

La
mostra è posta sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica Italiana
ed è dedicata all’illustre storico dell’arte Enzo Carli, promossa poi com’è
da un Comitato di importanti istituzioni cittadine.
La nobile esposizione è articolata in due sedi: il complesso museale dell’antico
“Spedale di Santa Maria della Scala” e il Museo dell’Opera del Duomo.
La mostra, ospitata in Santa Maria della Scala è divisa in otto sezioni:
la prima è dedicata ai “Precedenti e contemporanei senesi di Duccio”,
la seconda è intitolata “Cimabue. Duccio e il giovane Giotto”;
la terza, “Il percorso di Duccio” illustra l’opera di Duccio e della sua bottega.
E’ chiaro che le prime tre sezioni sono dedicate ai più diretti seguaci del
maestro, a cominciare da i Pittori ducceschi di prima generazione (Maestro
di Badia a Isola, Maestro Città di Castello, Maestro delle Collazioni dei
Santi Padri e Maestro degli Aringhieri) poi con i Pittori ducceschi di seconda
generazione, ossia i fedelissimi Ugolino di Nerio e Segna di Bonaventura,
nonché il maestro della Maestà Gondi e il Maestro di Monteoliveto.
I Pittori della terza generazione duccesca, erano artisti attivi nel quarto
e nel quinto decennio del Trecento, come Niccolò di Segna, figlio di Segna
di Bonaventura, e Bartolomeo Bulgarini.
Il percorso prosegue con “L’esordio dei grandi pittori della prima metà del
Trecento” sezione dedicata a protagonismi della pittura senese quali Simone
Martini e i fratelli Pietro e Ambrogio Lorenzetti. In mostra troviamo non
solo dipinti e codici miniati, ma addirittura un contesto artistico rivisitato
con una sezione particolare dal titolo “Le vie del gotico a Siena: scultori
e orafi”, ove si possono osservare le testimonianze dei grandi contemporanei
di Duccio, vale a dire Giovanni Pisano e Guccio di Mannaia.
Perno centrale della mostra sono i due maggiori capolavori esguiti da Duccio
per la comunità senese: “la vetrata” circolare della Cattedrale eseguita nel
1287-88 e restaurata per l’occasione (esposta nella terza sezione in Santa
Maria della Scala) e la raffinata e la grandiosa “Maestà” compiuta nel 1311,
originariamente collocata sull’altare maggiore del Duomo. Questa è considerata
la maggiore opera, il più importante dipinto su tavola della pittura italiana,
e visibile nel Museo dell’Opera del Duomo.
A Siena sarà il caso di vedere, in occasione della mostra, anche il recuperato
ciclo di “Storie dell’Antico e del Nuovo Testamento” realizzato da artisti
senesi fra il 1270-75.
E nella Sala del Mappamondo in Palazzo Pubblico è possibile vedere una delle
ultime opere di Duccio, riscoperta circa vent’anni fa e databile al 1314;
si tratta di un affresco con soggetto profano, ossia la “Consegna del Castello
di Giuncarico”, un episodio dell’espansione dell’antica Repubblica senese
nel territorio della Maremma. C’è da dire che il primo documento che ricorda
Duccio come pittore è del 1278, e quindi egli è già attivo da diversi anni
quando, il 15 aprile del 1285 riceve dalla Compagnia dei Laudesi della Chiesa
di Santa Maria Novella di Firenze la Commissione di una grande tavola “in
onore della Madonna”.
Il dipinto si è conservato ed è la celebre “Madonna Ruccellai”, oggi agli
Uffizi. La Madonna di Duccio e il Crocifisso che il giovane Giotto esegue
poco dopo sono opere di grandezza notevole, il crocefisso di Giotto è il più
grande dei Crocefissi fiorentini dell’epoca, ma non è da meno la Madonna Ruccellai
del Duccio, detta in un documento “la tavola maggiore della donna”.
Ambedue in Santa Maria Novella e tra le maggiori immagini di questa chiesa.
Per tanto tempo s’era pensato che la “Madonna Ruccellai” fosse stata terminata
da Cimabue; oggi invece nessuno nutre più alcun dubbio che la tavola della
Vergine sia opera del Duccio, poichè, rispetto a Cimabue, Duccio rimescola
più gentilezza, levità, preziosità cromatica, perfezione esecutiva, che sono
aspetti senesi. A sostegno di ciò sovviene anche un ulteriore studio sulle
novità gotiche della Madonna Ruccellai, introvabili in Cimabue, e sono il
bordo dorato del manto della Madonna, e le bifore a sesto acuto che sono delineate
con l’oro sul trono della Madonna. L’attività di Duccio si conclude con la
“Maestà” per il Duomo di Massa Marittima.
E’ basilare notare come l’arte di Duccio abbia segnato profondamente la pittura
senese del ‘300, condizionando in particolare la prima metà del secolo. Infatti,
fino al 1350 circa, le idee nuove e “in progress”, quelle di Simone Martini
e dei fratelli Lorenzetti si configureranno come eccezionali in un panorama
artistico che per varie generazioni, dal Maestro di Badia a Isola, a Bartolomeo
Bulgarini, rimarrà fedelmente legato alla lezione duccesca.


