

Nelle
storiche sale di Palazzo Pretorio a Sondrio, per iniziativa dell’Assessorato
alla Cultura e con la collaborazione della famosissima galleria della scultura
italiana di Ada Zunino in Milano, abbiamo potuto rivedere le opere di Giovanna
Gadda, figura singolare dell’arte e della cultura italiana.
Accensioni di forme, di linee, di colori che si liberano nello spazio con
la poesia che da sempre avvolge la serietà di lavoro dell’artista lombarda,
nata a Sesto San Giovanni nel 1930, e che accanto agli studi classici ha nutrito
la sua colorata geometria di studi anche artistici, tra cui il Liceo Artistico
e il corso di scenografia all’Accademia di Brera, portandosi a vivere l’insegnamento
come una sacra missione. Quel che ha contribuito a segnare artisticamente
la poetica della nostra pittrice é stata la frequentazione nel 1968 a Salisburgo
della Scuola Internazionale Kokoschka a stretto contatto con Emilio Vedova,
una personalità sicura dell’arte mondiale.
Né va dimenticato che la nostra pittrice, attiva anche nella scultura, attraverso
una sorta di macchine mobili ove si leggono come fogli i dipinti da sfogliare,
è stata sempre salutata dalla critica più accreditata (Enzo Fabiani, Flavio
Caroli, Carlo Franza, Raffaele De Grada, Milena Milani, Osvaldo Patani) come
una promessa forte della pittura italiana, talvolta isolata, lontana dagli
esibizionismi, ma vera e partecipe della cultura più ossificata. Questa mostra
pubblica, che oggi gli rende omaggio, mette in luce il valore del suo operato,
l’atmosfera colta dei suoi lavori che come vapori lievitano in una atmosfera
nuova e singolare.
Paesaggi celesti e terrestri che raccontano emozioni forti, ove i colori dai
più intensi a quelli tonali si aggregano in un’armonia tensiva, creando squarci,
corolle, lampeggi, effluorescenze, lontano da ogni articolazione figurale,
e portandosi invece in quel clima di arte astratto-informale che le suggerisce
una attuale ricerca. C’è da dire che la sua vita è stata tutta costellata
di tappe e stazioni singolari, ad iniziare dal premio Scalini nel 1953, fino
alle esperienze televisive e teatrali con Memo Benassi e Salvo Randone, alle
prestigiose mostre personali e collettive disseminate in tutta Italia, e da
ultimo il lavoro svolto sotto la vigile guida di Ada Zunino, unica e vera
gallerista italiana, riconosciuta in tutto il mondo per la serietà, la forza
e la cultura con la quale ha nei trent’anni di mostre esemplato gli svolgimenti
più significativi dell’arte italiana e internazionale.
Il lavoro che coloristicamente, ad olio o a pastello, Giovanna Gadda significa
oggi, si ritrova in tutta quella linea di confine che da Klee fino a Tancredi
ridà voce a uno spirito, a un pensiero, a un clima sottile che naviga intorno
a mondi sovrumani. I colori e le forme dei suoi dipinti si intuiscono proprio
in funzione di una sensibilità che pochi come per magia riescono a manifestare,
e a vivere una libertà assoluta. Giovanna Gadda è questo fenomeno schietto
e pregnante della pittura italiana. Bando agli inganni e alle letture semplicistiche
di chi crede ancora che l’arte navighi sui modelli passatisti. C’è oggi un’arte
neo-neo, o meglio neo-informale e neo-astratta che fa il gioco di vera storia
attuale e la Gadda è proprio in questa compagine.




