

Vi è un luogo in Italia che ha nome “Piano d’Api” in
quel di Acireale in Sicilia, luogo ameno ed eremitico, solare e antico, dove
il maestro cartaio Franco Conti ha tenuto in vita la magìa di far fare con
le proprie mani i fogli di carta, ovvero di creare – come pochissimi al mondo
sanno fare – carta, come gli antichi artigiani.
In questa casa rurale dove è calato il suo laboratorio, fra macchinari, telai
e acqua, attorniato da un patio solcato da viti, circondato da un orto attraversato
da un ruscello limpidissimo, e un capannone che offre come panni stesi al
sole una serie di fogli più o meno grandi lasciati ad asciugare, qui Franco
Conti, artigiano ed intellettuale nello stesso tempo, vive la realtà di rifondare
l’arte antica del creare carta.

Nella stanza pianoterra dove riceve gli amici, in quel laboratorio metà casa
e metà vivaio, ha affrescato una bellissima cartina dove è disegnato il percorso
storico della carta, nella storia e nel mondo.
Un lento cammino che vede la carta arrivare dalla Cina in Europa, attraverso
tappe e secoli, Tun Huang prima del 150, Loulan nel 240 circa, poi Niya 250-300,
Samarcanda nel 751, Baghdad nel 753, poi il percorso va verso l’Africa ovvero
Il Cairo, per poi risalire verso lo stretto di Gibilterra in Spagna, Francia
e Germania.
In Sicilia la carta arrivò in modi privilegiati deviando dall’Africa e dal
Cairo, per poi arrivare via mare ancora sui lidi laziali e quindi in Umbria
a Fabriano.
Ebbene è un vero incanto vedere Franco Conti costruire le carte, lavorare
le materie prime, operare con intelligenza e maestria per realizzare i fogli
che sono uno diverso dall’altro, con peso e filigrana diversa, e trattenere
la vita in ogni fibra, suggellare la storia, che in questo caso vuol dire
far rivivere valori antichi. Il processo di costruzione del foglio, ovvero
di fabbricazione, fa sì che venga preparato l’impasto e lo spessore. Le fibre
di cotone si adagiano nel telaio, che ha varie misure: il foglio è creato.
C’è poi il sistema di personalizzazione delle carte e la realizzazione di
vari formati, ci sono le tecniche di consistenza e colorazione, e con esecuzioni
varie ecco la carta come pagina d’arte.
Né mancano con taluni artisti elaborazioni e realizzazioni di bassorilievi.
Quanti
artisti di chiara fama attraversano ogni anno le stanze di quest’oasi siciliana
dove la cultura è palpabile, italiani e stranieri che su questi fogli intervengono
con la loro creatività.
Ho seguito di recente il lavoro elaborato, sui fogli preziosi di Franco Conti,
dall’ italo-albanese Ibrahim Kodra, che ha sviluppato non solo le quattro
stagioni, ma, in un’intera cartella confezionata con un mio scritto, una serie
di paesaggi delle località arbreshe che vi sono in Italia dalla Sicilia alla
Calabria, dalla Puglia al Molise.
E veniamo alle Quattro stagioni di Kodra, artista e figura di spicco
dell’arte internazionale; sono quattro divinità, quattro idoli che si muovono
nel teatro della natura. Idoli che attraversano la storia e il tempo e si
fanno messaggeri di fiori e frutti di stagione.
Il legame tra lo scorrere del tempo e delle emozioni riproduce nella pittura
di Kodra la situazione del mito, il rito circolare dell’anno, il cambiamento
della luce che si posa su ogni cosa, il tempo del sogno, i miti rituali stagionali.
La luce, con i suoi ritmi e le sue tessere geometriche, si adegua alle quattro
fasi della natura.
Prima: l’alba, la primavera, la nascita.
Seconda: lo zenith, l’estate, l’apoteosi, il paradiso. Terza: il tramonto,
l’autunno, la morte, l’elegia.
Quarta: la tenebra, l’inverno, la desolazione.
Cézanne sottolinea nelle sue meditazioni che “lo studio reale e prodigioso
da intraprendere è la varietà del quadro di natura”; Kodra ritesse nello sguardo
dei suoi idoli annuncianti, in una luce di fiaba, in un colore squillante
e corporeo, un ritorno alle origini del mondo, dove la realtà vive non solo
la sua tessitura decorativa e l’esaltazione della spiritualità, ma è come
pietrificata in un’eternità naturale.
La pittura di Kodra ha così trovato, nelle granulosità dei fogli di Franco
Conti, la base e la certezza di quelle variazioni di luce e colore che sostengono
da sempre il suo lavoro.
Ancora una volta la terra di Sicilia ci lascia scoprire un laboratorio in
cui ferve la vita dell’uomo e la vitalità dell’ingegno, un luogo unico in
Europa, ormai divenuto crocevia di intellettuali tra i più disparati.






