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Non si contano gli infortuni eccellenti che il Milan ha visto alternarsi con incredibile costanza tra il settembre del 2001 e il maggio del 2002: in media almeno quattro/cinque teorici titolari indisponibili che alla fine hanno decisamente falsato in fatto di rendimento il campionato del Diavolo.
In quest’ottica occorre leggere la dichiarazione dell’amministratore delegato, Adriano Galliani, in sede di presentazione del nuovo gruppo: “MilanLab è un progetto che ci affascina molto più di qualsiasi figurina”. Riferimento scontato ad eventuali campioni strappati alla concorrenza a suon di miliardi, che sulla carta potrebbero fare sfracelli ma che per un banale guaio muscolare rischiano di rimanere out a lungo, trasformandosi in un investimento sbagliato. Quasi 200 miliardi di vecchie lire spesi per una campagna tra le più imponenti della storia resa più che infruttuosa da problemi fisici a catena. In casa rossonera l’esperienza infelice della passata stagione deve ancora essere metabolizzata. Ecco allora il semplice quanto produttivo ragionamento dello staff dirigenziale. Meglio investire quasi 3 milioni di euro per costruire un’autentica banca dati sui propri giocatori ed elevare le probabilità di preservarne l’integrità psicofisica piuttosto che aprire aste su campioni di cui si conosce ben poco, soprattutto in termini di patologie passate, come purtroppo il caso Redondo ha insegnato. L’esperimento è veramente innovativo per l’Italia, ma non lascia certo sbigottiti. Pensare alla costruzione di un giocatore bionico può apparire eccessivo, certo è che il sistema ad alta tecnologia permetterà di monitorare e di valutare un atleta per potenziare le sue possibilità fisiche massime da un lato e per prevenire eventuali patologie o disfunzioni dall’altro. A questo punto, in fase d’analisi nulla va trascurato e affidato al caso! Anche i particolari più insignificanti devono assumere un ruolo importante in questo calcio superprofessionistico dove gli interessi economici dettano legge e spesso determinano la scala di valori a scapito dello spirito sportivo. Perfino un paio di calzature o addirittura un tipo di tessuto dell’abbigliamento di tutti i giorni potrebbero incidere o meno su determinate prestazioni in campo del campione! E infatti sono stati praticamente rifatti i guardaroba dei soggetti interessati. In sintesi, dopo aver preparato un archivio di dati strumentali e aver tratto le conclusioni sulle osservazioni dei numerosi infortuni muscolari e articolari, lo staff medico milanista grazie ad un software e a macchinari specifici è in grado di aver sempre monitorata la condizione psico-fisica del singolo. Con un semplice test della durata di otto minuti da effettuarsi nel laboratorio-bunker, ricavato in circa cento metri quadri nei sotterranei di Milanello, si potranno avere responsi molto più pertinenti ed esaustivi rispetto alla tradizionale visita medica. Una sorta di integrazione, non a carattere invasivo naturalmente, che il responsabile Daniele Tognaccini, preparatore atletico del Milan, riassume così: “A livello pratico la fase di indagine su un giocatore si comporrà di tre tipi di test. Uno di fatto, che definirà la situazione di normalità o meno di un giocatore. E fin qui nulla di stravolgente. Nella fase due si analizzeranno le performance per sapere quando il calciatore può essere o meno al massimo della forma. Si giungerà così ad un responso articolato che grazie all’intelligenza artificiale permetterà di determinare lo stato di salute di coloro che, sia in fase di acquisto sia al momento di scendere in campo, spostano le sorti della società per la quale “giocano”, uscendo dal campo delle ipotesi non riscontrabili.” Galliani a tal proposito è stato esplicito: “Oggi l’acquisto o la vendita di un giocatore, a livello bilanci, può significare la vita o la morte per i conti di una società. MilanLab ci dovrà aiutare in questo, indicandoci una situazione o meno a rischio che in precedenza non si riusciva a valutare”. Potrebbe essere l’uovo di Colombo, il fattore rivoluzionario salva gambe e, di conseguenza, patrimoni per le società del pallone. Tutto sotto controllo? Non ne siamo così sicuri, e qui il detto sembra veramente calzante, il Diavolo sembra aver fatto la pentola, ma non il coperchio. Se infatti l’errore nella questione Redondo (il fuoriclasse argentino acquistato dal Milan due anni fa e mai utilizzato per una serie di infortuni, nemmeno per un minuto) andrebbe ricondotto ad una situazione psico-fisica a rischio ma non valutabile con le indagini allora possibili, non è detto che d’ora in avanti tutto sarà rose e fiori. Anzi! A mio avviso, c’è il rischio di inoltrarsi in un ginepraio di ipotesi che mettono i brividi al sol pensiero! E che potrebbero dare nuova linfa agli adepti della setta dei “Biscardiani”, chiassosi esponenti del calcio parlato suffragato da migliaia di “se” e “ma”. Dico, ma ve lo immaginate alla vigilia di un infuocato derby di campionato che può decidere uno scudetto il seguente dispaccio medico: “L’A.C. Milan comunica che l’analisi dei dati personali di Andry Shevchenko fornita dal nostro laboratorio ne sconsiglia vivamente l’utilizzo nella prossima partita, pena l’alta possibilità di infortunio”. E se magari Sheva fino a quel momento ha segnato a raffica ed è l’uomo sul quale i compagni psicologicamente puntano per scardinare la difesa avversaria? E ai tifosi chi glielo spiega che il loro uomo-speranza, quello che li può far gioire o avvicinare al titolo, verrà risparmiato perché patrimonio della società a forte rischio? E un allenatore, che in quel match si gioca credibilità e magari il lavoro di un anno, dovrà allinearsi alle direttive societarie o sarà capace di ribellarsi, forte proprio di una “sollevazione” popolare? Aspettiamoci allora, almeno sotto questo aspetto, una stagione incredibilmente interessante e ricca di spunti dialettici. Se infatti MilanLab sembra poter vincere la sfida sui guai fisici a suon di dati, resta da verificare chi raccoglierà l’incombenza di metterne in pratica le ingombranti diagnosi. E loro, questi campioni che vengono monitorati istante per istante come se fossero espropriati di fatto del loro stesso corpo in una delega completa della loro salute, della loro sorte, delle loro potenzialità e limiti come reagiranno in campo a questo determinismo che per prudenza non lascia nulla al caso? C’è chi giurerà che nonostante i test è in grado di tirare in rete il pallone e chi, demotivato, tirerà i remi in barca a causa di esami che lo vogliono perdente in partenza! Il Diavolo ha fatto la pentola, forse dovrà in fretta chiedere all’intelligenza artificiale anche i coperchi!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

... Paolo Ghisoni