

Mentre
alla fine dell’Ottocento la Spagna perdeva ciò che le rimaneva del suo impero
d’oltremare, ossia Cuba, Portorico e le Filippine, a seguito della guerra
ispano-americana, in contemporanea venne a definirsi in ambito letterario
la cosiddetta “generazione del 1898”: autori, scrittori e uomini di teatro
che raccolsero idee di rinnovamento, fattore comune nella società del tempo.
La perdita coloniale venne intesa come la fine di un’epoca e l’inizio di un
periodo fervido di entusiasmi creativi.
Nel campo della drammaturgia Jacinto Benavente fu il primo a muoversi in questa
direzione di novità. Nato a Madrid nel 1866, figlio di un noto pediatra, dopo
studi giuridici, si interessò soprattutto di letteratura, per dedicarsi esclusivamente
al teatro. Commediografo, Benavente fu autore di più di 150 testi teatrali
con un obiettivo ben preciso: portare la Spagna a una consuetudine con la
drammaturgia borghese europea, tralasciando definitivamente l’ormai logoro
e stantio teatro ancora legato nel suo Paese alla tradizione ottocentesca.
Tra i testi più significativi
di Benavente segnaliamo Il nido altrui (1894), la commedia Gli interessi
creati (1907) e il dramma La male amata (1913), che appaiono interessanti
per le analisi psicologiche dei diversi personaggi, per l’ambientazione e
per le differenze di stile che in essi è possibile riscontrare.
Grazie al successo di critica e di pubblico gli venne conferito il Premio
Nobel per la letteratura nel 1922.
Benavente morì a Madrid nel 1954 più che ottuagenario.
L’opera Il nido altrui ha come protagonista il giovane Emanuele, che,
dopo un periodo in giro per il mondo a far fortuna, torna a Madrid. Si presenta
a casa del fratello maggiore, Giuseppe, sposato con la dolce e paziente Maria.
Desideroso d’affetto e di ristabilire un contatto parentale, Emanuele si ferma
nella casa del fratello, in cui regna la quiete familiare, ma dove sente via
via calare su di sé le attenzioni della cognata, che Emanuele ricambia con
doni e interesse. Dell’affabile simpatia che nasce tra i due cognati presto
si accorge Giuseppe, che ormai sente il fratello come un intruso. Così, a
poco a poco, l’uomo, dal carattere difficile, immerso nel proprio lavoro,
cagionevole di salute, diviene sempre più geloso fino ad immaginare che tra
Emanuele e Maria ci sia ben altro che un’amicizia.
La moglie è una donna sottomessa a Giuseppe, che peraltro ama e non ha mai
pensato di tradirlo col cognato. Comprendendo lo stato d’animo del fratello
che è innamoratissimo della moglie anche se non lo ha mai dichiarato apertamente,
Emanuele decide che è tempo di lasciare il nido altrui e se ne va, per riportare
così la tranquillità la casa del fratello. Per l’autore la morale è una: l’anima
pura della donna non deve mai essere turbata da alcun sospetto, soprattutto
quando l’apparenza potrebbe essere male interpretata.
La commedia Gli interessi
creati è una farsa in maschera in due atti, in cui Leandro e Crispino,
due avventurieri, arrivano in un paese immaginario. Braccati dai creditori
per i loro debiti, Leandro si finge cavaliere e Crispino il suo servo. In
questo luogo Leandro scopre la passione e perdutamente s’innamora, riamato,
di Silvia, figlia di Pulcinella, uomo fattosi dal nulla.
Tutto potrebbe procedere per il verso giusto e gli interessi creati dal “servo”
Crispino intorno a Leandro finiscono per coinvolgere i personaggi che via
via incontra. Il padre di Silvia, però, ha intenzione di far sposare la figlia
ad altri, non a Leandro. I due avventurieri vengono smascherati. Crispino,
tuttavia, da abilissimo intrigante, riesce a far prevalere gli interessi umani
che ruotano attorno a Leandro e a far cedere Pulcinella in modo che conceda
la mano della figlia all’amico. I due innamorati si sposano, quasi che l’amore
per Benavente possa ridestare l’onestà e la parte migliore di ogni essere
umano: è il messaggio etico dell’autore. Considerata una sottile rielaborazione
della commedia dell’arte, questo testo si configura quale finissimo pastiche
linguistico: proprio grazie a questo stile, Benavente ottenne vasta fama non
solo in Spagna, ma in tutta Europa.
L’opera La male amata
è un dramma in tre atti di ambiente rurale, in cui passione e sangue sono
i motori dell’azione. Il primo atto si apre con le nozze che si devono celebrare
l’indomani tra Faustino e Acacia: fervono i preparativi nella casa della ragazza
e della sua famiglia.
Faustino è il secondo fidanzato di Acacia, mentre il primo, Norberto, nipote
di Raimonda, la madre di Acacia, era stato liquidato dalla giovane. Si fa
sera. In una notte senza luna ecco la tragedia: viene udito da tutti, nel
silenzio assoluto, un colpo di fucile. Faustino rimane ucciso, Norberto viene
messo sotto accusa: è il sospettato numero uno. Per sua fortuna, il giovane
riesce a dimostrare la propria estraneità al fatto grazie a vari testimoni.
La famiglia di origine di Faustino però non crede alla sua innocenza. In realtà
Acacia è amata da tempo dal patrigno Stefano, a cui lei si è sempre ostinatamente
negata, senza tuttavia rivelare nulla alla madre. La famiglia di Faustino
giunge per vendicarsi di Norberto pur non sapendo che è stato Stefano con
il servo Rosso ad uccidere Faustino, ma lo saprà tutto il villaggio, perché
il Rosso, ubriaco, scioglie la lingua e racconta l’ossessionante passione
di Stefano per la giovane figliastra. L’epilogo del dramma è cruento: Raimonda
si oppone col proprio corpo alla possibile fuga d’amore del marito Stefano
con la di lei figlia Acacia. Allora Stefano perde la testa e le spara: così
muore Raimonda e Acacia è libera.
Il morboso patrigno verrà consegnato alla giustizia come assassino.


Jacinto Benavente

