

Ossessione di vendetta,
sarcasmo, pessimistica ironia nutrita dagli aspetti più pesantemente macabri,
folli e devianti dell’esistenza umana sono il motore della drammaturgia di
Friedrich Dürrenmatt, uno dei più significativi esponenti del teatro in lingua
tedesca del secolo scorso.
Nato in Svizzera a Konolfingen, vicino a Berna nel 1921, lo scrittore era
figlio di un pastore protestante, compì studi di filosofia e teologia alle
Università di Berna e di Zurigo, e riuscì a presentare come tesi per la discussione
di laurea un proprio dramma, intitolato Sta scritto, che verrà poi rappresentato
per la prima volta a Zurigo nel 1947.
Autore di una decina di opere, tra le quali ricordiamo Il matrimonio del
Signor Mississipi (1952), La visita della vecchia signora (1956),
I fisici (1962), Il collaboratore (1973), Dürrenmatt ( scomparso
nel 1990) si è caratterizzato per questa sua visione “nera” della vita, che
in palcoscenico si è espressa bene nel genere della farsa macabra tesa ad
esprimere le diverse conflittualità del quotidiano. In lui il mondo pare sempre
dominato dal Male nelle sue diverse forme ed accezioni.
Prova ne è il dramma La visita della vecchia signora, in cui il protagonista
vero è il denaro, assieme alle estreme conseguenze che il suo possesso può
produrre. A vincere la battaglia dell’esistere è il capitalismo più aggressivo
ed esasperato, che non ha pietà per alcuno. In scena per la prima volta a
Zurigo nel 1956 allo Schauspilhaus, La visita della vecchia signora è
da allora divenuta un successo in tutto il mondo. La protagonista è Claire
Zachanassian, multimiliardaria che, dopo mezzo secolo, ritorna nei luogo di
nascita onde perpetuare “finalmente” la propria vendetta. Infatti, lei viveva
cinquant’anni prima nella cittadina di Gullen, era un’umile contadinotta e
si chiamava Klari Wascher.
Allora venne sedotta e abbandonata dal suo primo e unico amore, Alfred, persona
spregevole, divenuto ora un bottegaio senza soldi, che nel periodo del loro
amore l’aveva lasciata subito con l’intenzione di sposare una donna ricca.
Per di più, quando la giovane sedotta e messa incinta aveva intentato causa
per attribuirgli la paternità del bambino, Alfred era riuscito, portando due
falsi testimoni, a negare la propria paternità, dimostrando che Klari aveva
avuto anche con loro ripetuti rapporti sessuali: Il neonato visse un solo
anno e in seguito giovane contadina decise di esercitare il mestiere più vecchio
del mondo, la prostituta.
L’esistenza della donna seguì, per così dire, il verdetto del tribunale, che
aveva creduto ai falsi testimoni e l’aveva esposta al pubblico ludibrio. Ora
però Claire è un’altra: i soldi l’hanno trasformata. Dopo aver collezionato
una serie di mariti, uno più ricco dell’altro, è riuscita ad accumulare una
fortuna così cospicua che nessuna cosa le può essere negata. Tuttavia la donna
è ormai una vecchia, per giunta grassa, sempre vestita completamente di nero
ed ha una protesi alla gamba sinistra, che ha perso in un incidente automobilistico.
E’ una persona malvagia, con un seguito a dir poco particolare: due eunuchi
ciechi, che altri non sono che i due falsi testimoni del processo. Claire
è riuscita a rintracciarli e, per vendicarsi, li ha fatti evirare ed accecare.
Tra gli altri protagonisti del dramma incontriamo un anziano maggiordomo ,
ossia il giudice che emise la sentenza mezzo secolo prima, poi l’ultimo marito,
una pantera, e inoltre in scena bauli a non finire e una preziosa bara nera.
Ossessionata dal compiere finalmente contro Alfred la vendetta, che da troppo
tempo la donna aspetta, Claire è adesso pronta ad agire.
La sua vita non è certo stata facile e lei ha deciso di seppellire i sentimenti,
quelli buoni, sotto una valanga di cinismo. Nel momento in cui si svolge la
pièce Claire si trova nel suo borgo di Gullen, dove la gente vegeta ed è assi
fragile moralmente di fronte a certe somme di denaro. Tutto è in vendita e
si può acquistare, anche la vita umana, così come una qualsiasi altra merce.
La proposta della donna è chiara: per la morte di Alfred, che deve essere
attuata dall’intera comunità di Gullen, lei offre un miliardo. Presi ad uno
ad uno gli abitanti della cittadina sono in realtà brave persone, gente inoffensiva,
di ceto piccolo borghese. Ma un miliardo fa gola, è un’esca troppo appetitosa.
A questo punto anche Alfred comincia a capire che un cerchio gli si sta stringendo
attorno e intuisce i segnali della propria condanna. Nel momento dell’assassinio
l’autore mostra tutto il suo cinismo, sottolineando che è soltanto il caos
a governare il mondo e che Alfred è una vittima cosciente.
Abbandonato pure dai familiari al suo destino, l’uomo viene ucciso da un groviglio
umano di concittadini. Naturalmente per il borgomastro e i giornalisti Alfred
passa per essere “morto di gioia”: a questo punto Claire fa comporre Alfred
nella sua bara nera. Consegna l’assegno pattuito e parte alla volta di Capri.
La scena finale è corale: gli abitanti di Gullen , come se si trattasse di
un Coro del teatro greco, intonano l’elogio del benessere, ovviamente legato
al dio denaro.
Nella produzione drammatica di Fredrich Dürrenmatt si nota l’intento di far
riscoprire al pubblico la sensazione di sgomento e di disperazione di fronte
alla negatività del mondo odierno.
La capacità di rigenerare il tragico, partendo dallo spirito della commedia,
è assai evidente e brillante. Il drammaturgo vuole portare lo spettatore a
paragonarsi con gli stati di invivibilità di questa società, attraendolo a
sé con la vis comica, caricaturale in certe situazioni, per poi passare al
grottesco e al paradosso, forse nel tentativo di far percepire l’impossibilità
di ognuno a partecipare a questa forma di quotidianità come ne I fisici,
commedia che rivela la grande natura intellettualistica della comicità di
Dürrenmatt.
Il fisico Moebius si fa credere folle per farsi internare in manicomio al
fine di non rivelare al mondo le proprie scoperte, le quali, se dovessero
cadere in mani senza scrupoli, porterebbero alla distruzione totale dell’umanità.
Due famosi scienziati si fanno passare per pazzi anche loro, per tentare di
carpire a Moebius alcune delle sue fantastiche scoperte e poi passarle ai
servizi segreti dei rispettivi paesi. Sarà però Moebius a riuscire a convincere
i due scienziati che, solamente ritrattando il proprio sapere, fingendosi
matti, è possibile mantenersi liberi, saggi e soprattutto innocenti. Tuttavia
solamente per poco, ossia fino a quando i tre devono riconoscere che è ormai
troppo tardi, perché la catastrofe è già in atto: la direttrice del manicomio
si è furtivamente impadronita delle formule di Moebius e ha già iniziato ad
utilizzarle per dominare il mondo. Ora il fisico si accorge di aver provocato
tutto quello che aveva cercato di evitare. Il tentativo di opporsi all’insensatezza
degli uomini, ritrattando il prodotto della propria mente, sfocia in una commedia
ridicola e Moebius risulta un personaggio-cavia. In questo testo la follia
degli uomini per ottenere il potere è l’elemento dominante e viene acutamente
analizzata dall’autore, che sostanzia così la propria “drammaturgia del caso”
e a tratti rivela che l’unica via di salvezza rimane l’utopia per ideali non
realizzabili, ma nobili. Una carica utopica che vive però solo in scena grazie
all’innocente natura dell’arte e della poesia.



