home page
sommario
english
I NOSTRI SITI
-CESIL
-SANITADE
-CONCORSI MEDICI
-ITALIAN LEADERSHIP
-GESTIONE BILANCI IN
CONTROLUCE

RUBRICHE
-concorsi
-aggiornamento
-sport news
-links

Le tematiche presenti ne La cantatrice calva trovano sviluppo nelle opere successive, in particolare negli atti unici "La lezione" e "Le sedie".

Ionesco inizia così la propria attività di drammaturgo creando un teatro di decomposizione del linguaggio, attraverso testi all’inizio poco compresi, ma che via via catturarono il sempre crescente interesse del pubblico. Egli parte quasi sempre dalla satira della banale conversazione piccolo borghese di tutti i giorni, sottolineando con sarcasmo le continue ripetizioni verbali e le formule stereotipate di luoghi comuni.

Rappresentata nel 1952 al Théatre de Poche, "La lezione" parla di due personaggi in un drammatico incontro-scontro: un professore ossequioso e un’allieva disinvolta che nel trascorrere del testo rovesciano radicalmente il loro carattere e il loro ruolo. L’uomo diviene un essere farneticante che tende all’assassinio, la giovane si trasforma in una vittima stravolta: sono entrambi prigionieri di un ingranaggio, in un gioco verbale estremo che porta inevitabilmente al dramma.
Vi è pure un terzo personaggio, Maria, la governante del professore, la quale cerca di salvarlo, di farlo desistere dall’entrare in quel vortice senza scampo che porterà l’uomo ad uccidere. Invano. Il professore assassina l’allieva accoltellandola. Il suo è un delitto compiuto in uno stato di totale incoscienza. Quando riesce a svegliarsi da questo incubo, cerca di trovare scusanti per il proprio insano gesto.
Un incubo che però giornalmente si ripete e che già lo ha portato al quarantesimo omicidio dei propri allievi in una ciclicità irrefrenabile e fatale. Inquietante anche il ruolo della governante, ben consapevole degli assassini del professore, la quale decide di coprirlo sempre e comunque, fino ad organizzare le esequie delle vittime. Mentre Maria ha finito di sotterrare l’ultima allieva a fianco delle altre 39 bare, ecco suonare il campanello. Un’altra alunna è pronta a fare la medesima fine.

"Le sedie" vengono invece ambientate in un faro abbandonato: protagonisti dell’azione scenica sono due coniugi anziani. L’abitudine alla convivenza emerge nella quotidianità delle piccole azioni, nelle loro aspirazioni ed attese, fino al delirio generato dall’assoluta mancanza di interlocutori, nel vuoto della loro esistenza priva di comunicazione con altri.
Sono soli nell’assenza totale di scambi interpersonali. E allora nasce la necessità di costruire la rappresentazione di una moltitudine di gente, una massa fittizia e illusoria. Alla porta è un continuo via vai di persone, saluti e strette di mano di individui inesistenti nella realtà, ma lucidamente delineati dai due anziani nella loro mente.
E poi tante sedie, sedie su sedie, che riempiono la scena. Ma non vi è alcun essere umano. Nelle parole dei due anziani prendono vita sulla scena un gran numero di persone invisibili che partecipano a questa riunione fino all’apoteosi, l’arrivo dell’imperatore. Ora i due vecchi si sentono pienamente realizzati, possono morire quasi nella leggenda. E allora si gettano dalla finestra gridando “Viva l’imperatore” e dalla luce dei fuochi d’artificio di una festa immaginaria si passa di colpo al totale silenzio, rotto solamente dal tonfo dei due corpi che cadono in mare.

Altre opere che esprimono una società umana quasi priva di realtà, costruita con artifici che nascondono il nulla su cui sarebbe fondata sono: "Vittime del dovere" (1953), "Amedeo o come sbarazzarsene" (1954), "Giacomo o la sottomission"e (1955), "Sicario senza paga" (1957).

Alla fase più matura di Ionesco appartiene invece "Il rinoceronte" (1959), testo in tre atti, che è ambientato nella piazza di una cittadina di provincia, dove tra lo stupore dei più, pare sia apparso un rinoceronte. In conseguenza a questo evento nasce al caffè e nel borgo un’animata discussione se i rinoceronti d’Asia o d’Africa abbiano un solo corno. Improvvisamente si assiste a una metamorfosi di uomini e di donne in rinoceronti, e Berenger, il protagonista, vede coi propri occhi la mutazione di Jean, il proprio capoufficio. Prima lo stupore, misto a paura, aveva stordito gli abitanti del paese. Ora la situazione cambia: tutti sono diventati rinoceronti, salvo il solo Berenger. Pure Daisy, la donna amata dal protagonista, decide di lasciarlo e di raggiungere il branco, affascinata dal richiamo melodico dei rinoceronti, che rappresentano simbolicamente il desiderio umano di sentirsi integrati e uniformati in un gruppo sociale ben definito.


Più realistici appaiono infine le commedie "Il re muore" (1962), "La sete e la fame" (1966) e "Macbeth" (1972), pur rimanendo costante in Ionesco (scomparso nel ’94) il dubbio fra ciò che esiste nel quotidiano e ciò che potrebbe prendere forma nella mente umana. Testimone del suo tempo, egli ha costruito personaggi spesso disperati, che gridano il proprio smarrimento, il panico di affrontare una situazione, persino la più banale. In una parola uomini che soffrono il mal di vivere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

.Franco Manzoni -- ---- -........................SECONDA PARTE