


1978, nasce Louise Brown, la prima bambina generata con la tecnica della procreazione extracorporea;
1987, la Congregazione per la dottrina della Fede, con un documento citato solitamente come Vitae, giudica illegittima la procreazione extracorporea, sia quella omologa, sia quella eterologa.
2003, in Italia viene definitivamente approvata la legge sulla cosiddetta procreazione assistita, che si ispira in larga parte alla legge tedesca in materia di tecniche riproduttive.
Louise Brown
Come spesso capita in Italia, il dibattito segue e non precede l'approvazione della legge.
Per prima cosa va detto che, a differenza di quanto hanno affermato politici e giornalisti, intellettuali e filosofi, questa legge, che è stata appoggiata anche, ma non solo, da parlamentari che si dichiarano cattolici, non è, e non può essere una legge cattolica.
Per tre motivi:
il primo, perché la Chiesa cattolica si è ufficialmente pronunciata in termini di Magistero contro la legittimità morale di ogni tecnica di procreazione extracorporea, omologa ed eterologa, mentre questa legge pone ordine proprio nella prassi della procreazione extracorporea;
il secondo, perché è una legge dello Stato italiano, e perciò è una legge a-confessionale;
il terzo, perché le ragioni per promulgare questa legge non si ispirano ad alcuna fonte religiosa, ma si basano su argomenti di natura antropologica, biologica e sociale.
La legge appena approvata si ispira ad alcuni criteri prudenziali che sono largamente condivisibili anche da chi, come lo scrivente, ritiene che sarebbe meglio che le coppie sterili cercassero nella via dell’adozione la risposta al desiderio di genitorialità. Il primo criterio è quello di tutelare al massimo l’oggetto del desiderio delle coppie, cioè il figlio, già allo stadio embrionale.
Generare solo tre embrioni ed evitare la crioconservazione significa infatti contenere il desiderio nei limiti del rispetto del generato ed evitare che si aprano problemi di difficile gestione, che darebbero luogo a forme di eugenetica e di discriminazione antropologica.
Qualcuno osserva che, impedendo la crioconservazione, qualora il primo impianto degli embrioni non riuscisse, la donna dovrebbe essere di nuovo sottoposta a stimolazione ovarica e ad una prassi molto invasiva.
Questo è vero: va però detto che se una donna non riesce a portare a termine una gravidanza con gli embrioni appena generati, ha ancora meno possibilità percentuale di riuscirvi con embrioni crioconservati: senza contare che, al momento del “decongelamento”, alcuni embrioni muoiono; senza contare che, resterebbe aperto il problema del che fare di quei figli allo stadio embrionale che rimanessero crioconservati.
Ma diamo qualche numero, indicativo.
Se teniamo conto che le stime più ottimistiche parlano di un successo del 25% di queste tecniche, e se applichiamo i criteri di questa legge, ciò significa che, per 100 coppie che si rivolgono alla procreazione extracorporea, verranno generati 300 embrioni e che di questi vedranno la luce da 25 a 40, tenendo conto di possibili parti gemellari.
Una quarantina di bambini nati contro 260 fratelli embrionali morti. Non solo: ma ci saranno anche 75 coppie che non avranno avuto alcun figlio.
Se accettassimo la logica della crioconservazione, i numeri diverrebbero ancora più significativi, perché per garantire almeno due cicli e tener conto dei possibili embrioni che muoiono al momento del decongelamento, si dovrebbe ipotizzare un minimo di 10 embrioni per coppia, cioè la generazione di 1000 embrioni per garantire la nascita di una quarantina di bambini.
I numeri sono solo numeri, ma qui abbiamo a che fare con persone umane, anche se allo stadio embrionale: e il dolore di perdere, per qualche patologia, un figlio allo stadio embrionale lo conoscono bene soprattutto le donne.
I desideri non sono diritti e i diritti servono per tutelare coloro che sono più deboli: vietare la procreazione eterologa significa tutelare il diritto dei figli alla loro identità biologica, che non può essere deliberatamente violata con la complicità dello Stato.
Tra l’altro, la procreazione eterologa priverebbe i figli anche della conoscenza degli eventuali fratelli nati con il seme o con l’ovocita dei cosiddetti donatori anonimi (che poi altro non sono che i genitori biologici che non si assumono i loro doveri sociali).
Il dibattito che si è consumato in Italia è stato viziato da un uso polemico e sconsiderato delle logiche di “appartenenza”: laici, cattolici, conservatori, progressisti e via dicendo.
Discussioni scomposte che non hanno certo permesso alla gente di entrare in merito alle ragioni di questa legge, che pone finalmente fine ad una situazione di anarchia, nella quale si sono moltiplicati i centri per la sterilità e i guadagni dei tecnici della procreazione.
Sullo sfondo restano comunque grosse questioni antropologiche, perché non si può sottovalutare il fatto che queste tecniche stravolgono l’atto umano della generazione e ci interrogano su quale immagine di umanità stiamo costruendo.Adriano Pessina
Cattedra di Bioetica Università Cattolica del S.Cuore Milano....non si può sottovalutare
il fatto che queste tecniche stravolgono l’atto umano della generazione
e ci interrogano su quale immagine
di umanità stiamo costruendo.
...Adriano Pessinaf. cr