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Dal latino “certum facere” è nato quello che da anni ci accompagna in tutte le pratiche burocratiche che siamo obbligati a svolgere per le diverse incombenze della nostra vita quotidiana: il certificato.

Dalla nascita alla morte tutto deve essere certificato: la scuola, il lavoro, la residenza, il matrimonio, lo stato della propria famiglia e via di seguito.

Per il medico poi la certificazione da rilasciare non conosce limiti: si va dai certificati anamnestici per la patente e per il porto d’armi a quelli della gravidanza, del parto, della scuola e a quei certificati che riguardano l’idoneità fisica ad eseguire tutta una serie di attività.
Per la capacità lavorativa, poi, occorrono vari tipi di certificazione che vanno da quelli riguardanti l’idoneità a quelli riguardanti la malattia: l’inizio di malattia, il prolungamento di malattia e la ripresa lavoro. E’ su quest’ultima categoria di certificati che si indirizzano tutti gli strali dei media che sono pronti a scaricare sui medici l’accusa di certificazione compiacente per le decine di storture del mondo del lavoro.
Di recente, poi, le agitazioni del personale di bordo degli aerei che molto spesso hanno potuto dimostrare come piccoli gruppi di persone riescono a fermare una nazione con il solo sciopero della propria categoria, hanno creato un ulteriore vulnus nel sistema con la richiesta contemporanea di un giorno di riposo rivolta al proprio medico, adducendo i più vari motivi di indisposizione fisica, da parte di qualche centinaio di dipendenti ben organizzati.
Si è trattato di una forma di agitazione che, tra l’altro, è già oggetto di procedimenti disciplinari e di indagini da parte della magistratura, sia nei confronti del personale di volo dell’Alitalia, sia nei confronti dei medici che hanno rilasciato la certificazione di malattia.

Chiaramente la cosa è stata concordata ed ha potuto essere messa in atto proprio per il numero relativamente basso dei o delle richiedenti (per la maggior parte erano hostess di bordo) che, mescolandosi alla enorme massa di pazienti che quotidianamente affollano gli studi medici, hanno potuto facilmente dare ad intendere di essere affette da uno di quei banali malori passeggeri che, soprattutto nelle donne, affliggono molte pazienti obbligandole a brevi periodi di riposo. E’ certo che molti medici, presi nella morsa di un lavoro sempre più burocratizzato, non danno alla certificazione l’importante valore che l’atto riveste al momento della compilazione.
Uno dei procedimenti disciplinari più frequenti nei Consigli degli Ordini dei Medici è proprio quello sulle certificazioni. Uno dei casi più frequentemente affrontati nei procedimenti è quello della data del rilascio della certificazione che deve sempre e comunque corrispondere all’esatto momento in cui il medico vede il paziente. Talvolta il medico vede il paziente in un giorno diverso da quello in cui è insorto il malessere e, in buona fede, certifica la malattia apponendo la data del giorno di insorgenza e non quella del momento in cui ha visitato il paziente che, guarda caso, proprio quel giorno è stato visto in tutt’altre faccende affaccendato. Un altro procedimento disciplinare ricorrente nei Consigli degli Ordini dei Medici è quello relativo alla mancata presenza del paziente al momento del rilascio della certificazione perché, anche qui in buona fede, il medico ha certificato, senza averlo visitato ed anzi senza averlo neppure visto, la malattia del figlio, del marito, del padre, della moglie di qualcuno che il parente asseriva essere stato colto da malore ed essere a letto, mentre si trovava in posti ben diversi.
Purtroppo l’enorme mole di richieste che il medico è obbligato ad affrontare giornalmente, ha di fatto reso banale la compilazione di un documento che invece coinvolge in prima persona la responsabilità professionale, civile e penale del medico che, nel momento in cui compila il certificato, rende peraltro testimonianza di aver visto il paziente in quel giorno e in quell’ora con tutte le possibili conseguenze della falsa attestazione.
Recentemente se n’è discusso al Congresso Snami tenutosi a Trieste in una tavola rotonda in cui partecipavano magistrati, avvocati esperti in cause di lavoro, il procuratore della Corte dei Conti di Trieste, il Direttore dell’Istituto di Medicina Legale di Trieste e numerosi medici che hanno dibattuto i problemi inerenti la certificazione e la prescrizione medica. Dalla discussione è scaturita una totale confusione di Leggi e sentenze dei Tribunali Amministrativi Regionali, dei Tribunali Civili, dei Tribunali penali, della Corte dei Conti e delle varie Sezioni della Corte di Cassazione che hanno ampiamente dimostrato che in Italia non è facile capire come si possa fare a rispettare la Legge, soprattutto per quanto riguarda la prescrizione farmaceutica del Servizio Sanitario, senza rischiare di finire sotto processo.
Resta comunque il fatto che la certificazione va sempre compilata e rilasciata responsabilmente perché molto spesso si attaccano alla forma, non potendo entrare nel merito, e chi passa i guai è il medico che si è fidato del proprio paziente e non il lestofante che ha turlupinato il proprio medico di fiducia creandogli seri guai. Naturalmente, per quanto si cerchi di capire il perché del verificarsi di simili storture, resta il fatto che proprio in virtù della reciproca fiducia posta alla base del rapporto tra medico e paziente, nasce l’obbligo di accettare quanto asserito dal malato come veritiero da parte di un medico chiamato a curare una malattia e non ad accertarne la veridicità come accade per un medico fiscale.
Di qui l’esigenza, già rappresentata più volte agli Organi legislativi da parte dei medici dello Snami, di accettare una autocertificazione da parte del lavoratore indisposto per periodi brevi che possono andare da uno a tre giorni. In un’epoca in cui si è legiferato abbondantemente sul diritto del cittadino alla autocertificazione e alla privacy, potrebbe ritenersi più che sufficiente la parola di un dipendente che si assume in prima persona la responsabilità di dichiarare di essere affetto da una passeggera indisposizione, difficilmente accertabile da parte del proprio medico di fiducia, piuttosto che caricare il medico di un compito da esercitare compiutamente quando si tratta invece di una vera e propria malattia.