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Una recentissima indagine sulla “diffusione dei farmaci in Europa”, eseguita dal prof. Oliver Schoffski dell’Università di Norimberga per conto della Federazione Europea delle Industrie e Associazioni farmaceutiche EFPIA, ha evidenziato enormi differenze nell’accesso ai farmaci innovativi fra i vari Paesi Europei.
L’EFPIA rappresenta i punti di vista comuni di circa 2000 Ditte Farmaceutiche che svolgono ricerca e produzione di prodotti medicinali per uso umano investendo risorse in maniera massiccia per sviluppare farmaci innovativi soprattutto per patologie complesse.
La ricerca, sviluppatasi nei confronti di 20 malattie come Alzheimer, artrite, asma, malattie cardiovascolari, depressione, diabete, epilessia, epatite C, HIV, sclerosi a placche, oncologia ed altre, ha evidenziato che pur essendoci farmaci efficaci e pur essendo disponibili in linea di principio per tutti i pazienti Europei, non tutti ricevono un trattamento sufficiente. In alcuni casi, i pazienti non sono curati affatto, in altri casi ricevono soltanto farmaci antiquati (con efficacia più bassa o con effetti secondari più severi), mentre i dosaggi prescritti possono anche essere troppo bassi per avere un effetto.
Tutto ciò dipende da vari fattori di cui il principale è di ordine burocratico, ma, nello studio del prof. Oliver Schoffski non si nascondono peraltro anche fattori legati alla stessa commercializzazione e prescrizione del farmaco. Diversi studi dell’Unione Europea, della Federazione Europea dell’Industria Farmaceutica (Efpia) e di Europe Economics (società di consulenza indipendente) dimostrano che, oltre al lunghissimo periodo di sperimentazione per arrivare a produrre il farmaco, la sua effettiva commercializzazione, anche quando abbia ricevuto un’autorizzazione comunitaria, differisce sensibilmente da Paese a Paese a causa di ritardi procedurali e burocratici di varia natura che possono giungere a toccare i quattro anni.


L’Italia - dove pure la situazione è sensibilmente migliorata negli ultimi anni - non fa purtroppo eccezione ponendosi spesso nella media dei ritardi registrati nell’U.E..
Si possono così produrre discriminazioni di fatto tra malato e malato a seconda del Paese di residenza. I pazienti si possono trovare infatti nell’impossibilità di utilizzare un farmaco innovativo più efficace di quelli già in commercio perché ancora non disponibile sul mercato per ritardi di natura burocratica.


Questo stato è talora aggravato, come osserva l’EFPIA dalla decisione di imporre note limitative della prescrizione medica per la rimborsabilità dei farmaci. Ma non è solo la burocrazia ad intralciare l’effettivo impiego terapeutico dei farmaci innovativi, molto spesso è la scarsa conoscenza del nuovo mezzo da parte dei medici, la difficoltà di reperire Centri specialistici per la diagnosi e cura della forma che favorisce la presenza di numerosissimi casi di diagnosi carenti od errate, così come è stato evidenziato e documentato nel rapporto dell’esperto di management sanitario dell’Università di Norimberga che ha illustrato a Bruxelles, lo scorso 21 gennaio 2003, la sua ricerca effettuata in 15 nazioni europee. Vi sono poi le miopi politiche dei prezzi e dei budget sanitari che contribuiscono in maniera vistosa ad una vera e propria discriminazione dei pazienti impedendo una corretta circolazione dei farmaci in tutta la Comunità Europea. Una più definita analisi dei dati disponibili rivela che i malati sono discriminati a seconda del paese in cui risiedono, perché spesso non possono godere dello stesso accesso ai farmaci in grado di prevenire o di trattare certe malattie.


A questo proposito va anche detto che il medico prescrittore, in genere, tende a non prescrivere un farmaco non coperto dal SSN.

La situazione varia a seconda dell’indicazione terapeutica che determina ulteriori discriminazioni in riferimento alla patologia sofferta dal paziente in un Paese particolare; ciò accade soprattutto quando, come ad esempio in Italia, lo Stato membro impone specifiche condizioni di rimborso selezionando alcune classi di farmaci soggette al rimborso ed escludendone altre, o sottoponendo il rimborso a determinate note limitative della prescrizione.

Chiaramente, tale discriminazione è contraria al diritto fondamentale dei pazienti che consiste soprattutto nel vedersi garantire la medesima qualità di trattamento come malati sofferenti di una stessa patologia, bisognosi però di farmaci diversi.
Purtroppo, il problema Europa si manifesta anche nel campo sanitario e l’indagine svolta dal prof. Schoffski ha evidenziato a chiare lettere che la fornitura di cure mediche e di medicine innovatrici ai pazienti è molto disuguale nei vari Paesi della Comunità.

E’ perciò auspicabile che si giunga presto alla costituzione di un’unica Autorità nel campo della Sanità, che si ponga l’obiettivo di annullare le distanze esistenti tra il trattamento terapeutico reale effettuato al letto del malato e quello ottimale al quale dovrebbe essere sottoposto sulla base delle conoscenze scientifiche già documentate ed accettate in sede Europea, ma ancora in itinere nei singoli Stati. L’esigenza della medicina di alta qualità deve avere un riconoscimento generalizzato che consenta di porre a disposizione di ogni paziente i mezzi più validi per le sue cure il più rapidamente possibile in tutta Europa

Amedeo Pavone

Amedeo Pavone