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Nel 1949 Enrico Mattei, mitico self-made-man italiano, assume la direzione della SNAM, portando nell’arco di un decennio l’azienda preposta all’incremento e alla gestione dei metanodotti ad uno sviluppo tale da richiedere un centro di esercizio e manutenzione, oltre a una stazione di gas compresso da trazione nelle vicinanze di Milano. La scelta cade sul territorio di San Donato Milanese, ove vi sono terreni agricoli, in prevalenza marcite, acquisibili a basso costo, siti all’imbocco della via Emilia e più tardi della principale arteria autostradale nazionale, a 3 Km dallo scalo ferroviario di Rogoredo, in prossimità dell’aeroporto di Linate, vicino a Milano, e a metà strada fra le zone di estrazione del metano padano e gli altiforni di Sesto San Giovanni.

Sorto il primo nucleo di realizzazioni legate alle attività produttive, Mattei si rende conto che l’afflusso di maestranze, impiegati e dirigenti, non è compatibile con la scarsità di alloggi in Milano, con l’aumento della popolazione e con i segni ancora evidenti delle distruzioni belliche sulla città. Il problema alloggi è risolto incaricando l’architetto Mario Bacciocchi di progettare le prime case per i lavoratori. Lo scopo è quello di favorire il senso di appartenenza all’azienda, con una struttura ove l’abitare, il produrre, consente di ridurre al massimo i tempi di trasferimento. Mattei e Bacciocchi vengono chiamati “il principe e l’architetto”, e anche al progettista è da attribuire la scelta del nome di Metanopoli. Mentre sorgono gli edifici per il lavoro, vengono costruite di pari passo le case “a vita di vespa” di Vittorio Gandolfi, ruotate di 45 o 60 gradi rispetto alle vie; le palazzine a forma di “V” aperta disegnate da Nizzoli e Olivari che collaborano anche con Annibale Fiocchi per le “case in linea”; le “palazzine per dirigenti” caratterizzate da loggiati, progettate dal Bacciocchi. Superata poi l’idea iniziale di “villaggio-albergo”, si ravvisa il bisogno di dotare la nuova entità urbana di servizi collettivi, quali il complesso scolastico, le attrezzature sportive di Bacigalupo e Ratti, la chiesa di Bacciocchi e quella del Gardella, il centro commerciale.
La Chiesa di Santa Barbara Vergine e Martire, prospiciente la vastissima piazza dal medesimo nome, col suo ampio sagrato, è ritagliata lungo la direttrice viaria via Cavriaga/via Piadena in ossequio alla tradizione di area milanese e non fa da sfondo a un viale o a una strada: la si scopre solo quando vi si giunge.
Si pone al centro del moderno ed elegante quartiere di Metanopoli dove ha sede il centro direzionale delle aziende ENI e dove nasce, per l’appunto, l’autostrada del sole, appena al casello di Melegnano.
Voluta dal fondatore dell’Eni, Enrico Mattei, e progettata dal Bacciocchi, la chiesa è entrata in funzione alla fine del 1955, divenendo sede di parrocchia prepositurale il 15 giugno del 1963, per decreto del Cardinale Arcivescovo Giovambattista Montini che solo sei giorni dopo veniva eletto Papa con il nome di Paolo VI e che fu, nei confronti dell’arte e della cultura in genere, uno dei pontefici più aperti e disponibili.
Pareti esterne lisce, essenziali, spartite in pannelli con decorazioni marmoree dalle tenui cromie su disegni geometrici, per una facciata che si richiama alle cattedrali policrome toscane. E con quelle guglie che certamente devono una filiazione al duomo milanese, il tetto è a capanna con uno snello campanile rivestito in pietra naturale, alto 45 m. sulla destra, e un battistero ottagonale discosto, sul lato sinistro.
All’interno, a navata unica, una lunga balconata si sviluppa sulle pareti laterali su cui si aprono le cappelle. Un ampio matroneo è dominato dall’immensa “Crocifissione”, capolavoro del pittore Fiorenzo Tomea, che occupa la parete di fondo assolutamente piatta della navata centrale. Questo mosaico non è stato realizzato direttamente sulla superficie verticale, una parete di 700 mq., ma è costituito da moduli eseguiti a terra e poi assemblati, ed è bene illuminato dal sovrastante lucernario che spegne i suoi raggi nel cielo radioso e azzurrino che copre l’evento.
Dirimpetto al mosaico, una vetrata di Rizzo con il tema della Resurrezione del Signore, che completa la rappresentazione del mistero pasquale. La decorazione del soffitto è opera di Andrea Cascella ed è costituita da pannelli con immagini paleocristiane stilizzate, non delimitati da cornici per evitare l’effetto “cassettonato” che avrebbe disturbato il disegno razionalista d’insieme.
L’occhio, trasportato anche da una pace che sovrasta ogni peso umano, corre agli arredi dell’altare, opere giovanili di Arnaldo e Giò Pomodoro, ovvero un tabernacolo in legno antico con piccoli pannelli in rame scolpiti, e i due massicci candelabri. Lo stesso altare dell’area presbiteriale, imponente, è rivestito di mosaico veneziano oro; sottostante ad esso un’arca in marmo giallo conserva, all’interno d’una bronzea raggiera, la reliquia di Santa Barbara. La grande Via Crucis collocata nelle pareti laterali è composta di quattordici bronzi scolpiti da Pericle Fazzini.
Nelle cappelle di destra, quattro per la verità, in ordine di successione troviamo: un San Giuseppe in bassorilievo ligneo di Ilario Rossi, tre statue in bronzo di Perez (un Sacro Cuore di Gesù, un San Francesco e Santa Caterina) e il dipinto della “Madonna con bambino fra gli Angeli” di Bruno Cassinari. Nelle cappelle di sinistra, nella seconda un “Sant’Antonio che predica alle rane” in pannelli dipinti da Gentilini, nella terza una tela planisferica con la Santa Barbara dipinta da Boccardo, in un tripudio di cieli aranciati immersi in una sequenza di cieli paradisiaci.
Una scultura in legno rappresentante la Madonna con bambino del Melzi si affaccia dalla gradinata che sale al presbiterio; mentre l’ambone ha uno smalto su rame di Cappello. Un nutrito gruppo di artisti contemporanei sono stati chiamati da Mattei a lavorare per la chiesa di Metanopoli, con quella sorta di mecenatismo singolare che nel nostro novecento non ha particolari precedenti.
E difatti, tratto singolare di questa chiesa del Bacciocchi è aver concepito tutto il piano dell’opera, dalla pianta alla dotazione dell’altare, come un tutto unico, considerando il tempio come luogo privilegiato per accogliere in una sintesi armoniosa le diverse forme d’arte.
Va ricordato come la normativa vigente prevede solo il 2% della spesa complessiva per la dotazione dell’edificio, e novità assoluta appare la prodigalità del committente Mattei nel destinare al tempio della patrona una così cospicua e pregevole dotazione di opere d’arte. La statua della santa vi riceve all’arrivo, posta com’è sullo spigolo della vasta gradinata quasi senza basamento della chiesa, è una scultura di Caron in cui trovano equilibrio la scelta delle forme astratte e il richiamo alla figura umana. Come, ancora una Storia della santa patrona si legge scolpita nelle formelle della porta centrale, opera degli scultori Pomodoro, mentre scene del martirio della santa sono nelle porte laterali di Emilio Greco. Nella sacrestia, nella casa parrocchiale e nel battistero esistono altre opere significative e nel tempo natalizio è possibile anche ammirare un presepe con statue in legno dello scultore Eugenio Tomiolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



 

 

 

 

 

Via Crucis

 

 

 

Santa Barbara

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carlo Franza