

Un
altro dono archeologico, un altro tesoro della storia che l’Egitto offre agli
appassionati: nella lussureggiante oasi di Kharga, nella Nuova Valle a 200
Km a ovest di Luxor, è stata scoperta la più grande tomba monumentale di animali
mai trovata nel Paese del Nilo.
All’interno 3000 falchi mummificati, ancora perfettamente conservati,
risalenti al nuovo regno, alle ultime dinastie quando il culto per gli animali
era più che mai praticato.
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“E’ una scoperta che intendo dedicare agli studiosi di tutto il mondo
– racconta fiero Bahgat Ahmed, l’archeologo autore dell’importante
rinvenimento – in un momento particolare in cui c’è bisogno di unità. Invito
gli appassionati a visitare le oasi egiziane: tranquille, sicure, possono
rappresentare per il turista in cerca di percorsi alternativi una piacevole
novità”.
Ho lavorato per nove stagioni nelle oasi: palmeti, sorgenti d’acqua calda
che sgorgano dal terreno, contadini che ti invitano a cenare nelle loro semplici
abitazioni e numerosi resti del passato posti nell’aspro deserto di sabbia
e roccia che unisce un’oasi all’altra in un semicerchio che dal Cairo arriva
fino a Luxor.

Al Mozawaka è l’area dell’oasi di Kharga dove da anni è impegnata la
missione egiziana guidata da Bahgat Ahmed: è un’area cimiteriale non
distante dal tempio di Hibis, risalente all’epoca persiana e dedicato al dio
Amon.

Proprio qui è venuto alla luce questo sepolcro di più vani costruito una volta
tanto non per un faraone, non per un nobile che magari da queste parti risiedeva,
ma per dei falchi, animali sacri.
La zoolatria, il culto per gli animali, è senz’altro uno degli aspetti più affascinanti e misteriosi della religione egizia e si manterrà sino all’avvento del cristianesimo.

Popolare è stata l’adorazione per il coccodrillo, soprattutto nell’oasi
del Fayum: era un culto dettato da sentimenti di paura e quindi di riverenza
verso un animale che simboleggiava la potenza della natura, le forze creative
primordiali. Gli si edificavano templi, gli si facevano offerte; un piccolo
esemplare era custodito dai sacerdoti in una vasca e nutrito con focacce e
miele, una dieta quanto mai insolita per una bestia così vorace.

Parte integrante del culto era la mummificazione: in prossimità dei templi
era situata la necropoli dei coccodrilli e le loro salme erano imbottite di
papiri non più utilizzati, oggi prezioso bottino per gli archeologi che disseppelliscono
questi animali.
Altri animali (mammiferi, uccelli, rettili) erano sacri e dunque venerati:
a Menfi numerose gallerie tombali erano riservate a babbuini e a falchi.
E proprio il falco, identificato con il dio Horus, è stato trovato
un po’ dappertutto (mai però così tanti insieme come nella tomba appena scoperta);
un’alacre attività ruotava intorno ai falchi e in genere agli animali sacri:
allevatori, imbalsamatori, persino veterinari venivano profumatamente pagati
dai sacerdoti e in sostanza dallo stato per accudire gli esemplari venerati.
materiali per la mummificazione
La mummificazione degli animali era verosimilmente simile a quella praticata sull’uomo; sono due i procedimenti conosciuti anche se lo storico greco Erodoto (“Storie”, libro II, cap. 86) ne identifica tre: il primo, più costoso e destinato a personaggi importanti, prevedeva l’estrazione accurata dei visceri, delle parti molli e del cervello (quest’ultimo attraverso le narici); il secondo comportava l’utilizzo di olio di ginepro che dissolveva le interiora e le faceva fuoriuscire dagli orifizi del cadavere.
I villaggi più importanti erano insomma un giardino zoologico: per gli animali
venivano costruiti templi, santuari e cimiteri.
Vi era una tale venerazione nei fedeli che spesso erano spinti ad azioni estreme:
narra lo storico Diodoro Siculo di aver assistito a un feroce linciaggio
di uno dei membri di una delegazione romana, reo di aver ucciso accidentalmente
un gatto.



Bahgat Ahmed




