


Con
Elvira de Hidalgo


Giovanni Battista Meneghini

Con Del Monaco in Andrea Chenier





Sul set di Medea

Con Di Stefano

Gli ultimi anni a Parigi

Sono
trascorsi 25 anni dalla morte di Maria Callas, diventata un mito ed un personaggio
unico nel panorama musicale dei nostri tempi.
La sua vita è stata costellata da successi, ma anche da amarezze che hanno
minato la sua forza psicologica, privandola di quella necessaria tranquillità
che un’ artista deve avere.
Già dalla nascita, avvenuta in America, ebbe delle disavventure, infatti la
vera data non è stata mai appurata, poiché non esistono documenti ufficiali
precisi ed esaurienti.
Maria ha sempre festeggiato il compleanno il 2 Dicembre 1923, mentre la madre
sosteneva che fosse nata il giorno 4. Un enigma mai risolto. Inoltre non fu
mai accettata dalla famiglia, che in lei vedeva solo un cruccio in più nella
loro precaria situazione finanziaria. La Callas, dopo essere ritornata dall’
America in Grecia nel 1936 all’ età di 13 anni, trascorse degli anni difficili
e poco costruttivi dal lato artistico.
Dal 1937 al 1945 studiò canto prima al Conservatorio Nazionale, poi al Conservatorio
“Odeon Athenon”, rimanendo delusa dell’ insegnamento e dando dei giudizi poco
lusinghieri dei suoi professori. A tal riguardo disse che: “in quegli anni
aveva imparato più da David, il suo canarino, che non dai professori del Conservatorio”.
Nel 1939 vi fu la svolta decisiva. Nel frattempo arrivò in Grecia Elvira
de Hidalgo, celebre soprano leggero, che diventò la vera maestra di Maria,
la persona che riuscì a plasmare la personalità artistica e la voce che la
donna aveva sopite dentro di sé. Il vero debutto artistico come protagonista
in un’opera importante avvenne nell’agosto del 1942 con “Tosca” di Puccini.
Continuò a cantare e a studiare interpretando nel 1944 la parte di Santuzza
nella “ Cavalleria rusticana”. La Hidalgo le consigliò di andare in Italia,
patria del melodramma ,dove sicuramente avrebbe trovato il lavoro e il successo.
Maria non aveva soldi, perciò decise di tornare in America, dove poteva contare
sull’aiuto economico del padre. Vi rimase due anni, ma l’esperienza fu negativa
non trovando una valida possibilità di lavoro.
Il destino, invece, la portò in Italia e precisamente a Verona, avendo ottenuto
un contratto per cantare all’Arena la “Gioconda” di Ponchielli ed a Venezia
incontrò nel 1947 il suo futuro marito, Giovanni Battista Meneghini,
uomo ricco, molto ricco, di 52 anni, mentre Maria non ne aveva ancora 24.
Il loro amore sbocciò quasi fulmineo ed in questa sequenza: Meneghini la incontrò
la sera del 30 giugno, il 1° luglio l’aveva già baciata, mentre il 4 ci fu
il famoso incontro nel quale stipularono un “patto” che coinvolgeva gli affetti
e la professione.
Il futuro marito le scrisse un affettuoso bigliettino che ebbe lo scopo di
creare un varco nei sentimenti della giovane donna: “Gentilissima signorina,
voglio sperare che il pur brevissimo soggiorno veneziano di ieri sera sia
stato per lei, e per la sua cortesissima amica,di gradimento, di sollievo
e di gioia e voglio anche lusingarmi che a Venezia torneremo presto e con
meno fretta…..”.
Dopo pochi giorni Meneghini dimostrò quanto era invece attento ai propri interessi,
scrivendo una lettera-contratto piuttosto discutibile: “Fino alla fine
dell’ anno, io provvederò a tutto quello che le occorre: albergo, ristorante,
sarta…Lei deve preoccuparsi soltanto di cantare e di studiare con maestri
che sceglierò io stesso. Alla fine dell’anno, valuteremo i risultati. Se entrambi
saremo soddisfatti, stipuleremo un accordo che regolerà i nostri futuri rapporti
di lavoro”.
Maria cantò all’Arena ottenendo un discreto successo, ma la sua voce e la
sua personalità non erano ancora complete. Il Maestro Tullio Serafin, che
la diresse, le consigliò di continuare a studiare, poiché aveva bisogno di
migliorare la tecnica e l’uso del diaframma. Nel frattempo i rapporti con
Meneghini erano continuati, ma su basi diverse. L’uomo sembrava essersi raffreddato
e l’entusiasmo iniziale era notevolmente diminuito. Il permesso di soggiorno
di Maria stava per scadere e non sapeva come comportarsi nei confronti del
compagno.
Desiderava il suo aiuto, ma lui era sfuggente. A tal riguardo è rimasta una
lettera significativa di questo momento, che leggiamo per sommi capi: “Battista
sento il bisogno dirti che il mio amore per te è tanto forte e sentito che
fa delle volte una pena….ho tanto bisogno di te, del tuo amore. Ieri ero decisa
a partire perché mi è sembrato che tu fossi annoiato di me……Battista mio,
hai tutto di me, tutto, fino al mio più fine sentimento….vivo per te…..faccio
tutto quello che vuoi tu, ma non prendere questo amore e chiuderlo nel tuo
armadio…vorrei sapere se tu mi vuoi essere sempre come prima. La tua Maria”.
Lettera commovente, nella quale la donna esprime tutto il suo sentimento ed
il suo dolore. Superata la crisi, Meneghini continuò ad occuparsi di Maria
e la condusse dal Maestro Mario Labroca, direttore artistico della Scala,
per un’audizione che ebbe un esito disastroso.
Al di là di questi momenti, la Callas riuscì ad esibirsi in altri teatri italiani,
fra i quali La Fenice di Venezia, dove, il 30 Dicembre 1947, interpretò il
“Tristano e Isotta” di Wagner sotto la direzione di Tullio Serafin, ottenendo
un convincente successo.
Finalmente arrivò il momento magico delle nozze, che furono celebrate alle
ore 16 del 21 aprile 1949, nella sacrestia della parrocchia dei Filippini
di Verona, in quanto Maria non era cattolica e non poteva accedere in chiesa;
inoltre la coppia era “clandestina” in quanto convivevano e pertanto, ufficialmente
e agli occhi della gente erano dei peccatori.
Ora Meneghini si era convinto di andare alla conquista della Scala. Dopo il
rifiuto bruciante di Labroca, bisognava aggirare l’ostacolo cercando di avvicinare
il Sovrintendente Antonio Ghiringhelli. Il destino volle che per un’indisposizione
di Renata Tebaldi, che avrebbe dovuto interpretare l’Aida, venisse chiamata
proprio Maria. Un’occasione propizia, che però non ebbe un esito positivo,
in quanto i giornali non dettero particolare risalto all’accaduto ed anche
Ghiringhelli non si dimostrò entusiasta nei confronti della cantante, non
andandola a salutare nel camerino.
Il destino volle che Maria, per merito di Luigi Stefanotti, un grande appassionato
di lirica, riuscisse a conoscere il Maestro Arturo Toscanini, previa l’intercessione
della figlia Wally Toscanini. L’incontro avvenne il 27 settembre 1950 a Milano
nella casa di Toscanini, al 20 di Via Durini. L’audizione fu un successo ed
il Maestro le fece cantare alcune pagine del “Macbeth” che avrebbe dovuto
dirigere proprio alla Scala. La strategia usata da Meneghini cominciava a
dare i primi frutti.
Lo stesso Ghiringhelli, che aveva sempre mantenuto un atteggiamento di indifferenza
era diventato, quasi per miracolo, educato ed estremamente disponibile.
Dopo aver conquistato l’Europa, Maria volle imporsi anche negli Stati Uniti,
iniziando la sua opera di avvicinamento.
Nel 1954 cantò a Chicago alla Lyric Opera e nel 1956 a New York al Metropolitan,
ottenendo un ottimo successo di pubblico e di critica. Iniziò un periodo fecondo
dal lato professionale, ma difficile nei rapporti sociali. Non riuscì a collaborare
con Karl Boehm nel 1957, per incomprensioni artistiche, e neppure con Herbert
von Karajan, che l’aveva chiamata a Vienna per interpretare “La Traviata”,
questa volta per questioni di denaro; insomma anni veramente difficili e convulsi.
Arrivò anche l’invito per cantare in Grecia, ma la situazione in patria non
era idilliaca. La mamma e la sorella accusavano Maria di essere sempre stata
avara nei loro confronti ed avevano montato una campagna stampa sfavorevole
alla donna, ma Maria riuscì ugualmente a superare gli ostacoli che si erano
presentati, ottenendo un tangibile successo.
Si preparavano anni difficili, che prevedevano anche il licenziamento dalla
Scala dovuto, probabilmente, al fatto accaduto al Teatro dell’Opera di Roma
dove, per un abbassamento di voce, la Callas non ebbe il successo sperato
e, a causa di ciò, decise di non continuare a cantare, facendo così sospendere
la rappresentazione.
Tra il pubblico vi era il Presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi, che
non gradì certamente il contrattempo. La Callas aveva bisogno di trovare nuove
strade per la sua professione. La Scala era perduta, l’America l’aveva trascurata
e quindi, se voleva continuare ad essere la “regina”, doveva trovare appoggi
importanti. A questo punto entra in scena Aristotele Onassis, armatore
greco e sicuramente uno degli uomini più ricchi del mondo. Già da tempo Onassis
la corteggiava e la scintilla dello amore scoccò nella primavera del 1959,
quando l’armatore invitò Maria sul suo yacht “Christina”, per una crociera.
La Callas andò con il marito ed al rientro dalla vacanza si era innamorata
perdutamente di Aristotele, decidendo di abbandonare Meneghini.
Scoppiò un enorme scandalo che, per l’ ennesima volta, andò a sfavore della
donna, accusata di tradimento. L’amore della coppia durò nove anni e questo
nuovo legame fece dei miracoli, poiché Maria ritornò a collaborare con la
Scala, a lavorare con l’America e nuovamente venne accolta con successo in
Grecia. Sembrava che la sua vita avesse preso una via propizia.
La cantante desiderava ardentemente sposare Onassis, ma ahimè, l’armatore
non ne aveva nessuna intenzione. Aristotele non ne era innamorato, la Callas
per lui era stata soltanto un terreno di conquista e quindi, avvenuto tutto
ciò, egli non aveva più interesse verso la donna che, nel frattempo, continuò
instancabilmente a cantare, ottenendo sempre un crescente successo, mentre
i suoi rapporti con Onassis si stavano inesorabilmente incrinando.
Dopo soli quattro anni di convivenza, Aristotele Onassis spostò le sue mire
verso la famiglia Kennedy, che poteva ampliarne il potere ed il suo già cospicuo
volume d’affari. Iniziò a corteggiare la principessa Lee Radziwill, sorella
di Jackie Kennedy e poi, dopo la morte del Presidente degli Stati Uniti, John
Kennedy, avvenuta il 22 novembre 1963, iniziò a corteggiare la vedova, Jackie,
sposandola il 20 Ottobre 1968. In questo terribile clima, Maria viveva come
in un incubo, considerando anche che, nel frattempo, la sua vicenda giudiziaria
con Meneghini non riusciva a risolversi. Egli, infatti, non intendeva concederle
il divorzio e intendeva anche tenersi parte dei soldi che la Callas aveva
guadagnato con il proprio lavoro. Maria reagì dedicandosi al lavoro ed accettò
anche di prendere parte al film: “Medea” di Pier Paolo Pasolini.
Non riuscì però a superare completamente i troppi momenti tragici che si erano
succeduti e nel 1970 fu ricoverata a Parigi a seguito di un tentativo di suicidio,
rimasto misterioso e irrisolto.
Nel 1972 rientrò nella vita della Callas Giuseppe Di Stefano, un caro
amico, con il quale aveva cantato nel lontano 1957.
Di Stefano la aiutò psicologicamente tentando di riportarla nel mondo dello
spettacolo con lo scopo di alleviarle il profondo dolore. Maria interpretò
l’interessamento dell’amico come un atto di amore e a sua volta s’innamorò
di Di Stefano, che non accettò però il legame.
Fu l’ennesima sconfitta e ancora una volta rimase sola, nella sua casa parigina,
dove trascorreva il proprio tempo giocando a carte con la servitù, morendo
così lentamente, giorno dopo giorno. Si spense il 16 settembre 1977 per un
collasso cardiocircolatorio, lasciandosi alle spalle un mondo che l’aveva
amata, ma anche tanto vituperata I funerali furono celebrati il martedì pomeriggio
del 19 Settembre e, come da suo espresso desiderio, il corpo fu cremato.
Una donna era scomparsa, ma un mito era appena nato.
