
È considerato l’evento culturale dell’anno 2004
la mostra inaugurata a Milano al Museo Diocesano dal Card. Dionigi Tettamanzi,
Arcivescovo della città.
Ha per titolo “387 d.C. Ambrogio e Agostino. Le sorgenti
dell’Europa”, ed è stata promossa dalla Regione Lombardia sotto l’alto
Patronato del Presidente della Repubblica Italiana e del Presidente della
Repubblica Algerina. “
A
due anni dalla sua inaugurazione – sono parole di Mons. Luigi Crivelli, Presidente
della Fondazione Sant’Ambrogio – Il Museo Diocesano ospita questa mostra dedicata
a due figure fortemente radicate con la storia ambrosiana delle origini. Due
personaggi che da 16 secoli trasmettono le radici feconde della civiltà, con
messaggi ancora percepibili.

Dopo la nascita dell’Europa dei confini e dell’Europa
della moneta ha proseguito Crivelli – si può pensare a far nascere una Europa
dello spirito su base evangelica, grazie all’aiuto miracoloso che ancora i
due padri e dottori della Chiesa, Ambrogio e Agostino, continuano a esercitare”.
La mostra aperta fino al 2 maggio 2004 prende avvio da una datazione che è
il 387, vale a dire l’anno in cui Ambrogio battezza Agostino.
L’Europa comincia una nuova storia. È davvero, questa mostra, un viaggio emozionante
fra 400 opere che mettono in risalto e raccontano come un grande poema l’incontro
fra i due padri della Chiesa. 1616 anni fa un uomo venne dal deserto del Maghreb
e poi attraversò il mare; era l’immigrato africano di nome Agostino, fece
tappa a Milano.
Qui avrebbe
messo i bastoni fra le ruote di Ambrogio. La corte imperiale, infatti, aveva
chiesto un retore importante e il prefetto romano Simmaco sostenitore del
paganesimo gli aveva mandato apposta questo nordafricano manicheo, proprio
per contrastare il vescovo. Sta di fatto che, invece, Agostino rimane affascinato
da Ambrogio.
Ma Ambrogio non ama discutere troppo col filosofo che a Milano incontra, grazie
a Simpliciano, anche il neoplatonismo. La sua formazione è politica, storica
e giuridica; ama Cicerone e Virgilio. D’altronde è troppo distante come carattere
da Agostino.
Nonostante ciò, nella notte di Pasqua del 387 d.C. il trentatreenne Agostino,
nato a Tagaste in Numidia, l’odierna Souk Arhas in Algeria, riceve con l’amico
Alipio e il figlio Adeodato, il battesimo dalle mani del vescovo Ambrogio.
L’evento è rappresentato dalla deliziosa tavola olicroma di Nicolò di Pietro
proveniente dalla Pinacoteca Vaticana.
È una tempera che è al centro dell’esposizione, colpisce sia per le piccole
dimensioni ma soprattutto per l’intensità simbolica della scena, che si svolge
nel suo rito nel battistero di San Giovanni ad Fontes e i cui resti sono ancor
oggi custoditi e visibii sotto il sagrato del Duono milanese.
L’immigrato africano diveniva cristiano ad opera del
tedesco Ambrogio. Quest’ultimo apparteneva in realtà a un’aristocratica famiglia
di origine romana; a conferma delle radici mediterranee ecco il ritratto a
mosaico riprodotto in mostra e conservato nel sacello di San Vittore in Ciel
d’Oro nella Basilica di Sant’Ambrogio. Nell’icona, che rimane l’unico cimelio
visibile del nostro patrono, proclamato vescovo a furor di popolo il 7 dicembre
del 374, lascia vedere ai milanesi un Ambrogio con la barba, le orecchie lievemente
a sventola, gli occhi di un uomo buono e giusto e una croce piccola sul petto.
Il vescovo e l’intellettuale, il mondo cristiano e quello pagano, il continente
europeo e quello africano.
La Milano di allora aveva molte analogie con quella di oggi, multietnica e
multiculturale; Milano ancora oggi rimane l’antica sorgente per una rinascita
delle radici cristiane. I reperti in mostra, taluni ignoti fino ad oggi, arrivano
dal Nord Africa.
Tra gli inediti, ecco un fronte di sarcofago del Buon Pastore, e ancora ceramiche
sigillate in diverse fatture. Dalla Germania imperiale di Ambrogio (Treviri,
Colonia e Augusta) splendidi vetri lavorati con rappresentazioni cristiane
e pagane.
E anche reperti della Milano capitale imperiale. Nei due piani del museo sculture
e bassorilievi d’epoca, dittici d’avorio che servivano come attestati nobiliari,
come ad esempio quello famosissimo di Stilicone con la moglie e il figlio.
Calici e vassoi di vetro di ineguagliabile bellezza, come il piatto di Albenga,
blu cobalto, con le figurine impegnate in una danza dionisiaca. Ed anche il
commovente legno di ulivo di Sant’Ambrogio.
Una mostra e un viaggio che racconta l’incontro fra i due Padri della Chiesa,
e in primavera del 2004, durante la Quaresima, nel Duomo milanese saranno
esposte le spoglie di Agostino e Ambrogio; si ritroveranno i due, dopo tanti
secoli, nel cuore di Milano.

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