

E' il faraone del terzo millennio! Zahi Hawass, archeologo noto agli appassionati di Egitto di tutto il mondo per i suoi studi, le sue scoperte e la sua costante presenza sui Media dell’intero pianeta, è ora più che mai faraone del terzo millennio: infatti questo studioso affascinante, da tempo direttore degli scavi a Gizah e a Saqqara, a fianco delle piramidi e della sfinge, è appena stato nominato al vertice del Supreme Council of Antiquities, vale a dire responsabile assoluto dell’archeologia di un Paese che dell’archeologia è il simbolo.
Dottor Hawass quali sono le priorità di cui ha bisogno l’archeologia in Egitto?
L’archeologia in Egitto e in genere l’archeologia del terzo millennio vive un problema impellente: quello della conservazione dei beni trovati e della loro protezione da agenti inquinanti sempre più invasivi. Ho dato una precisa disposizione a tutte le missioni scientifiche operanti nel mio Paese: devono subito restaurare e preservare le antichità scoperte; e deve trattarsi di un restauro leggero ma efficace, se no molto di quanto riportato alla luce corre il rischio di subire danni irreversibili per l’umidità e per l’inquinamento.
Continuano le scoperte in Egitto?
A un ritmo impressionante. Mi permetto di ricordare le ultime: una tomba del periodo tardo in pieno Cairo; due statue di Amenophis III vicino a Luxor, nella valle dei re, che dunque si rivela non contenere solo tombe; una necropoli con 3000 falchi imbalsamati nell’oasi di Dakhla; statue e resti di epoca ramesside nel Delta; vestigia di epoca cristiana vicino a Pelusium (non distante dal canale di Suez) e, negli ultimi giorni, nientemeno che l’ennesima piramide (la centodecima): è una costruzione molto grossa sita ad Abu Roasch (a ovest del Cairo) e dedicata a Gedefra, uno dei due figli di Cheope, quindi delle stesse dinastie delle piramidi di Gizah.
A proposito di piramidi, le nuove informazioni permettono di capire qualcosa di più sulla loro origine?
I nuovi elementi ci confermano una volta per tutte che le piramidi sono sepolture regie, costruite dagli egizi in epoca dinastica, durante l’Antico Regno. Abbiamo trovato a Gizah, non lontano dalla Sfinge, le sepolture dei nobili, quelle degli operai, che hanno costruito le piramidi, e quelle degli artisti che le hanno affrescate: tutte erano vicine a testimoniare come tutta l’area sia stata un’immensa necropoli, con tanto di santuario sacro e di sfinge, mitica figura della mitologia egizia posta a guardia delle zone sacre e cimiteriali.

Quindi non sono state civiltà scomparse né alieni a costruire queste gigantesche strutture.
Sappiamo che lei è stato incaricato dello studio della più grossa necropoli di mummie mai trovata. Cosa ci può dire?
Si tratta di una necropoli posta nell’oasi di Bahreya, a 250 Km a ovest del Cairo. E’ del periodo greco-romano ed è immensa: contiene più di 10.000 corpi mummificati, alcuni con bendaggio ricamato in oro. Sono tutte mummie dotate di corredo funebre e quindi a fianco di ciascuna troviamo oggetti in ceramica, vasellame in alabastro, gioielli e monili di ogni tipo. Spesso sono tombe di famiglia: recentemente abbiamo trovato il corpicino di un bambino di tre anni con una maschera che lo rappresenta in lacrime per il decesso dei genitori, sepolti a fianco. Ci sono sepolture anche di personaggi importanti, come i governatori dell’oasi, interrati – e questa è una novità importante! – con gli stessi criteri e nella stessa zona della gente comune. Tutta quanto verrà riportato alla luce nelle prossime campagne e naturalmente debitamente restaurato.
A proposito di restauri, la sfinge è malata?
E’ malata; è un paziente difficile, ma noi la stiamo curando con successo. L’ultimo restauro, terminato da poco, è stato lodato da tutti i centri di ricerca europei e americani: abbiamo rafforzato con blocchi in calcare le parti di questa statua maggiormente danneggiate. Inoltre stiamo provvedendo a fare alcune infiltrazioni nella roccia della sfinge con materiale isolante per contrastare l’azione micidiale dell’umidità, secondo quanto suggerito proprio da un esperto italiano, il Prof. Giuseppe Fanfoni, molto apprezzato qui in Egitto.
Insomma l’Egitto, con le sue bellezze storiche e naturali, è più che mai aperto al benefico afflusso degli stranieri.
5000 anni di storia, che ha visto incrociarsi l’azione congiunta delle più svariate culture, ci consentono di apprezzare e di accogliere benevolmente gli stranieri. Il nostro è un popolo caldo e generoso, orgoglioso del passato e dignitoso nel presente, molto ben disposto a scambi di mutuo apprendimento. Gli stranieri sono benvenuti, soprattutto gli europei, che però non devono imporre la loro cultura e la loro visione del mondo. Chi arriva in Egitto deve rispettare un Paese che tra l’altro è esempio di una pacifica e ben riuscita convivenza religiosa tra musulmani e cristiani. E anche gli archeologi, i cui contributi sono quanto mai preziosi per il nostro patrimonio, non devono solo andare alla caccia di oggetti eclatanti, ma devono prontamente restaurare e pubblicare il materiale ritrovato, in modo che la comunità scientifica e gli appassionati ne siano prontamente informati.


