

Nelle splendide sale del piano nobile di Palazzo Borromeo a Cesano Maderno, recentemente restaurate, è locata la mostra “L’Occhio Nuovo. Occhiali, microscopi e cannocchiali. Arte e Scienza fra ‘600 e ‘700”, promossa sia dal Comune di Cesano Maderno, sia dall’amministrazione provinciale di Milano, sia dall’Istituto per la storia dell’arte lombarda. Ideata dal Prof. Andrea Spiriti dell’Isal e dell’Università dell’Insubria, la problematica scientifica è stata supervisionata dal Prof. Tucci Pasquale ordinario di fisica all’Università di Milano e curatore del Museo Astronomico di Brera. Una mostra così a largo raggio e indagante su due secoli in cui la frammentazione del sapere e la scienza in genere vennero per la prima volta alla ribalta in modo organico richiedeva un comitato scientifico, presieduto da Maria Luisa Gatti Perer dell’Isal e composto da storici dell’arte, storici della scienza, storici della letteratura, storici del libro. La mostra è, dunque, locata tra le sale del piano nobile di Palazzo Borromeo e la famosa Torretta già usata a suo tempo da Bartolomeo III Arese per l’osservazione del cielo.

Alla base della scala della Torretta è, infatti, visibile l’interessante dipinto monocromo “Allegoria dell’Astronomia” di Giovanni Ghisolfi. La mostra indaga su quella cultura scientifica che, nel XVII secolo, segnò il superamento della teoria geocentrica, detta anche tolemaica, e la nascita della scienza moderna; una vera rivoluzione che, con il progresso tecnologico, aumentò a dismisura la possibilità di vedere l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande, mutando radicalmente il rapporto dell’uomo con lo spazio-mondo. Appassionato di ottica, curioso di scienze naturali, osservatore astrofisico dalla torre del suo Palazzo di Cesano Maderno, Bartolomeo III Arese (1610-1674) è un tipico esponente di questa età nuova come Carlo IV Borromeo Arese (1657-1734), nipote prediletto, il suo degno erede, che allargherà i suoi interessi matematici e zoologici anche grazie alla nuora Clelia del Grillo Borromeo, esempio straordinario di femme savante, proprio alla vigilia dell’Illuminismo. Il Palazzo Borromeo-Arese di Cesano esprime al meglio il luogo e il simbolo di questo fervore che contrapponeva la teoria eliocentrica o galileiana alla teoria geocentrica o tolemaica, e questo grazie all’uso della torre medioevale come centro di osservazione astronomica, e non solo, ma anche alla magnifica dotazione di testi scientifici e naturalmente alla strumentazione più avanzata per i tempi correnti. Ecco il senso della mostra “L’Occhio Nuovo” che offre attraverso un armonioso collegamento le diverse testimonianze di quest’era feconda. Nelle sale si possono ammirare preziosi strumenti scientifici come l’Anello astronomico di Bion proveniente dalla Specola di Bologna, dal Quadrante di Lusverg del Museo di Storia della Scienza di Firenze al Grafometro di Sevin del 1675 usato per eseguire misure approssimative di angoli, al telescopio gregoriano del 1780 circa, fino a un cannocchiale germanico della fine del XVII secolo. Fanno corona preziosi ritratti di vari componenti della famiglia Borromeo-Arese e di scienziati come Bonaventura Cavalieri, di Manfredo Settala che darà un prezioso contributo alla rinascita dell’Accademia Ambrosiana, istituzione protetta dai Borromeo. Il pittore Giacinto Santagostino, milanese, nel 1669 veniva pagato per un grande ritratto di Bartolomeo III Arese con la cifra di 100 lire. Interessante notare come all’interno della mostra ci siano anche sei oggetti della collezione Settala, ovvero sei pietre, compreso un diaspro egiziano; segnano l’ammirazione tardorinascimentale per il ludus naturae e la capacità scientifica di ordinamento tipologico. Esposti in teche, rari testi scientifici dell’epoca, come il “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo” di Galilei, il “De rivolutionibus” di Copernico, l’Opera Omnia di Girolamo Cardano, il Nuncio Sidereo di Keplero, l’Astronomiae Instauratae di Tycho Brahe; taluni provenienti dalla Biblioteca Trivulziana, altri dall’Ospedale Maggiore di Milano, dalla Biblioteca Nazionale Braidense e dalla Specola di Firenze. Un formidabile itinerario umanistico-scientifico di forte suggestione e di grande importanza storica, che squaderna la scienza intorno a cui si esercitavano i contemporanei di Galileo, Torricelli, Bacone e mille altri.

Un capitolo avvincente è anche quello del medico Francesco Giuseppe Borri
amico del Bartolomeo Arese, che lesse il grande libro della natura da grande
ingegno, anche se in modo disordinato e vagante tra eresie e misteri, in quanto
con il suo “De artificio oculorum humores restituendi” affrontava in modo
esauriente il problema delle conoscenze seicentesche sui meccanismi della
visione.


