

Altre realtà provinciali farebbero follie per
poter essere nelle stessa situazione. Un club di basket nei primi quattro
d’Europa e una squadra di calcio vicina alla serie A.
Roba da metropoli, da realtà che supera il milione di abitanti. Eppure Siena
si gode questo momento d’oro in assoluta tranquillità. Anzi. L’attuale situazione
di grande fermento sportivo non sembra spostare di molto gli equilibri ormai
consolidati in fatto di importanza degli eventi cittadini.
La frase più significativa, che dà la corretta dimensione di come l’equazione
italiana per eccellenza, ovvero il pallone prima di tutti, qui esca ribaltata,
la pronuncia il calciatore Michele Mignani. “Noi e la Mens Sana (la società
cestistica senese) siamo solo il divertimento invernale. Quando arriva la
primavera tutti ormai sono già proiettati sul Palio”. Parole di capitano,
di colui che guida il reparto arretrato meno battuto della serie cadetta.
Che corrispondono però alla sacrosanta verità. E alla particolare circostanza
dicotomica di protagonisti “emarginati” che calcio e basket vivono qui. D’altronde
si parla di mettere a confronto un momento storico, che affonda le proprie
radici in quasi mezzo secolo di duelli all’ultima curva, e due discipline
che solo recentemente stanno facendo vivere emozioni forti.
Incroci Andrea De Cortes, il mitico “Aceto” e ti rendi conto del perché sia
più istituzione lui di qualsiasi altra figura politica. “Io sono sardo di
nascita. E ci ho messo una decina d’anni per capire la particolarità del posto.
I senesi sono gente tendenzialmente parecchio chiusa, che non si apre al dialogo
con gli estranei.

Devi conquistarne la fiducia con i fatti. Ed io credo di esserci riuscito
abbastanza bene”. Ben 14 edizioni del Palio vinte sono infatti il suo straordinario
biglietto da visita che apre qualsiasi porta della città toscana. E solo per
il fatto di essere un fantino che due volte all’anno cavalca le sorti di una
delle 17 contrade? Questo è proprio il punto focale. Difficile far capire
ai “forestieri” cosa sia e quanta importanza rivesta il doppio appuntamento
di luglio e agosto. Un solo giorno, pochi minuti, e addirittura a volte i
secondi che segnano la partenza a decidere le sorti della corsa. Un “tutto
contro tutti” spesso di una brutalità sconcertante, che si vanta di avere
una sola regola. Quella appunto di non averne. Pestaggi, liti furibonde, scene
d’isteria collettiva, di pianti smodati o di gioia sconsiderata. Capita di
vedere di tutto prima e dopo quei famigerati tre giri di piazza del Campo.
Un richiamo agli istinti primordiali dell’uomo (ma anche della donna) che
spiega come mai parte della città possa perdere completamente i propri freni
inibitori. “Da noi sin da piccoli ti viene insegnato cosa voglia dire Palio
- suggerisce Matteo Trefolini, arbitro senese tra i migliori in assoluto a
livello serie A - L’esempio viene da parenti e amici che dalla mattina alla
sera vivono in funzione di quella sfida. E’ un insieme di sensazioni che ti
penetrano a poco a poco, anno dopo anno.

Sino a quando, in età adulta, stabiliscono un legame praticamente indissolubile con la tua contrada d’appartenenza”. Ridotti quindi a ruoli marginali, a spazi che in altre provincie sono di contro fagocitanti, basket ma soprattutto calcio provano con i numeri ad invertire questa tendenza. Anche se alla base c’è un ragionamento che non fa una grinza. Lo riassume “Aceto”. “L’altra sera ho visto un intervista a Corradi (calciatore della Lazio ma soprattutto primo senese a segno con la maglia della nazionale). Gli si domandava se ora, dopo questi exploit, ritenesse di poter scalzare, quanto a popolarità, il sottoscritto. Bernardo ha detto la cosa migliore che potesse dare il senso della nostra particolare situazione. “Da noi il Palio è l’evento. E “Aceto” la storia contemporanea di questa sfida. Tutto il resto non può essere nemmeno paragonato alle emozioni che hanno provato i miei concittadini grazie alle imprese di quell’uomo”. E allora tanto vale accontentarsi. Come suggerisce il proverbio. Anche perché in questo caso ne vale assolutamente la pena vista l’entità dei due “fenomeni sportivi secondari”. E anche far risaltare comunque dei meriti che Associazione Calcio Siena e Mens Sana Basket indubbiamente vantano. “A me piace soprattutto l’idea che la nostra “Curva” abbia saputo metter da parte le fortissime rivalità contradaiole, riscoprendo a livello tifo un’unità altrimenti impensabile” - sottolinea Giuseppe Papadopulo, allenatore dell’11 locale. “A noi invece soddisfa il fatto che al di là del Palio ci siano altre sane quanto stimolanti rivalità interne - aggiunge Alfredo Tanzi, assessore allo sport. Grazie all’esempio di queste due società abbiamo potuto finanziare altri progetti per l’impiantistica di base. Ma anche destinare ad altre discipline meno celebrate parecchi appoggi economici.” Ma come rivalità? Una realtà provinciale che, Palio a parte, può permettersi anche orari differenti nella programmazione delle gare interne, si divide ulteriormente tra fede calcistica e cestistica? Proprio così. “C’è una sorta di controllo reciproco - spiega Simone Tiribocchi, capocannoniere della squadra e appassionato di basket - Chi viene a vedere le nostre gare deve poi essere in incognito se si trasferisce al Palazzetto. Quelli del basket si considerano il lato “nobile” del tifo cittadino e non gradiscono la “contaminazione” dell’altra sponda”. Ma allora una squadra ai vertici del basket europeo e una eventualmente protagonista nel campionato di calcio più bello del mondo non possono coesistere sotto lo stesso tetto? “Secondo me il problema non esiste - sentenzia Ergin Ataman, coach turco della Mens Sana - Se ci sono riusciti a Barcellona con due gruppi ancora più importanti e difficili da gestire a livello continentale, non vedo cosa possa mancare a noi per adeguarci.” Vero. Ma non dimentichiamoci che a Siena la normalità deve ancora trovare la porta d’ingresso.
