
ll disegno è il dato principe
per sigillare quello spirito creativo e quella manualità che nel focus intellettivo
ha dato origine nei secoli a significativi capolavori.
Basti pensare ai grandi risultati del Rinascimento, del Barocco, del Neoclassicismo
e del Romanticismo, in cui sono visibili segni di gran forza che hanno dato
al disegno la possibilità di costruirsi una storia non comune.

Ebbene è proprio al disegno che va ricondotta la brillante
carriera di Giuliana Bonera, pittrice lombarda, che proprio nel 2003 ha vinto
il prestigioso Premio delle Arti-Premio della Cultura per il disegno. Un ambito
riconoscimento che certifica ancora di più il suo lavoro, e la grande professionalità
acquisita frequentando la gloriosa Scuola del Nudo dell’Accademia di Brera,
dove sono passati Achille Funi e Marino Marini, e oggi nobilmente diretta
dal Prof. Massimo Zuppelli, artista italiano di grande talento, e maestro
del segno. La pittrice ha da poco terminato una grande mostra tenuta a Milano
alla Galleria San Tomaso, presentata in catalogo con un mio testo e che ha
dato il via a una serie di prestigiosi progetti fra i quali gli inviti a delle
rassegne importanti come “Poggiardo in Arte” 2003 per la costituzione di una
Pinacoteca, eppoi “San Vito nell’Arte” edizione 2003 che si è tenuta a Tricase
nel basso Salento. Nè è trascurabile la presenza invito al Progetto “Strade
d’Europa” che la vedrà impegnata a Roma nel 2004 al Ristotheatre Centrale.
Il Novecento tutto passa attraverso i suoi dipinti, i suoi nudi, tanto da
creare attorno un’aura, un’elegia, un mondo di sogni. Sensazioni ed emozioni
convivono accanto a una simbologia erotica che avvolge il corpo ritratto,
i corpi che gravitano presi da un ideale equilibrio, da segni e sfumature
che indagano sulle posture. Nudi in piedi, di fronte, di fianco, di schiena,
distesi, accovacciati, in riposo, una ripresa dal vero, una ripresa in studio,
ove le masse, i corpi, giocano la grande funzione del realismo.

Già in clima neoclassico il Milizia scriveva che il nudo è la più bella opera della natura. Indubbiamente, appare chiara la sibillina lezione dell’Accademia, la lezione che fu vivace per tanti artisti della prima metà del Novecento, specialmente Funi, De Amicis, Lilloni, e così via. Masse piene, rotonde, corpose, su cui si abbattono fasi di luce e luoghi d’ombra coperti da un colore pompeiano di grande magia, mentre il segno disegna e contorna le masse corporali, ne sottolinea le parti, ne sottolinea le armoniose fasce muscolari, fino a mettere in luce quell’insieme di linguaggio artistico che va dallo psicologico al linguistico, dal formale al tonale. Giuliana Bonera è artista di forte esemplarità, come pochi è riuscita a consegnarci raffinatezze stilistiche, a intersecare la lezione italiana con quella francese, a far vivere con struggente malinconia i corpi dipinti, colorati, con tempere e acquerelli e che trasfigurano a volte la realtà. La sua lezione è, dunque, poesia del segno e del colore, carica di notazioni luministiche, di forme profilate e strutturate, di letture artistiche insigni, e soprattutto di ossessiva sincerità del dato esistenziale che dal dopoguerra ultimo ad oggi vive la sua più naturale riflessione.
