

Economia
e sanità, sanità ed economia, sono diventati termini che viaggiano congiuntamente
e sembra quasi che non si possa più parlare di assistenza medica senza tirare
in ballo il costo delle prestazioni e la valutazione rispetto ai benefici
che se ne possono ricavare.
Da quando il concetto di sanità è stato identificato nella più ampia tutela
della salute e trasferito alla competenza dello Stato prima e delle Regioni
poi, si è persa di vista la cura delle malattie e del malato per concentrarsi
esclusivamente sul costo dell’assistenza. D’altronde, parlando di sanità intesa
come salute anziché come trattamento della malattia, è evidente che il titolare
del diritto all’assistenza diventa il soggetto sano anziché il malato, da
qui ne consegue che il costo della prestazione diventa un fattore di spesa
da tenere sotto controllo. Tutta la politica sulla sanità degli ultimi decenni
è perciò indirizzata al risparmio sui costi anziché al miglioramento della
qualità delle prestazioni. Mentre nell’assistenza medica di base si cerca
di introdurre il budget di spesa per le prestazioni mediche, nella medicina
ospedaliera si è imposto alla grande il concetto di finanziamento degli Ospedali
sulla base del raggruppamento delle patologie. A tutto questo va aggiunto
il concetto di aziendalizzazione degli ospedali e delle strutture sanitarie
in genere, cui si impongono concetti di gestione al risparmio tipici delle
strutture aziendali di imprese; attività che non hanno alla base della loro
operatività la cura delle malattie e dei malati. Il sistema dei famosi DRG
(diagnosis related groups), introdotto negli Stati Uniti operativamente nel
1983, tende ad eliminare il pagamento delle rette ospedaliere sulla base della
durata del ricovero e dell’intervento medico effettuato per il singolo malato
ricoverato in Ospedale e a controllare la spesa sanitaria attraverso la raffigurazione
di tutti i pazienti ospedalizzati in termini di diagnosi, procedure eseguite,
degenza e costi sostenuti. Da questa analisi si giunge alla individuazione
dei singoli DRG che potremmo definire: ”categorie di ricoveri omogenei per
quantità di risorse assorbite nel processo assistenziale”. L’Italia ha deciso,
con D.M. 14/12/1994, di replicare il sistema statunitense introducendolo anche
nel nostro Paese. Per la verità occorre specificare che il sistema DRG americano
non ha un valore gestionale per l’ospedale, che funziona indipendentemente
dai rimborsi, ma esclusivamente di accordi con le compagnie assicurative per
poter catalogare gli indennizzi da parte delle assicurazioni in modo tale
che vengano parametrati i premi assicurativi e la copertura del rischio da
parte della compagnia. Per capire la complicazione che ha comportato nell’assistenza
ospedaliera il sistema americano in Italia con il raggruppamento delle 492
classi di pazienti in 25 Categorie Diagnostiche Principali, basti sapere che:
“ il valore di ciascun DRG è dato dal prodotto del peso relativo del DRG per
il valore tariffario di base (PNSA = Pagamento Nazionale Standardizzato Aggiustato)
stabilito come unità di pagamento. Il peso relativo è, quindi, l’indice di
costo che esprime il grado di costosità relativa del DRG rispetto al costo
medio per dimissione espresso dal PNSA” Naturalmente non si può far finta
di non vedere che da quando questo sistema è stato introdotto in Italia c’è
stata una modifica sostanziale del tipo di assistenza al malato che da quel
momento è diventato per l’azienda il perno finanziario intorno al quale ruota
tutta l’economia ospedaliera. I complessi calcoli al computer sui raggruppamenti
diagnostici e sulla identificazione delle ICD-9-CM, ossia sulla complessa
classificazione delle diagnosi e delle procedure di dimissione, hanno portato
a stabilire una propria classificazione sui DRG più remunerativi per cui certi
interventi chirurgici catalogati in una classe che ti consente di ricevere
dalla Regione rimborsi superiori all’effettivo costo dell’intervento potrebbero
essere privilegiati rispetto ad altri meno remunerativi. Naturalmente per
ovviare a certi abusi, che si ripercuotono sul tipo di assistenza al malato,
occorrerebbero dei controlli altamente sofisticati che le Regioni non sono
certo in grado di eseguire, anche perché dovrebbe trattarsi di un controllo
preventivo e soprattutto di una modifica di mentalità. I rischi più frequentemente
associati agli incentivi del sistema sono sostanzialmente questi: - Riduzione
della durata di degenza per singolo ricovero, con rischio di dimissione intempestiva
del paziente; - Aumento del numero dei ricoveri per le categorie di pazienti
le cui tariffe sono superiori al costo marginale di produzione, con rischio
di aumento dei ricoveri non appropriati; - Selezione, entro ciascun DRG dei
pazienti che presentano costi inferiori alla tariffa stabilita, con rischio
di problemi di accessibilità e di caduta di equità del sistema; - Spezzettamento
(unbundling) del profilo di cura dei pazienti in una serie di ricoveri separati,
ciascuno dei quali è pagato a tariffa piena; - Manipolazione della SDO (scheda
di dimissione ospedaliera) in modo da determinare l’attribuzione del ricovero
ad un DRG con un peso, e quindi una tariffa, superiore a quella reale. E’
evidente che il sistema non può continuare a reggersi sul solo parametro dei
DRG ma deve essere affiancato da altri parametri tendenti a qualificare la
prestazione sanitaria in modo tale da poter giudicare l’opera dei sanitari,
che esercitano la loro attività professionale all’interno dell’ospedale, dai
risultati delle loro cure e non dal fatto che i conti tornino secondo lo schema
prefissato a tavolino. Anche in Germania si vorrebbero introdurre i criteri
DRG attualmente in uso in Italia, ma i medici ospedalieri tedeschi si stanno
opponendo ad un sistema guidato da puri criteri economici in quanto, sostengono,
peggiorerebbe la qualità delle cure e a rimetterci sarebbero alla fine proprio
gli ammalati. In Italia molti medici ospedalieri si stanno demotivando giorno
dopo giorno dovendo subire una valutazione della loro opera basata esclusivamente
sui rimborsi regionali ed auspicano che presto si possa giungere a sistemi
che premino i risultati, la preparazione scientifica ed umana, la ricerca
e non certo il fatto che il loro intervento abbia o meno un buon DRG.

