

In una recente infuocata Assemblea dell’Ordine, avvenuta a Milano, tutte le contraddizioni della vigente legislatura in materia di iscrizione agli Albi professionali per medici e dentisti si sono materializzate.
L’occasione si è presentata in seguito alla convocazione dell’Assemblea ordinaria che avrebbe dovuto votare un assestamento del bilancio preventivo 2002, nonché il bilancio consuntivo 2001 dell’Ordine dei medici e degli odontoiatri. Si tratta infatti di un Ordine unico in cui convivono due Albi e due Consigli separati (Commissione medica e Commissione odontoiatri) che però diventano un unico Consiglio quando si devono affrontare problemi economici di gestione del patrimonio dell’Ordine. Naturalmente i medici per esercitare la loro professione devono iscriversi all’Albo dei Medici, mentre gli Odontoiatri devono iscriversi all’Albo degli Odontoiatri. Il legislatore che aveva decretato l’istituzione dell’Albo Odontoiatri, aveva anche dovuto tutelare tutti quei medici, laureati prima dell’istituzione del corso di Laurea in odontoiatria, che esplicavano attività odontoiatrica e che, in virtù della doppia professionalità, potevano iscriversi a entrambi gli Albi, venendo così abilitati ad esercitare sia la professione medica che quella odontoiatrica, cosa che già facevano da decenni pur essendo iscritti al solo Albo dei Medici. Esistevano poi delle figure professionali legate agli studenti universitari iscritti ai vari corsi della Facoltà di Medicina ancor prima che venisse decretata l’istituzione del nuovo corso di Laurea e per i quali venne fatta una apposita Legge che consentiva loro, al momento della Laurea in medicina, di iscriversi al nuovo Albo degli Odontoiatri in quanto istituito nel corso degli anni in cui loro erano già studenti.

A distanza
però di 10 anni (31/10/88 – 13/1098) l’allora Ministro della Sanità Bindi
emana un decreto legislativo in cui impone ai laureati in medicina negli anni
1980/85, anche se già iscritti all’Albo odontoiatrico in base alla precedete
Legge e già esercitanti di fatto la professione di odontoiatra, di sottoporsi
ad una particolare prova attitudinale, non ripetibile, se vogliono continuare
a fare i dentisti. Naturalmente questa nuova legislazione ha messo in subbuglio
tutti quei medici - odontoiatri che si trovavano in tale situazione e che
avevano già da anni avviato un proprio ambulatorio odontoiatrico. A Milano
hanno così scaricato la loro rabbia sull’Ordine, che peraltro nella materia
non aveva alcuna specifica competenza ma che, per la verità, non aveva neanche
preso una decisa posizione di principio in loro difesa. Praticamente il numero
di soli 82 presenti all’Assemblea di un Ordine che conta ben 25.000 iscritti,
anche in considerazione del fatto che era stata indetta proprio nel giorno
dello sciopero generale, ha consentito ad una esigua minoranza organizzata,
facendo leva sulle deleghe e sulle doppie iscrizioni, di non approvare il
bilancio consuntivo dell’Ordine di Milano. Purtroppo le Norme istitutive dell’Ordine
dei Medici e le procedure su cui si regge tutta la normativa delle elezioni,
della composizione dei Consigli, della rappresentatività a livello nazionale,
dell’approvazione dei bilanci risalgono al primo dopoguerra e non sono mai
state aggiornate. Basti pensare che a livello di Consiglio Nazionale il voto
di un Ordine con 28 mila iscritti conta esattamente come quello di un Ordine
con 100 iscritti, salvo poi in sede locale consentire il voto doppio a chi
è iscritto contemporaneamente ai due Albi ma allo stesso Ordine. Per fortuna
molti Consigli di Ordine affrontano con coraggio tutta una serie di problematiche
riguardanti l’attività del medico di oggi, ma se dovessimo stare a quella
che al momento continua, a distanza di decenni, ad essere la Legge istitutiva
dell’Ordine dei Medici, scritta quando i medici avevano un altro tipo di professionalità,
l’Ordine dovrebbe limitarsi a funzioni puramente anagrafiche di tenuta dell’Albo.
Ormai sono decenni che ad ogni Legislatura i politici di turno si pongono
il problema e sfornano sempre nuovi Disegni di Legge che sinora sono sempre
decaduti insieme allo scioglimento delle Camere.
C’è da sperare che questa nuova ventata di riformismo legata ad un’alternanza
che permette ad una maggioranza di governare effettivamente per i cinque anni
previsti, possa consentire di dare finalmente un assetto moderno ed una giusta
rappresentatività agli Ordini professionali ed in particolare a quello dei
Medici, magari scindendo i due Ordini, così come accade per tutti gli altri
Ordini di professioni sanitarie.

