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Normale che alla vigilia dell’evento mediatico dell’anno ne vengano vivisezionati praticamente tutti gli aspetti. Ma un campionato del mondo di calcio coinvolge una tal moltitudine di intrecci e possibilità che non si può certo trascurarne nemmeno il più scontato. Così, accanto alle variabili indipendenti che decideranno l’evento nippo-coreano, trova posto una serie di analisi su argomenti dai riscontri più o meno tangibili, che causerà come al solito prese di posizione opposte.
Sale quindi in auge, nella categoria a metà tra medicina e vox populi, una delle indagini più gettonate quando la posta agonistica in palio è veramente alta.
Ovvero la correlazione più o meno positiva tra sesso e attività sportiva professionistica. Curiosamente, a poche decine di chilometri, in terra toscana si sono così trovate a confronto due ideologie differenti sull’argomento. Metà maggio; nazionale azzurra in pieno ritiro premondiale a Coverciano e contemporaneamente a Uliveto (Pisa) convegno tra medici sportivi ed addetti ai lavori con tema della discussione proprio l’effetto dell’attività sessuale sulla bontà dei risultati sportivi.
Ma mentre il CT dell’Italia Trapattoni ammoniva il suo gruppo circa una preferibile astinenza per tutta la durata della trasferta orientale (“vi rifarete al ritorno in Italia”), dalle stanze del parco termale usciva tutt’altro messaggio. Ovvero che sembra scientificamente accertato l’accordo tra una sana attività sessuale e le successive prestazioni fisiche. In particolare Bruno Fabbri, direttore del centro di Medicina dello sport di Padova, smantella le convinzioni dei “casti ad ogni costo”.
E’ più facile infatti, secondo il professore, che gol e prestazioni agonistiche in generale vengano migliorate dal praticare sesso piuttosto che da un’astinenza forzata che imporrebbe il cambiamento degli abituali ritmi di accoppiamento. Questo il concetto chiave espresso da Fabbri, che ha anche affiancato alle sue parole un riscontro scientifico, ovvero una ricerca che dimostra come l’aumento della libido negli sportivi non crei alcun elemento di disturbo. Inevitabile ma anche curioso a questo punto rintracciare le diverse convinzioni a tal proposito delle varie nazionali presenti ai mondiali. Alla fine vedremo chi avrà auto più o meno ragione, risultati alla mano. Ma intanto qualche riscontro nel recente passato lo si è già avuto.
A partire dal 1974 quando l’Olanda, che perse il titolo in finale contro la Germania Ovest, insegnò a tutto il mondo un nuovo modo di giocare a calcio e vivere il ritiro. Ovvero aperto completamente alle mogli per evitare, secondo le pressioni di Cruyff e compagni, che l’eventuale divieto si trasformasse in un boomerang. Cosa ad esempio successa in casa argentina durante la stessa edizione dei campionati, con Ayala che molestò una giornalista tedesca durante un’intervista. Ma soprattutto con Telch che seppe fare peggio, finendo denunciato per violenza sessuale su una cameriera dell’albergo dove i sudamericani alloggiavano. Torniamo ai giorni nostri, o meglio alla stretta attualità e dividiamo con una sorta di tabella “buoni-cattivi” chi tra i commissari tecnici presenti ai mondiali professa o meno l’astinenza sessuale.
Detto del Trap, a lui si affiancano espressamente come teorici del divieto Luiz Felipe Scolari, allenatore del Brasile e Mirko Jozic, della Croazia. “Niente sesso, tutte le energie devono essere dedicate allo sforzo agonistico”.
Permissivi invece, tra quelli che si sono pronunciati sull’argomento, in netta maggioranza; si comincia da Eriksson, che già nel preritiro a Dubai ha concesso la presenza di mogli e figli. Per arrivare ai francesi campioni del mondo in carica, seguiti da Sudafrica, Svezia e Danimarca e Senegal. Chiudendo però con quell’Ecuador già eliminato che, secondo le parole del suo timoniere Hernan Gomez, avrebbe dovuto trarre benefici evidenti dal fare l’amore anche il giorno prima di una gara mondiale. Ma forse i problemi ed i limiti dei suoi giocatori avevano più connotazioni tecnico-tattiche. Anche perché, tornando alle testimonianze del seminario di Uliveto, nel calcio subentrano troppe variabili soggettive. Ad esempio quella psicologica. “Ero convinto che facesse male a ridosso del match. E così il lunedì sera chiudevo bottega.” Così commenta i suoi trascorsi sull’argomento Aldo Agroppi, ex giocatore ed allenatore. “Poi però vedevo il comportamento di un mio compagno, Paolo Pulici (il famoso “Puliciclone” breriano), e andavano in crisi le mie teorie. Lui continuava a fare sesso addirittura sino alla domenica mattina. Poi andava in campo e segnava sempre, mentre io facevo spesso schifo”.
D’altronde la diffusa credenza per cui uno sportivo, soprattutto in vista di partite o gare importanti, debba astenersi perché altrimenti sarebbe indebolito o debilitato, vacillava già da parecchio. Ma soprattutto da quando un’equipe di ricercatori, coordinata dall’andrologo Jannini dell’Università dell’Aquila, ha recentemente analizzato i livelli di testosterone durante un atto sessuale. Livelli che si innalzano per indurre l’organismo a perseverare nel coito. Testosterone che poi accompagna sempre i comportamenti aggressivi.
E quindi raccomandabile nel caso di sport in cui sia richiesto particolare vigore, come per esempio rugby, boxe, hockey su ghiaccio e calcio appunto. Avere rapporti sessuali regolari, indicativamente un paio di volte la settimana, può dunque essere indicato addirittura al fine di migliorare le performance sul campo nelle vesti di “doping naturale”. Su questo forse avrebbero voluto far leva tra gli azzurri capitan Maldini, Nesta e Di Livio su tutti, per i quali, nei giorni liberi durante il torneo mondiale, sarebbe giusto avere momenti di intimità con il proprio partner. Ma il Trap non ha voluto sentirci. Anche se l’esempio che viene da lui, quando era giocatore, sembra proprio andare nella direzione opposta. Olimpiadi 1960.
Lui è in ritiro con la nazionale e in una serata di “libera uscita” conosce Paola, che da lì a quattro anni diventerà sua moglie. Matrimonio lungo, felice, che però non ha sciolto le riserve a tal proposito dello stratega di Cusano Milanino.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



 

 

 

 

 

 

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Paolo Ghisoni