
Due tappe artistiche recenti
hanno riportato alla ribalta la figura e l’opera di Fiorella Iori, artista
di forte spessore culturale.
La prima è stata la mostra antologica con più di quarantacinque opere che
il Comune di Cecina le ha voluto riservare nel mese di aprile nello spazio
cittadino di Piazza Carducci; d’altronde l’artista cecinese vanta nella sua
illustre famiglia già un artista, di ascendenza paterna, Ivan Iori,
e ciò è stato un rivivere memorie antiche rapportate a una riscoperta delle
origini, per chi come la pittrice vive a Milano, crocevia d’arte e cultura,
e dove per l’appunto insegna nel glorioso Liceo Artistico Statale Umberto
Boccioni.

La recente mostra è stata in qualche modo premiata
in quel secondo appuntamento che ha visto l’artista nel giugno 2003 a Milano
presso l’Archivio di Stato coinvolta nell’assegnazione del Premio delle Arti
- Premio della Cultura per la Grafica, nella sua quindicesima edizione.
Ora, i recenti lavori di Fiorella Iori hanno per l’appunto messo a fuoco la
poetica nuova, ossia in quel “mettiamoci nei panni” di Leonardo, tenendo conto
che il panneggio già interessò molto il genio di Vinci e che bellissimi “Studi
di panneggi” si trovano a Parigi al Museo del Louvre.
La Iori era stata precedentemente toccata dalla poetica del corpo o, meglio,
nei suoi dipinti trovavamo parti che venivano esplorate, scoperte in un gioco
anche un po’ preraffaellita; oggi invece la sua poetica si stringe sul panneggio
che ha precedenti illustri proprio in Leonardo. Il Vasari stesso ci descrive
come Leonardo li realizzava, dopo aver fatto “modelli di figure di terra …
addosso a quelle metteva cenci molli interrati; e poi, con pazienza, si metteva
a ritrargli”. Davanti alla pazienza di Leonardo restiamo senza parole come
senza parole restiamo dinanzi ai bellissimi dipinti di Fiorella Iori che i
panni li scruta, li delinea, li immortala, li colora, nelle tonalità più varie
che vanno dal bianco al rosso, dal lilla all’azzurro.
Quel che più sorprende è che questi panni sono diventati essi stessi il corpo
della pittura, e quel disfacimento è come sostenuto da una armatura che ne
scolpisce le forme, le rientranze, le posture diverse.
La Iori sa bene cosa vuol dire fare pittura, sa bene che si deve anche riguardare
al passato e ritrovare spunti nuovi, occasioni sollecitanti, ma vive ancor
più oggi, dopo le recenti testimonianze a suo favore della critica più avvertita,
una poetica di grande poesia, di grande lievitazione, di sorprendente stupore.


