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Con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali della Regione Piemonte e dell’Istituto Nazionale d’Arte Contemporanea si tiene a Torino, nel famosissimo Palazzo Granari, ricco di ricordi storici ottocenteschi, la mostra di uno dei maggiori artisti italiani, già di piano internazionale, dal titolo “Riccardo Licata – Gli arazzi”. Sono presenti una trentina di lavori di ampie dimensioni, realizzati negli ultimi anni e accompagnati dai disegni su carta che ne sono stati i bozzetti preparatori.
E’ questa mostra un punto fermo nell’itinerario di eventi dedicati in questo periodo all’artista italiano che vive tra Venezia e Parigi. L’artista è nato nel 1929 a Torino, poi la famiglia si trasferisce a Roma fino al 1945, e dal 1946 Licata è a Venezia, dove tra il ’47 e il ’55 compie tutti i suoi studi nell’importante Accademia. Nel ’57 è già assistente di Gino Severini a Parigi, vale a dire di uno dei grandi artisti che facevano parte dell’Ecole degli italiani a Parigi. Qui si susseguono le affermazioni più significative che lo vedranno, sempre a Parigi nell’interno di importanti istituzioni pubbliche, professore di incisione e mosaico.
Opere presenti nei musei principali del mondo, mostre nelle città e nelle istituzioni più significative, presenze in Quadriennali, Triennali e Biennali, ad iniziare da quella di Venezia fin dal 1952.
Licata ha una storia artistica di una tale serietà e di una tale professionalità, tanto che il suo stilema, la sua poetica sono forse gli unici a testimoniare oggi la storia antica e moderna del mondo in cui la scrittura, il segno, la grafia sono un po’ la storia stessa dell’uomo e della sua civiltà. I simboli e le tracce di Licata hanno percorso il mondo, ed era giusto che una mostra come l’attuale, cui si accompagna un prestigioso catalogo edito da Verso L’Arte Edizioni con testi di Carlo Franza, Giovanni Granzotto, Dino Marangon, Leonardo Conti, Giovanna Barbero e Riccardo Licata, fosse punto di partenza per altre mostre dell’itineranza che porteranno gli arazzi e la sua opera al Palazzo delle Esposizioni di Roma, al Museo d’Arte Contemporanea di Arezzo, al Museo nazionale d’Arte Contemporanea di Nizza, all’Albertina di Vienna, fino ad arrivare nel 2004 al Guggenheim di New York.
Licata, per intanto, non solo ha usato ma ha avuto il dominio dei diversi mezzi artistici, dall’olio su tela, alle tempere su carta, agli acquerelli, alle incisioni, alle litografie, all’affresco, alla ceramica, al vetro, ai mosaici, e oggi anche gli arazzi.
Tutto ha risposto a lui docilmente, tutto si è adeguato alla sua creatività, tutto si è innervato in quella ricerca interiore che ha delineato un “codice espressivo”, come ha detto lo stesso artista. Il muro di lana, come è stato chiamato l’arazzo, elaborato da Riccardo Licata, ha ridato novità all’arazzeria che nel Novecento aveva trovato non molte attenzioni.
L’arazzeria, quella grande arte medioevale, non affatto arte minore, ha ritrovato negli ultimi venticinque anni esecuzioni di grande valore, accanto ai nomi di artisti come Mastroianni, Messagier, Turcato, Clavé, Fazzini, Fabbri, Pignon, Santomaso, Corpora, Cagli, Afro e tanti altri. Oggi Licata, che ha prodotto il numero maggiore di arazzi, annodati in seta, kilim, con il metodo piquage di Dupuis, e altri metodi di altrettanta forza e valore, compone con un linguaggio sempre nuovo e antico nello stesso tempo e con una musicalità di armonie ed equilibri.
Arazzi grandi e piccoli, taluni anche di formati 154 x 209 cm. In forma verticale ed orizzontale, eseguiti in parte con Alain Dupuis e con la manifattura tedesca Wissenbach, svelano la raffinata esecuzione dei manufatti, elaborati sulla base di schizzi, disegni e cartoni di progettazione, e che sono, come paiono in mostra, girelli carichi di magia.
Questa mostra svela, dunque, il molteplice lavoro di un artista che non ha, come i più, inseguito effimere glorie, ma ha puntato tutto il suo intento a far risaltare le specificità materiali ed i mezzi artistici usati per significare lo scheletro del mondo e delle cose, inseguendo miti e simboli, occasioni legate alla storia classica. Dietro lo scavo profondo di questi segni, poggiati sulla tela, sulla carta, sui mosaici, scolpiti o addirittura, come in questa mostra, affidati all’arazzo, appare l’utopia di un artista che immagina di ricreare un mondo nuovo, ancora affidato al sogno e al mito.

Licata

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carlo Franza