

Gli
impianti dentali sono realizzati mediante
radici artificiali di materiale bio compatibile
(titanio) posizionate nell’asso mascellare
o mandibolare.
Di tali radici esistono vari modelli e misure:
a forma di vite, d’ago, di cilindro.
Gli impianti a forma d’ago
(mm.1,2 di diametro e qualche centimetro di lunghezza), e quelli a forma
di vite (qualche millimetro in più di diametro) vengono inseriti nel foro
sottile predisposto nel tessuto osseo (ovviamente utilizzando strumenti adeguati)
facendoli ruotare su se stessi fino ad ottenere una buona profondità nello
stesso.
Le viti così inserite restano subito fisse a causa delle loro spire.
Gli aghi invece hanno una
superficie liscia, ottengono altrettanta stabilità, tuttavia, dopo l’inserimento,
è necessario unirli con elettrosaldatura nelle parti che emergono dalla gengiva.
Queste parti fungono da monconi sui quali verranno inseriti i denti.
Inoltre sempre con gli impianti a vite o ad ago, si ha la possibilità di variare
la loro dimensione a secondo della qualità del tessuto osseo disponibile.
Dall’esperienza acquisita risulta che con questo metodo gli impianti ad ago
o a vite consentono al paziente di uscire subito dallo studio odontoiatrico
con una protesi fissa.
Impianti cilindrici o conici.
Per gli impianti cilindrici o conici, è necessario applicare una diversa metodologia,
in tempi diversi.
È necessario anche, per inserire l’impianto, avere più disponibilità di tessuto
osseo, tale da poter eseguire impianti di un certo volume.
Inoltre, non essendo subito conglobati
nel foro nel quale sono stati immessi, è indispensabile aspettare alcuni mesi
affinché si fissino definitivamente all’osso, il tempo per ottenere la cosiddetta
“osteointegrazione”.
Nel caso poi di scarsa disponibilità di tessuto osseo, a volte occorre fare
addirittura degli innesti di tessuto osseo trasportati anche da parti come
il mento, le costole, ecc., ed in questo casi i tempi si allungano.
Sono evidenti dunque i vantaggi ottenuti da certi metodi nel confronto di
altri derivanti da una lunga e documentata esperienza.
Tuttavia, spesso viene utilizzato il “metodo Branemark”, malgrado sia
più invasivo e doloroso.
Di seguito l’illustrazione dei metodi
precedentemente esposti.
CASO N.1

Figura 1 Impiantologia
post-estrattiva immediata con viti autofilettanti.
Sono evidenti le parti emergenti sulle quali verranno fissati i denti.

Figura 2 Radiografia che mostra le parti delle viti che stanno infisse nell’osso mandibolare.
CASO N.2

Figura
3 Impiantologia
post-estrattiva eseguita con aghi subito dopo estrazione di denti irrecuperabili.
Le parti emergenti che si vedono nella fotografia verranno fra di loro unite
con elettrosaldatura (mediante un’apparecchiatura a norma CEE appositamente
progettata per tali interventi) e formeranno la struttura sulla quale poi
si fisseranno i denti artificiali.

Figura 4 Radiografia che altrettanto evidenzia, come nel caso delle viti, le parti degli aghi inseriti nell’osso mandibolare.
CONFRONTO

Figura 5 Esempio di un provvisorio fisso inserito subito dopo terminata l’impiantologia sia che il caso sia stato realizzato con viti autofilettanti che con aghi di Scialom (il definitivo sarà esteticamente ancora più perfetto).

Figura 6 Impianti
tipo Branemark.
A differenza degli impianti a vite od ad ago per inserirli è anche necessario,
oltre che asportare dei veri e propri cilindretti di osso, scollare tutta
la fibromucosa gengivale (come da foto). Dopo un periodo di due o tre mesi,
quando cioè si saranno fissati e la gengiva completamente guarita, verranno
avvitati nei loro fori centrali, ben evidenti nella figura, le parti emergenti
o meglio i monconi sui quali verranno poi fissati i denti.
CASO n.3
IMPIANTOLOGIA AD AGO
IN TESSUTO OSSEO A LAMA DI COLTELLO
(NON SI E’ RESO NECESSARIO ARRIVARE ALL’INTERVENTO, ABBASTANZA TRAUMATIZZANTE,
DI INNESTO DI TESSUTO OSSEO COME SI VEDE NELL’ULTIMA FIGURA PRESENTATA)

Sequenza di impiantologia ad ago in una cresta ossea incisale superiore molto ridotta in spessore, senza la necessità di ampliarla in larghezza con innesti ossei.

Aghi inseriti in parti divergenti fra loro e delimitazione con strumento della cresta ossea per evidenziarne la sua sottigliezza.

Tutti gli aghi sono inseriti.
All needles have been inserted.

Unione mediante fili di
titanio e saldatura delle parti emergenti degli aghi. Nelle zone distali,
come da panoramica che segue, sono stati immessi impianti con diametro maggiore.
Tying up with titanium wire and welding of emerging needle parts. Implants
with a lager diameter have been fitted in the distal regions, as per the descriptions
that follow.

Panoramica di controllo a fine lavoro nella quale si possono notare anche gli impianti di diametro maggiore (viti autofilettanti inserite ove il tessuto osseo, aveva uno spessore superiore) Overall check at the end of the job highlighting larger diameter implants too: (self-tapping screws inserted where the bone tissue was thicker).

Lavoro impianto-protesico
terminato.
End of implant and prosthesis job.

Nel caso sopra descritto, pur se il tessuto osseo nella zona incisale era
sottilissimo (a lama di coltello), non è stato necessario intervenire nel
modo illustrato nella figura a lato e cioè con innesti di tessuto d’osso trasportati
da altre parti dello scheletro (molto traumatizzante e con tempi di guarigione
assai lunghi)
Despite the very fine bone tissue in the incisal region (blade-shaped), the
abovedescribed case did not require the surgery illustrated in this figure,
in other words bone graphs from other skeletal parts (which is more traumatizing
and requires more time to heal).

In questo caso, causa
un intervento chirurgico non da me eseguito, era stato asportato nella parte
destra della mandibola una grande quantità d’osso. Era stata poi realizzata
una protesi amovibile fissata con attacchi (a bottone) sulle radici residue
che si vedono nella fotografia. Tale protesi però era assolutamente instabile
e quindi poco funzionale. Non potendo, anche a causa dell’età della paziente
(anni 70) eseguire interventi troppo traumatizzanti con innesti d’osso, con
l’aiuto della TAC e con impianti molto sottili ad ago, è stato portato a termine
il lavoro impianto-protesico che si può osservare nella foto n°2
In this case a large amount of bone was removed from the right side of the
mandible, due to surgery performed by others. A permanent prosthesis was then
fitted with button connections to the residue roots that can be seen in the
picture. But this prosthesis was absolutely unstable and hence not very functional.
As the patient’s age (70 years) too did not permit excessively traumatizing
surgery with bone graphs, the implant and prosthesis job was completed with
the aid of CAT scans and very fine needle implants, as can be noticed in picture
n°2.

Caso terminato. E’ evidente
la buona estetica ottenuta. Anche la fibromucosa gengivale sul lato destro
della paziente, non più compressa della protesi mobile è un po’ risalita e
in tal modo la lunghezza dei denti pure in questa zona è abbastanza accettabile
(riferendosi comunque solo al fattore estetico dato che la funzionalità è
ottima).
End of case. The good aesthetics achieved can be clearly seen. Even the fibrous
tissue and mucous membrane on the right side of the patient, which is not
compressed anymore by the removable prosthesis, has risen a little, hence
the length of the teeth too in this region is quite acceptable (referring
only to aesthetics, as functionality is excellent).

TAC dell’emimandibola
di dx, della parte cioè che ha più interesse per la sua grande riduzione del
tessuto osseo (in altezza).
Sebbene tali impianti abbiano in realtà il diametro di mm 1,2, quindi molto
sottili, probabilmente per un artifizio tecnico in questa tomografia sembrano
di diametro maggiore.
Comunque è evidente come gli impianti ad ago inseriti passano prima da un
lato e poi dall’altro del nervo mandibolare, ove secondo l’andamento del medesimo
nella mandibola, c’è lo spazio per poterli immettere: in tal modo quindi lo
scavalcano senza lederlo minimamente Il piccolo punto bianco, per quanto sia
possibile notarlo in tale riduzione minima della tomografia, è appunto il
nervo mandibolare completamente risparmiato dagli impianti ad ago introdotti.
AT scan of the right mandible, the most interesting area due to its considerable
reduction in bone tissue (in height). Though these implants really have a
1.2 mm diameter, hence they are very fine, they seem to have a longer diameter
in this computed tomography image probably due to technical reason. However
it is clear how needle implants are inserted first on one side and then on
the other side of the mandibular nerve, wherever there is room to insert them
and following the nerve’s course: in this manner they pass over it without
damaging it in any way. The small white spot, as far as it can be seen in
the computed tomography image’s small dimensions, is precisely the mandibular
nerve, entirely spared by the needle implants introduced. The implant and
prosthesis job was completed with the aid of CAT scans and very fine needle
implants, as can be noticed in picture n°2.
Massimiliano Apolloni
Odontoiatra - Trento


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