

La
Sanità italiana è una buona sanità a costi medio bassi. E il merito di questa
buona sanità va in gran parte ai nostri medici che sanno curare bene e sfruttare
nel migliore dei modi le possibilità diagnostico-terapeutiche loro offerte.
A questo proposito ricordiamo la frase di Ippocrate: “la medicina è fatta
di tre cose: la malattia, il paziente e il medico; quest’ultimo è il servo
dell’arte”, cioè il perno della medicina.
Dire
che la Sanità italiana è una buona sanità e che i medici italiani sono bravi
medici non sono infatti affermazioni di opportunità, ma affermazioni che derivano
dall’analisi dei vari indicatori, seppur con quelle riserve derivanti dai
dati statistici e ancor più se clinici.
Citeremo qui, solo, dei dati obiettivi.
La spesa sanitaria totale italiana valutata in percentuale sul prodotto interno
lordo è fluttuata da un 8% per 1990, a un 7,4 nel 1995 e nel 2001 si è attestata
all’8,4.
Va tenuto conto anche, nell’analisi di questo dato, dell’invecchiamento della
popolazione, l’aumento connesso della disabilità, oltre ovviamente i maggiori
costi di migliori e più sofisticate tecniche diagnostico-terapeutiche.
Le nostre speranze medie di vita sono salite in 10 anni da un 80,1
anni per le donne e 73,6 per gli uomini a 82,9 per le donne e 76,7 per
gli uomini. Nel 1980 erano di 77,4 per le donne e 70,6 per gli uomini.
Siamo secondi dopo il Giappone.
La mortalità infantile nel 1960 era del 43,9 per cento (la Germania
del 35 e la Francia del 27,5) ora è al 4,3, meglio della Germania 4,5
e della Francia 4,5. Spendono più di noi la Germania con 10,7, la Francia
con 9,5,gli Stati uniti con 13,9 e la Svizzera con 10,9. La Spagna spende
meno di noi con apprezzabili risultati.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità l’Italia è al secondo posto, dopo la Francia, per qualità e fruibilità delle prestazioni sanitarie.
Abbiamo
l’indice di vecchiaia più alto del mondo, la maggior speranza di vita
e la popolazione più anziana dell’Unione europea.
Certamente ha valore il nostro vecchio sistema sanitario, ma ripetiamo grosso
merito va anche e soprattutto ai medici che hanno contribuito validamente
nella riuscita.
.
