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Il clamore, l’interesse, la bellezza e l’importanza hanno portato gli organizzatori della mostra “L’IMPRESSIONISMO E L’ETA’ DI VAN GOGH”, che si tiene a Treviso nella Casa dei Carraresi, a prorogarne la chiusura al 13 aprile 2003.

Treviso, antica città d’acqua, si ritrova con un appuntamento prestigiosissimo, che fa da contraltare all’altra mostra italiana dedicata agli “impressionisti italiani”, di cui abbiamo parlato nel precedente numero della nostra rivista.
La mostra ripercorre il tempo che va tra la prima esposizione impressionista del 1874, fino all’ultima del 1886, che già segna l’apertura verso una poetica diversa, con la presenza fondamentale di Seurat e di Signac.

Per arrivare poi al 1890, anno della morte di Van Gogh, che funge da spartiacque tra il mondo di prima e quello che si sta per affacciare, avviandosi verso lo scavalcamento del secolo, alla definitiva conferma di quanto quei quindici anni meravigliosi per l’arte francese hanno seminato in Europa e anche negli Stati Uniti, non tralasciando d’illuminare la presenza del grande scultore Auguste Rodin. Circa 160 opere arrivate da ogni parte del mondo, quasi a testimoniare la ricchezza determinata, come recita il sottotitolo della mostra, dalla rivoluzione di un’arte nuova, sia di natura tecnica che di natura poetica.

Cinque sezioni che facilitano il percorso di lettura, per un momento irripetibile per il pubblico italiano.

Nella sezione introduttiva della mostra, ovvero la prima, trovano posto tutti i nomi storici che hanno contribuito all’affermazione della cosiddetta “Nouvelle peinture” che ha il suo atto di nascita nell’esposizione dell’aprile 1874 a Parigi, presso lo studio del celebre fotografo Nadar. Fu, quello, l’inizio di una storia che avrebbe rivoluzionato dalle fondamenta il corso della pittura moderna.

Questa prima sezione lo fa affrontando la questione del “plein air”, con il dialogo e con i capolavori sia di Boudin che di Monet. Di Monet ecco le pitture del 1874 ad Argenteuil, che segnano un punto d’arrivo fondamentale proprio nella resa atmosferica dei soggetti.

Il tema del paesaggio è uno dei cardini di questo capitolo, con il lavoro di Sisley, Pissarro, Cézanne, Guillaumin, ed anche Berthe Morisot con le vedute dell’isola di Wight. Compresi i due dipinti, rarissimi, di un Gauguin non ancora trentenne, tra i quali il capolavoro “Gli alberi di melo” all’Hermitage.Vi troviamo anche il grande trittico di Gustave Caillebotte dedicato alle rive del fiume Yerres, mai più esposto insieme dopo la mostra al Grand Palais di Parigi di dieci anni fa. Interessantissima anche la ritrattistica con Manet, Degas e soprattutto Renoir.

La seconda sezione (1880-1883) presenta tutti gli artisti già presenti in quella precedente, secondo l’idea di una prospettiva di avanzamento per alcuni, per altri di celebrazione dei modelli pittorici. Non dimentichiamo che sul finire degli anni Settanta nell’Ottocento, il successo di Renoir aveva messo in crisi alcune delle certezze del gruppo impressionista. Basti ricordare l’aspra critica di Cézanne, che indica non nel colore ma nella costruzione con il colore, la strada giusta da imboccare.

Monet, Cézanne, Gauguin e Degas, danno il via a quel periodo denso di novità. Tra i capolavori ecco il caposaldo della scultura di Degas, la Danzatrice di quattordici anni, esposta nella mostra impressionista del 1881 e tale da essere un altro dei prestiti visibili a Treviso.E la collaborazione con il Museo Toulouse-Lautrec di Albi, ha qui portato tredici opere del grande pittore francese, relative a un decennio che è quello degli anni Ottanta, per lui certamente d’esordio e di contatto con taluni impressionisti.

La terza sezione della mostra (1884-1890) vive il tempo maturo dell’impressionismo che volge al suo termine, con un rovesciarsi di esperienze che influenzeranno anche Van Gogh al suo presentarsi a Parigi.
Seurat e Signac registrano bene nel loro lavoro questo mutamento così pure altri protagonisti, con l’avvicendarsi delle nuove aggregazioni come Gauguin, Bernard e Sérusier.

Brilla nella sezione, come una stella, la straordinaria parete con i ritratti in rosso che Paul Cézanne dedica alla moglie, unitamente alla superba natura morta detta “Il tavolo da cucina” che arriva dal Museo d’Orsay.

La quarta sezione della mostra è tutta dedicata a Rodin, del quale sono arrivati dal museo omonimo dieci sculture tra le quali spicca il capolavoro dei Borghesi di Calais, già esposta nella storica mostra Monet-Rodin del 1889 presso la galleria di Georges Petit.Da allora Rodin è riconosciuto non solo come il più grande scultore dell’Ottocento, ma l’unico che possa dirsi impressionista. Un lavoro quello di Rodin avvertibile con bronzi, gessi, e marmi, eseguiti in quei fatidici anni ottanta. Non meno intensi anche opere che sono piccoli studi preparatori.

La quinta e ultima sezione della mostra è dedicata a Van Gogh con 50 opere tra dipinti e disegni, dalla partenza olandese al momento centrale nella pittura in Francia.
Degli inizi olandesi ecco “Il viale con i pioppi” del Van Gogh Museum, e del periodo parigino ecco le due versioni del Restaurant de la Sirène, tre autoritratti dell’epoca, compresi quelli di Arles, di Saint-Rémy e di Auvers, dove Van Gogh trascorse le sue ultime settimane di vita.

Un’accensione di colori che sono la radiografia di un artista unico nel suo genere, proprio quando stava per chiudersi un secolo ed aprirsene un altro.


 

V. Van Gogh
Il seminatore al tramonto, 1888 Zurigo, Stiftung Sammlung E.G. Bührle

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Claude Monet Marina a Pourville,
1882 Columbus, Columbus Museum of Art

 

 

 

 

 

 

 

 

Paul Cézanne Natura morta
con paniere o Il tavolo di cucina, 1888-90 Parigi, Musée d’Orsay

Paul Gauguin Sulla spiaggia, 1889, Oslo, Nasjonalgalleriet

 

 

 

 

 

 

 

 

Paul Signac
La sala
da pranzo.
1886-1887 Kröller-Müller Museum, Otterlo

 

 

 

 

 

 

Van Gogh
Veduta di Auvers con campo di grano, 1890 - Ginevra, Musée d’Art et d’Histoire

 

 


.Carlo Franza