone a una di esse e. . .sorpresa !
All’interno si rivelò un’imbottitura di papiri.
Testi preziosi furono recuperati anche dal cartonnage di mummia, quell’involucro antropomorfo che in epoca greco-romana rivestiva il cadavere sostituendo il sarcofago; e scritti su papiro e su cocci di terracotta furono trovati in abbondanza nell’abitato e nei monticali di pattume tra le rovine.


Gli scavi di Tebtynis si fermarono fino agli anni ’30 (tranne qualche esplorazione di cercatori clandestini) e proprio nel 1930 iniziarono i lavori dell’Università di Padova, diretti da Carlo Anti a cui si affiancò in un secondo tempo Achille Vogliano della Regia Università di Milano.
Era una sorta di scavo scientifico e venne fatto il primo rilievo del tempio del dio coccodrillo Sobek a sud del villaggio e punto nevralgico per tutta la popolazione: furono poi scavati interi quartieri greco-romani e chiese cristiane di epoca bizantina a nord.
Tra il materiale scritto rinvenuto una menzione particolare meritano i papiri trovati da Achille Vogliano in una cantina di un’abitazione romana vicino alla via professionale e al chiostro romano.
Centinaia di frammenti (tra cui testi omerici conservati nei magazzini del Museo Egizio del Cairo che ho personalmente studiato e pubblicato) e soprattutto le cosiddette “dieghéseis” di Callimaco, uno dei testi più importanti della Papirologia.


Il grande rotolo, che fa bella mostra nella sala 29 del Museo Egizio del Cairo, presenta il primo verso e il riassunto di tutte le opere del poeta ellenistico Callimaco (III secolo a. C.), fornendoci così dati preziosi sulla produzione poetica di questo gigante della lirica antica. In seguito, dopo queste fortunate scoperte, Tebtynis fu abbandonata per più di 50 anni: la guerra e le spinose vicende della politica mediorientale resero l’Egitto e il Fayum un territorio non molto consigliabile agli studiosi o ai semplici turisti. Finalmente nel 1988, in un periodo di prosperità e di tranquillità per l’Egitto di Mubarak, sono ripartiti a Tebtynis gli scavi della missione italo-francese (a direzione italiana!) e i risultati non si sono fatti attendere.
Edifici imponenti nel settore sud del villaggio sono stati riportati alla luce: il santuario di Iside, abitazioni private con corti, cantine e forni, lo torre della polizia del deserto, un caravanserraglio, una struttura a colonne (forse il Ginnasio), un grosso magazzino, i bagni pubblici con una cisterna, il granaio pubblico (il cosiddetto “thesàuros”) e i “deipnetéria” (cioè le sale per i banchetti).
Tali imponenti costruzioni, formidabili vestigia di un passato così remoto eppure così attuale, non si sono presentate certo vuote: gioielli, vasellame, attrezzi agricoli, oggetti per l’arredo, oggetti per il trucco, lucerne a olio (qualcuna ancora con lo stoppino), mummie nella necropoli, statuette ordinarie votive, persino dei mortai; tutto è stato recuperato, ripulito, restaurato e fotografato. Sono per lo più documenti, molti legati alla vita e alle attività dei sacerdoti del tempio del dio coccodrillo; tuttavia numerosi sono anche i testi letterari (Omero, testi filosofici, lirici, tragici, di oratoria, di storia, di astronomia, di matematica).
Su tutti si impone un ampio frammento che ho studiato personalmente.
Si tratta del primo e finora unico scritto contenente un’opera del primo stoicismo (fondato da Zenone di Cizio nel IV-III secolo a. C.). Si parla degli “indifferenti”, entità di scarsa rilevanza morale, ma di grossa importanza pratica (come la ricchezza e la buona salute), tutti concetti che erano alla base dello stoicismo.
Inoltre si cita Socrate come esempio insuperabile di virtù e maestro da seguire.
Questo e gli altri papiri dovranno essere celermente pubblicati dagli studiosi che li hanno trovati, altrimenti corrono il rischio di deteriorarsi.







 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

.Aristide Malnati, archeologo