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Nella sede prestigiosa della Galleria degli Uffizi a Firenze si tiene fino al 30 settembre una mostra curiosa e per così dire “patriottica”, ovvero un percorso ideale tra le opere d’arte che hanno rappresentato per l’Italia la formazione di un linguaggio artistico collettivo, alla scoperta della nascita della lingua comune degli italiani.

Ideata e sostenuta da la Società Dante Alighieri di Roma e dal suo presidente Bruno Bottai, con l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, per la cura di Luca Serianni illustre italianista della Università La Sapienza di Roma.
Si propone di illustrare l’evoluzione dell’italiano dalle origine fino ai nostri giorni, raccogliendo così documenti conservati in biblioteche e musei e perciò solitamente irraggiungibili, autografi di illustri scrittori dei secoli d’oro della nostra penisola e un corredo di immagini e dipinti in qualche modo legati alla storia della lingua italiana.


La mostra è proprio singolare, e un pubblico numerosissimo si è già riversato alla visita, in quanto parla della patria illustrando la nostra lingua, una lingua studiata e documentata attraverso oltre mille anni, dal “Placito di Capua” (“Sao ko kelle terre per kelle fini que ki contiene …”) fino alla koiné televisiva d’oggi.



La mostra è locata a Firenze perché qui è nata la nostra lingua, prima con Dante Alighieri, poi con Petrarca, Boccaccio e Ariosto; eppoi Macchiavelli, Galileo Galilei, Leopardi, Manzoni, D’Annunzio e Sciascia, che nell’Italia dall’alto in basso hanno trovato in essa il più prezioso dei beni culturali.
Ma è locata la mostra anche agli Uffizi perché questi sono il santuario della grande arte italiana.
Giotto inaugura lo stile “romanzo” rispetto allo stile greco, lo fa vedere nella “maestà” detta di Ognissanti che si contrappone allo stile bizantino che si legge ancora in Cimabue.
La storia artistica nasce a Firenze, quella figurazione che passa in masaccio e Piero della Francesca, Raffaello e Caravaggio fino a Tiepolo.
Proprio qui a Firenze negli stessi anni di Giotto, Dante Alighieri lavorava nel volgare toscano e dava inizio alla grande storia letteraria. Non è stato facile vederlo prima e non sarà facile vederlo dopo il percorso unificato della storia della lingua e della storia delle arti.
Cosa vi troviamo.


Ecco tutta una serie di documenti letterari come pergamene, manoscritti, autografi e libri a stampa, unitamente a opere d’arte come dipinti e sculture.
Ecco la copia della Commedia di Dante trascritta da Boccaccio, appartenuta a Petrarca e da lui postillata;
il celebre Decamerone autografo della Biblioteca statale di Berlino; la Grammatichetta dell’Alberti;
i manoscritti di Bembo e Ariosto, di Manzoni e Montale;
e tutta una serie di linguaggi e scritture feriali, politiche, commerciali e burocratiche.
Dal Placito di Capua del 960 fino alle scritture finanziarie del Datini, agli atti dei Tribunali criminali, al Bollettino della Federazione nazionale italiana fascista contro la tubercolosi (1928).
Vi troviamo persino il cartello infamante che si trova all’Archivio di Stato di Roma, che il 28 luglio 1666 qualcuno infisse sulla porta del barbiere romano Giovan Battista Fabrino.
Tra le opere pittoriche troviamo le immagini o meglio i ritratti dei protagonisti della nostra storia letteraria.
Ecco il Ritratto di Macchiavelli di Santi di Tito, di Alessandro Manzoni di Hayez, di Niccolò Tommaseo di Sarri.
Ma vi sono anche i paesaggi delle nostre città come Firenze vista da Thomas Patch e Napoli ritratta da Vanvitelli.


Come ci sono i gusti dell’epoca e gli stili di vita: ecco la Dama col petrarchino di Andrea del Sarto o il ritratto del cancelliere Moroni di Solario.
Il Settecento è visibile con la Canterina corteggiata del Crespi, con i Musici del Gabbiani, con il Ballo di Pietro Longhi, con Rinaldo abbandona Armida di Tiepolo.


L’unificazione linguistica degli italiani si ha nel 1861 con l’unica politica del paese, prima c’erano gli italiani e i loro idiomi, il napoletano, il romano, il veneto, il lombardo, ecc., poi alla fine del XX secolo ecco la lingua basica imposta dalla televisione.
Fino all’Ottocento l’italiano era studiato a Milano come a Palermo quasi come lingua straniera, ma i linguaggi figurativi erano già unificati.
Il XVI sec. è l’età di Michelangelo, di Raffaello e Tiziano.
Poi il barocco romano dilaga da Cracovia a Città del Messico fino a Siviglia, e la maniera toscofiorentina condiziona le corti di di Praga e Parigi, e Palladio influenza San Pietroburgo e Washington.




 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


.Carlo Franza