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In occasione del quinto centenario della nascita di Parmigianino (1503-1540) continua da giugno fino al 14 settembre al Kunsthistoriches Museum di Vienna la mostra “Parmigianino e il manierismo europeo”, precedentemente ospitata dalla Galleria Nazionale di Parma nel Palazzo della Pilotta.
Si fa luce su un artista bizzarro e geniale innovatore che portò l’arte rinascimentale verso i più alti esiti della Maniera. Si potrebbe dire che Parmigianino possiede una natura centrale, ma destino e sorte periferici; il che vuol dire che la provenienza geografica era periferica rispetto al centro della cristianità, del potere, dell’elaborazione dell’arte nel Rinascimento, vale a dire la Milano sforzesca e la Roma dei Papi; eppoi la sua opera si snoda nei primi quarant’anni del secolo, quando Parma non viveva ancora la stabilizzazione del governo nelle mani dei Farnese, che ci sarà invece a partire dal 1545.
Nel censimento che c’è a Parma nel 1518 vi troviamo circa 20.000 abitanti, la città non è ancora capitale del ducato, e in quell’instabilità politica, nobiliare e religiosa già si intravedono i geniali artisti Correggio e Parmigianino, che grazie a una brillante committenza si esprimeranno nella pittura da cavalletto e nelle pale d’altare, in piccole cappelle o su grandi superfici murarie, divenendo il segno più alto e tangibile di una scuola che si arricchirà fino alla fine del secolo.

autoritratto


Il Parmigianino nasce da una famiglia di pittori nel 1503.
Così gli zii Pier Ilario e Michele, suoi veri sostenitori, così il padre Filippo morto di peste nel 1505, così il fratello maggiore Zaccaria, appena riscoperto nelle opere ritrovate in Umbria che datano tra il 1524 e il 1525, e ancora il cugino Gerolamo Bedoli e il figlio di lui Alessandro.
E' sotto la protezione da una parte di Clemente VII papa e di Carlo V che apprezzò il ritratto con la vittoria alata. Ma la scelta definitiva di Tiziano come pittore della gloria asburgica interrompono una possibile ascesa. Il suo tragitto esistenziale e artistico lo mostra appartato, che fa della vita un’arte e dell’arte la vita.
Sono i benedettini i veri fondatori e sostenitori di uno stile nuovo a Parma; dopo la frantumazione degli schemi quattrocenteschi, diverranno gli autentici fiduciosi garanti di Parmigianino e di Correggio.

La mostra, che fa luce su un genio della pittura come il Parmigianino, comprende ottanta opere, oltre settanta disegni, e cinquanta rarissimi oggetti rappresentativi di tutte le cosiddette arti minori. Si snoda dalla parte più antica della Galleria Nazionale, per toccare il teatro Farnese e i Voltoni del Guazzatoio.
E’ suddivisa in sezioni.
La prima dal titolo “Maestri contemporanei” vede esposti i capolavori di Correggio, Pordenone, Rosso Fiorentino, Beccafumi, Pontormo, Giulio Romano.
La seconda è dedicata al Parmigianino disegnatore e incisore. Ecco una prima sala dove campeggia l’Autoritratto allo specchio di Vienna che inquadra la biografia dell’artista e ne vive il volto; quindi si passa alle sue idee, appuntate o totali, in una significativa sequenza di disegni, ognuno dei quali è un vero capolavoro. Vi si leggono in essi, paesaggi, ritratti, scene sacre, mitologiche, profane: un vero campionario di studi e di tecniche del Rinascimento.
La terza sezione è dedicata all’opera vera e propria di Parmigianino con ritratti e pale d’altare, espressione significativa della Maniera. Ecco la Schiava Turca, eppoi Cupido che fabbrica l’arco di Vienna.
L’Antea di Capodimonte, la Santa Barbara del Prado, la Madonna di Santa Margherita della Pinacoteca di Bologna, la Circoncisione di Detroit, L’uomo che legge di York, la Madonna di San Zaccaria degli Uffizi.
Seguono i protagonisti del XVI secolo (Gerolamo Bedoli, Michelangelo Anselmi, Giorgio Gandini del Grano, Bertoja, G.B. Tinti) e quelli della prima maniera italiana che dall’opera del Parmigianino hanno tratto linfa e suggerimenti (Schiamone, Tintoretto, Lambert Sustris, Lelio Orsi, Bassano, Mastelletta, Calvaert, Scarsellino) fino ai grandi maestri della Scuola di Fontainebleau (Dell’Abate, Primaticcio, Maestro di Flora) e della scuola rudolfina (Van Aachen, Jos van Winghe, Rottenhammer).
Tutto ciò ricostruisce un gusto, o meglio la storia di questo gusto manierista, che debutterà con Michelangelo e Raffaello e i suoi allievi e si evolverà fino alla seconda metà del secolo. Facendo sì che il Parmigianino ne sia uno dei protagonisti più alti e significativi.
Dal Vasari sappiamo che il Parmigianino è morto trentasettenne, “di bellissima aria, il volto e l’aspetto grazioso molto, e piuttosto d’angelo che d’uomo”, fattosi “con la barba lunga e chiome lunghe e malconce, quasi uomo salvatico”. Parmigianino va messo affianco alle opere di Raffaello, Michelangelo e Leonardo.

Antea


E se un capolavoro vi volete gustare, questo è l’Antea (Capodimonte), che corrisponde negli inventari al titolo “l’Innamorata del Parmigianino”. Ritratta questa famosa cortigiana con gioielli e abiti di seta pregiata, un’acconciatura impreziosita da pendente con perla, orecchini e collana trattenuta da un indice affusolato. Sguardo dolce, di una giovane modella.
Abito con maniche a sbuffo, corsetto a vita alta, scollata da far apparire il seno sodo. Ricade sulla spalla una pelliccia di martora, poi nell’abbigliamento ci sono i guanti, e un bianco grembiule che allora spesso nell’Italia settentrionale era usato come accessorio. Questo ritratto, un vero capolavoro, presenta una bellezza che supera il tempo e vive nelle età successive.
Nel suo studio è rimasta incompiuta la Madonna dal collo lungo (Uffizi) dipinta per Elena Baiardi, il cui ermetismo ha fatto scrivere pagine e pagine per certificarne il profondo significato. Un significato, però, che il nostro artista ha portato nella sua tomba, proprio verso Casalmaggiore (Cremona) in quella Chiesa della Fontana in cui è sepolto.

Il catalogo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Madonna dal collo lungo

 

Il Cupido

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


.Carlo Franza